Autismi & Autistici

Le confessioni segrete di una sottotitolatrice di Boston

titolatrice

Avevamo posto la nostra fiducia in Marina Viola. Le avevamo affidato il delicatissimo compito della versione in inglese del nostro #Tommyeglialtrifilm. Le avevamo chiesto di firmarci un impegno di riservatezza totale su quello che avrebbe visto e ascoltato durante il suo difficile lavoro. 

Ella purtroppo non resistette alla tentazione divulgatrice e abbiamo documentazione di come fece trapelare dall’Ambasciata italiana a Boston alcune delicatissime anticipazioni sul film. In particolare stanno per sua responsabilità circolando immagini che avevamo deciso di tagliare dalla versione definitiva per il loro alto contenuto di drammaticità (es scena dal barbiere). 

Non ci resta a questo punto che ripubblicare quanto già circola ovunque. 


tito Vi scrivo dal bunker dell’ambasciata italiana di Boston, per anticipare alcune cose sul film di Nicoletti sull’autismo, perché certe cose mica le può fare solo Wikileaks. O sbaglio?

Ingenuamente, il noto giornalista italiano e il regista del documentario TOMMY E GLI ALTRI Massimilano Sbrolla mi hanno proporso, in gran segreto, di curare i sottotitoli in inglese del loro lavoro. Mi hanno fatto giurare sulla testa del mio gattino Margot, a cui tra l’altro non sono neanche così affezionata, di non condividere con nessuno al  mondo e per nessun motivo informazioni sull’opera.

Ma ci sono cose che il pubblico deve sapere, e a costo di sacrificare la piccola e innocente Margot, sento che sia mio dovere avvertirvi su quanto tra poco andrete a vedere in tutti i cinema italiani e all’estero (speriamo, almeno, dato il mio incessante lavoro di traduzione). Ho deciso, per pudore, di non pubblicare le migliaia di email compromettenti che io, Nicoletti e Sbrolla ci siamo mandati, perché a tutto c’è un limite.

La prima considerazione importante che mi viene da fare sul film è che non è per niente retorico, ma anzi propone senza filtro alcune storie di ordinaria difficoltà. Sono la schiettezza delle immagini, la semplicità delle parole e la profondità di alcune osservazioni di Gianluca Nicoletti a rendere il film estremamente toccante. Prima di vederlo per la prima volta pensavo, nella mia presunzione, di conoscere bene l’autismo le condizioni a volte disastrose di alcune famiglie che vivono quotidianamente con teppautistici adulti, per cui non ero preparata all’eventuale stretta al cuore che avrei provato.albero

È facile cadere nella retorica del “poveri noi”, è facile strappare lacrime di coccodrillo mostrando famiglie in difficoltà e ragazzi bellissimi limitati in qualche modo da una condizione difficile come l’autismo. È molto più difficile, invece, commuovere senza cercare di farlo, raccontando cioé in modo onesto cosa c’è dietro la porta di casa di tante persone: c’è orgoglio, c’è stanchezza, c’è ormai poca speranza per un futuro dignitoso per tutti e non solo per chi è nato con tutte le rotelle a posto. E infatti questo non è un film per le persone che vivono queste difficoltà: è per quelle che non ne sanno nulla, quelle che pensano che sia un problema degli altri, che la mancanza di servizi, di fondi e di informazioni scientifiche sull’autismo siamo temi che riguardano solo noi e le nostre famiglie. Invece queste lacune sono responsabilità di tutti, perché riuscire a creare un futuro dignitoso per tutti rispecchia il grado di civiltà di una nazione.

Un’altra osservazione che mi viene da fare è che curando la traduzione, mi tocca guardare il film frase per frase per soffermarmi su tutte le parole dette dai protagonisti del documentario. Riesco, guardandolo così lentamente, quadro per quadro, a assaporare anche le parole non dette, quelle dei teppautistici seduti di fianco ai loro genitori, intenti a raccontare la loro storia. Ecco, sono quelle parole non dette, quegli sguardi che sembrano quasi assenti ma che invece dicono tutto il resto, che mi colpiscono profondamente. È un film da vedere più volte, per coglierne i diversi livelli di comunicazione. Gli stessi livelli di comunicazione che ha l’autismo, tra l’altro: fatto di poche parole e di tante immagini.

Poi non c’è nessun giudizio, negativo o positivo da parte di Nicoletti nei confronti degli altri genitori, anche di quelli che hanno fatto scelte diverse da quelle che ha fatto lui. C’è affetto e comprensione per tutti, anche se una dei messaggi più importanti del film è il tentativo di dirigere il discorso ‘autismo’ su concetti scientifici e di abbandonare credenze popolari e tentativi di curare i propri figli.

Siccome ormai dandovi certe informazioni, ho rischiato la mia vita e la vita di un povero felino innocente, tanto vale svelarvi un aspetto che vi esploderà davanti agli occhi quando avrete la fortuna di guardare il film: il rapporto fra Gianluca Nicoletti e suo figlio Tommy è di parità.  Nicoletti parla di suo figlio non come di un angelo benedetto da una disabilità, ma come di una persona che, come tutte le altre persone, è riuscito barbierea fargli capire molte cose sulla vita, sia belle che spaventose. È un tabù da sfatare quello dei ragazzi disabili come di esseri da conservare sotto vetro.

Ed è anche da sfatare l’idea che noi genitori siamo in qualche modo ‘tanto bravi’: come dice Nicoletti, nessuno se l’è cercata questa vita intrisa di difficoltà, e se avessimo potuto scegliere, forse non avremmo deciso di seguire questo percorso.

Eppure rimaniamo comunque stupiti di come questa esperienza ci abbia portato in luoghi che non conoscevamo, ci abbia in qualche modo mostrato un universo parallelo. A mio parere questo è l’aspetto del film più bello, quello in cui mi sono più immedesimata.

Ultimo o commento sul film e poi devo chiudere che cominciano a insospettirsi: poco sesso e nudità, purtroppo. E niente droghe, se non alcune pastiglie prese da Tommy prima di cena. Per cui, nella scena del barbiere, non perdetevi il poster della donna nuda appeso al muro, unico momento sexy del film.

Addio.

(MARINA VIOLA)

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