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Cambia la scuola, cambia il sostegno. Via libera ai decreti attuativi

Teacher pointing to raised hands in classroom

La notizia potrebbe essere una svolta: cambia la scuola, con la pretesa di diventare “Buona scuola”. Ma soprattutto – questo in particolare ci interessa qui – cambia il sostegno. Come? Difficile dirlo con precisione, prima che sia reso pubblico il testo dei decreti attuativi della legge Buona scuola. Ma c’è anche la riforma del sostegno, appunto, tra quelli approvati sabato in Consiglio dei ministri. Una riforma di cui abbiamo parlato diverse volte in passato, interpellando esperti e associazioni perché ci aiutassero a immaginare la nuova figura di insegnante di sostegno che avrebbe visto la luce. Un tutor specializzato, ma condannato a vita al proprio ruolo di unico responsabile dello studente disabile o autistico? Oppure una responsabilità condivisa con tutti i suoi colleghi, grazie a una nuova modalità di formazione e aggiornamento? Un’ipotesi, quest’ultima, che conquistava decisamente più consensi. Ecco alcuni articoli che ora conviene andare a rileggere:


modernoscuola


Ora, in attesa di poter verificare nel dettaglio quale strada sia stata intrapresa, ci atteniamo alla sintesi divulgata dall’ufficio stampa del ministero dell’Istruzione, che riportiamo di seguito solo nelle parti che qui ci interessano maggiormente. Innanzitutto, quali sono gli otto decreti approvati?

  • il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
  • la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità;
  • la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
  • l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
  • il diritto allo studio;
  • la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
  • il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
  • l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

E per quanto riguarda in particolare il decreto su “Inclusione scolastica”, esso prevede:

Semplificazione e snellimento delle pratiche burocratiche, maggiore continuità didattica e formazione del personale docente e della comunità scolastica, costruzione di un progetto di vita che coinvolgerà più attori della società che collaborano in rete.Sono questi i punti cardine del decreto sull’inclusione scolastica, provvedimento che propone un cambiamento culturale mettendo al centro le alunne e gli alunni con disabilità, per i quali la scuola, coinvolgendo tutte le sue componenti, elabora un progetto educativo individuale.

Non sarà solo la gravità della disabilità a determinare le risposte offerte delle alunne e degli alunni: si cercherà di determinare in senso più ampio i loro bisogni. L’attività di presa in carico degli alunni sarà più condivisa: la scuola fornirà al nuovo Gruppo di Inclusione Territoriale il Piano di inclusione, la valutazione diagnostico-funzionale e il progetto individuale per l’alunno che costituiranno la base delle richieste all’Ufficio scolastico regionale.

Insegnanti di sostegno più formati e preparati, poi, grazie a una formazione iniziale che prevede l’obbligo di 120 crediti formativi universitari (cfu) sull’inclusione scolastica (non più 60 come è oggi) per tutti i gradi di istruzione, 60 prima del percorso di specializzazione e 60 durante,  (il doppio rispetto ad oggi). Tutti i futuri docenti avranno nel loro percorso di formazione iniziale materie che riguardano le metodologie per l’inclusione e ci sarà una specifica formazione anche per il personale della scuola, Ata compresi.

 

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