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Quattro autistici in crociera, arriva il docu-film sardo

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Autistici in crociera è un’esperienza che ho vissuto personalmente molti anni fa affrontando velleitariamente sette giorni di navigazione nel blu del Mar Mediterraneo con diverse soste in amene località della terraferma insieme a mio figlio teppautistico Tommy (all’epoca undicenne) e al suo saggio e prezioso fratello Filippo di due anni più grande. Per me fu un’avventura faticosa, una singolar tenzone tra i ritmi gaudenti e festaioli dei naviganti e le tremila fisime, fobie e ansie innescanti inevitabili comportamenti problemi del passeggero autistico. E’ andata (e per certi versi anche bene) ma senza l’aiuto di qualcuno e soprattutto nell’indifferenza e incapacità del personale d’animazione a bordo, di solito, preposto al conforto dei passeggeri in difficoltà (della serie “arrangiati da sola”) io la sconsiglierei a qualsiasi mamma.

Ecco perché mi ha colpito la notizia di un docu-film che s’intitola “In alto mare” e  che racconta l’esperienza di quattro famiglie con figli autistici a seguito a bordo di una nave crociera. Presentato in anteprima pochi giorni fa a Oristano presso il Centro Servizi Culturali UNLA “In alto mare”realizzato da Gabriele Meloni e Marco Spanu ha già in programma 14 presentazioni in giro per l’Italia (la prossima il 26 novembre a Torino). Il film è nato dalla collaborazione di tre associazioni che operano in Sardegna: Diversamente Onlus, costituita da familiari di persone affette da autismo, Inmediazione, che si occupa di cinema e teatro nel sociale, e Marraiafura, che si occupa di partecipazione e sostenibilità.
Lo scopo del documentario, a detta degli autori,  è far conoscere l’autismo e diffondere una maggiore consapevolezza sulle problematiche connesse attraverso le vicissitudini dei genitori di quattro ragazzi autistici, Marco, Federico, Angelica e Danilo a bordo di una nave da crociera. Un’esperienza impegnativa da affrontare per chi vive nell’autismo e per chi deve traghettare i propri figli autistici nel mondo dei cosiddetti “normodotati” e che ha messo a nudo tanti momenti di fragilità ma anche di profonda intimità.
“Realizzare questo documentario è stato molto impegnativo, sia dal punto di vista operativo che emotivo – racconta Gabriele Meloni, uno dei due registi – un’esperienza unica che ci ha toccati nel profondo. Solo chi ha l’opportunità di vivere a stretto contatto con chi soffre di questo disturbo può comprendere la forza di queste famiglie e l’amore che le tiene unite”.

La realizzazione del film è stata finanziata in parte anche da  100 sostenitori che hanno aderito alla campagna di crowdfunding condotta lo scorso anno sulla piattaforma indiegogo.


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