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Appello di Faraone a Zaia: non lasci sola la famiglia del bambino autistico di Rovigo

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Nella vicenda della famiglia del bambino autistico di Rovigo, sfrattata all’inizio della settimana, si fa sentire anche la voce del sottosegretario alla salute Davide Faraone che lancia dal suo blog personale un appello, diretto al sindaco, Massimo Bergamin e al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Si chiede un intervento immediato per consentire al bambino di tornare a scuola e alle sue abitudini, fondamentali data la condizione in cui si trova. La richiesta arriva mentre persiste, al contrario, l’assenza delle istituzioni locali verso i due genitori. Come ci riferisce l’ uomo sfrattato  Carlo Baratella, che denuncia inoltre un inquietante tentativo di screditare la sua famiglia attraverso i media, quasi per far passare l’idea: “se non sono stati aiutati la responsabilità non è dell’amministrazione ma della famiglia stessa.” Intanto i giorni passano e David sta perdendo preziose ore di scuola.

Non si chiedono privilegi o corsie preferenziali, ma semplicemente una possibilità per ritornare ad occuparsi della sua famiglia con il proprio lavoro: Carlo Baratella è un cittadino e come tale è alle istituzioni che si rivolge.”

Il sottosegretario alla salute Davide Faraone, lo scrive nel suo blog dopo aver parlato con il padre di Rovigo costretto, lunedì scorso, a lasciare la casa in cui si trovava con la moglie e il figlio di 4 anni autistico. Faraone si rivolge direttamente alle istituzioni coinvolte. “Faccio mio il suo appello affinché il Sindaco di Rovigo Massimo Bergamin e il Presidente della Regione Luca Zaia intervengano con celerità per trovare una soluzione adeguata, nessuna scorciatoia o occhio di riguardo, ma il giusto sostegno ad una famiglia in difficoltà che chiede di poter vivere dignitosamente.”

Un intervento che si spera riesca a scuotere chi invece pare continuare a disinteressarsi delle sorti di questa famiglia.

“Proprio mentre ero al telefono con la segreteria di Faraone mi trovavo negli uffici del comune. Cercavo di parlare con il sindaco. Solo quando ho detto che dovevo dare i riferimenti al sottosegretario mi hanno dato il numero della segreteria di Bergamin. Mi avevano già risposto che non c’era.” Carlo Baratella fa ormai il pendolare, quasi ogni giorno, da Ferrara dove ha trovato una sistemazione per la sua famiglia a casa della sorella e Rovigo dove cerca di avere risposte e soluzioni per far tornare a scuola suo figlio.

“E’ la mia unica preoccupazione, ho il terrore che se perde altri giorni, non voglia più andare nell’unico luogo che ci ha accolto ed aiutato in città. Mi ha fatto piacere che finalmente un rappresentante delle istituzioni si sia interessato soprattutto alle sorti di mio figlio, finora continua solo tantissima solidarietà, dalla Sicilia alle Alpi, da parte dei cittadini comuni. La politica tace o peggio: parla male.

Al silenzio, nel quale forse qualcuno si augurava rimanesse tutta la storia, si stanno affiancando rumorosi interventi sugli organi di stampa locali da parte di chi avrebbe dovuto occuparsi di questa famiglia in maniera diversa.

“L’assessore alle politiche sociali sta divulgando notizie private che non dovrebbe far circolare e le sta usando per screditarci, quasi per dimostrare che è colpa nostra se non ci hanno aiutato. Ha raccontato che noi eravamo in una casa che era stata affittata a mia madre, ma non ha detto che eravamo lì, in un appartamento piccolo e fatiscente, dopo essere già stati sfrattati da un’altra casa e aver chiesto aiuto, senza riceverne. Si trincera dietro la mancata presentazione di un documento circa una mia proprietà che mi impedirebbe di accedere alle graduatorie delle case popolari. Non dice però che per mesi mi hanno fatto presentare tanti documenti e che comunque io volevo solo una casa parcheggio per un mese e mezzo,giusto il tempo di potermi permettere un affitto. “

Il clima sembra diventare sempre più ostile: invece di rispondere con interventi concreti lo si fa con quelle che possono apparire sottili calunnie quando non singolari operazioni mediatiche.

“Un mio amico l’altro giorno mi ha chiamato e si è complimentato per il mio intervento in radio in un confronto con il sindaco. Io però non avevo partecipato a nessuna trasmissione. Il mio amico si è stupito perchè questo presunto “me” sapeva tante informazioni dettagliate sulla nostra storia. Cercherò di capire meglio con un avvocato.Di certo io con il sindaco non ci ho mai parlato, con o senza microfono.”

Eppure Massimo Bergamin è un primo cittadino molto popolare, spesso in tv, a suo agio nel dibattito come pure nello scontro per le sue idee non proprio progressiste sulla convivenza con gli stranieri. Preoccupa per questo come qualcuno che si nasconde dietro profili falsi stia cominciando a mandare messaggi a Amalia, la mamma di David, attaccandola perchè non italiana e quindi senza diritto ad avere una casa.

In mezzo rimane sempre e comunque il bambino, allontanato dalla sua quotidianità, dai suoi amichetti e dalle amate insegnanti.

Scrive il sottosegretario Faraone:

“Le istituzioni non abbandonano, ascoltano e individuano soluzioni. Una vera pecca e forse un atto burocratico figlio di una certa superficialità che ha sradicato un bambino che, nonostante tante difficoltà, era riuscito ad inserirsi in un contesto sociale e scolastico che lo aveva saputo accogliere, con ottimi risultati, come sostengono i medici che lo seguono. Purtroppo c’è stata qualche disattenzione di troppo che ha costretto l’intera famiglia a trasferirsi come ospiti da parenti, con la conseguenza che il bambino ha perso ogni punto di riferimento: la sua casa, la sua scuola, i compagni di classe. Chi conosce l’autismo sa quanta importanza riveste la “continuità” degli affetti e degli spazi.”

Carlo e la sua famiglia vorrebbero solo questo dalle istituzioni, non pretendono scuse per un passato ed un presente “distratto”, ora basta loro un piccolo segnale, l’aiuto di una casa parcheggio per un mese e mezzo, il tempo per potersi prendere un appartamento con le proprie forze. Nulla di più.

“Ci tengo a ribadirlo, non vogliamo altro. Noi teniamo alla nostra dignità, non pretenderemo mai ciò di cui non abbiamo diritto. I poliziotti che erano presenti allo sfratto, tanti quanti non credo fossero proprio necessari, sono rimasti colpiti dal nostro comportamento. Non abbiamo gridato, ci siamo sbrigati a prendere le nostre cose e uscire. Una poliziotta si è quasi commossa. Il Prefetto, le forze di polizia e i vigili sono state le uniche figure che ci hanno mostrato la faccia comprensiva e solidale delle istituzioni. Ed ora il sottosegretario: speriamo che il suo appello venga accolto. Il Presidente Zaia, durante la giornata mondiale dell’autismo, ha promesso il suo impegno affinché gli autistici e  le loro famiglie non vengano lasciati soli, spero lo mantenga.”

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