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Ecco come mi ha ridotto una crisi di mio figlio autistico

grazzi

Ho ricevuto stamattina dall’amica Graziella Lanzetta questa foto accompagnata da una frase: “Graziella dopo l’ultima crisi di Simone: questo è l’autismo”.

UNA CRISI IMPROVVISA

Ho sentito subito dopo Graziella che mi ha raccontato brevemente cosa era successo. Ieri pomeriggio, festa della Befana, lei e il marito Marco erano andati in macchina con Simone (il loro unico figlio che ha vent’anni ed è autistico) in giro a fare shopping. All’improvviso mentre erano fermi ad un semaforo rosso, il ragazzo ha innescato una violenta crisi comportamentale e senza che Graziella potesse far nulla per prevenirla, contenerla e possibilmente bloccarla si è scatenata nel peggiore dei modi. Simone che era nel sedile posteriore ha agguantato i capelli della mamma tirandoli con una forza disumana, una situazione che le mamme di tanti autistici conoscono bene.

SENTIVO I CAPELLI CHE SI STACCAVANO DALLA PELLE

Ho sentito un dolore terribile come se i capelli mi si stessero staccando dalla pelle – mi ha detto Graziella ancora sotto choc – è stato un momento atroce. Nel tentativo di sottrarmi alla violenza avevo aperto la porta della macchina e non riuscivo più a chiuderla. Mi sentivo male, mi mancavano le forze. Mio marito mi diceva di chiudere la porta perché doveva ripartire in quanto il semaforo era diventato verde e la gente dietro in fila suonava il clacson. Ero nel panico.   Per cercare di rallentare la presa mettevo indietro la testa e con le mani cercavo quelle di mio figlio e urlavo ma lui non mi sentiva.

ESSERE AGGREDITI DAI PROPRI FIGLI

Poi Marco o la divina provvidenza finalmente sono riusciti a bloccare il ragazzo. E lentamente la crisi è scemata, fino ad esaurirsi. Non è la prima volta che Graziella viene “aggredita” dal figlio. Uso questa parola perchè in termini tecnici quello che è successo viene definito  un “comportamento problema etero-aggressivo”. Le crisi sono la conseguenza di uno stato d’ansia incontenibile, tipico dell’autismo. Quando si scatenano possono comportare  anche reazioni auto-aggressive come forti e ripetuti colpi in testa, morsi tremendi alle mani, graffi scarnificatori, calci a porte, muri ecc. Lo stesso Simone ha sulle sue mani i segni indelebili delle crisi.

ORA HO PAURA A STARE CON LUI

Graziella è dolorante fuori ma soprattutto dentro. “Che dici mi devo comprare una parrucca adesso? – mi chiede ancora – ma sai il problema non è quello ma la paura che ho di mio figlio, di stare con lui perché ormai non so più come fare per contenerlo. Combattere una battaglia così è un’impresa.  Manda in giro la mia foto. Voglio che si veda che cosa vuol dire convivere con un figlio autistico”.

Non voglio aggiungere altro. La storia di Graziella e Simone si intreccia con mille altre storie che abbiamo raccontato, denunciato ecc. Continueremo a farlo nella speranza che serva a smuovere le coscienze di tutti, nessuno escluso.

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