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Hallelujah, a Natale siamo tutti buoni e autistici

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E’ innegabile: solo i cuori di pietra non si sciolgono davanti alla piccola Kaylee Rodgers, bambina autistica irlandese che, con voce di angelo, esegue Hallelujah davanti al coro dei suoi compagni. Anche per questo Natale abbiamo la strenna compassionevole virale!

Kaylee è bellissima, guarda verso il cielo e non dà cenno alcuno della condizione che la affligge. Perfetta per ricordare al mondo che esistono problemi gravi, bambini sfortunati senza però eccedere nella crudezza delle immagini anzi…

Poveri i barboni vestiti come l’anziano babbo che suonano strumenti improvvisati agli angoli delle strade, neanche se li riprendesse Ken Loach potrebbero battere il piccolo usignolo di Donaghadee.



Sembra vederle le signore con le mani al petto che mostrano ai figli la celestiale esibizione dopo aver detto loro di non frequentare troppo il compagnuccio strano che hanno in classe; zie e zii compunti ed emozionati, dimentichi di non aver invitato l’imbarazzante nipote che non dice una parola e magari sul più bello fa volare tutti i piatti dalla tavola.

Autismo è bello se canta come la Streisand in miniatura, in mondovisione. Due minuti che fanno persino credere che Leonard Cohen, buonanima, possa fare i miracoli e guarire l’inguaribile.

Nessuno nega le potenzialità che la musica e il canto possano avere sui ragazzi autistici, esistono, in realtà pochi e spesso costosi, laboratori di musicoterapia a dimostrarlo. Ciò che stride in questa bella storia, degna di un romanzo della O’Brien, è l’iprocrisia con la quale ci si accosta e si utilizza anche l’autismo per mostrare una realtà che non esiste.

Se si va a leggere la storia di Kaylee non è un cartone animato: la scuola dove si svolge il concerto, la Killard House è un istituto che segue ragazzi con bisogni educativi speciali dove lei è arrivata che non voleva nè parlare, né leggere, nè stare insieme ai suoi compagni. Gli stessi che infatti non seguono l’idilllio del canto durante la sua esibizione: c’è chi guarda altrove, chi sbadiglia, chi vuole scappare. Non è la scuola di tutti e per tutti che è riuscita ad includere la bambina autistica e a infonderle la forza per superare le sue difficoltà. Quel miracolo non riesce a farlo nemmeno Cohen. Kaylee tornerà a casa e ci sono buone probabilità che il suo Natale sia come quello di tante famiglie con autistici, solitario e angoscioso, con la voglia che passi presto per non dover analizzare troppo le differenze con quello che circonda.

“Basta che se ne parli” potrebbe obiettare qualcuno, ma si potrebbe aggiungere anche “Basta che non ci si prenda in giro!” Nei saggi e nelle recite è più frequente che i nostri ragazzi vengano esclusi. Se proprio c’è lo spirito di solidarietà nel cuore: dopo aver pianto con il video si rimanga ancora un po’ davanti al computer e ci si vada a documentare. Si provi a capire, anche tenendo Hallelujah di sottofondo, cosa significa essere autistici, avere figli autistici nel nostro paese e non solo. Magari si provi anche a chiamare quel cugino che per via del bambino non si è voluto a tavola.

Ma no… meglio pensare che sia stato sufficiente postare il video, ammiccando all’insensibilità di chi non l’ha fatto. Il beau geste natalizio per tutti quei poverini autistici che “però che voce!”. Alla faccia di quel barbone di Babbo Natale!

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