Adulti, Fanta-autismo

Noi padri di autistici potenziali assassini dei nostri fragili figlioli

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Riporto anche in questo spazio una mia riflessione pubblicata da LA STAMPA del 9 novembre. E’ quello che mi sono sentito di scrivere a commento della vicenda del padre di Novara che ha ucciso il figlio autistico di cui abbiamo dato notizia due giorni fa.  C’è chi mi ha scritto di averne capito il senso pur con condividendo il problema, chi invece mi ha espresso raccapriccio quasi il mio pensiero fosse interpretabile come una giustificazione all’omicidio. Ma può sembrare possibile che io giustifichi e consideri “normale” la soppressione di un figlio perchè si ha paura  di pensarlo solo? Ho semplicemente scritto quello che ogni tanto è passato anche a me per la testa come pensiero molesto, quello che tutte le persone come me almeno una volta mi hanno detto. Ma è chiaro che lo diciamo perché mai ci succeda, perchè pensiamo che esiste sempre qualcosa di orribile al  fondo di ogni rassegnazione. Lo diciamo per incoraggiarci a vicenda per continuare a combattere, ogni giorno con il coltello tra i denti, ogni giorno capaci di inventarci qualcosa. 


Nemmeno ricordo quante volte ho sentito dire da un genitore di ragazzo autistico che mai permetterebbe al figlio di sopravvivergli. Lo dicono spesso e con pudore, ma consapevoli che sia comunque una scelta possibile. Lo dicono solo a chi con certezza possa capirli, che alla fine sono solo quelli con cui dividono il problema.

E’ proprio così. E’ una storia che ci diciamo tra noi, ogni altra persona a sentirla ci rimarrebbe male, penserebbe che siamo depressi, che abbiamo qualche problema psichiatrico, che dovremmo farci vedere…

Invece no. E’ la lucida e disperata scappatoia da un pensiero che ci tormenta l’esistenza. Che sarà mai di lui, così fragile, quando non ci saremo più noi a sbatterci ogni minuto per la sua impalpabile felicità?

 Qualche volta lo penso anche io.

Accade proprio nei momenti in cui quel figliolo con tanti problemi lo vedo sereno. E’ strano ma pensarlo non atterrisce più di tanto, anzi mi da quasi un senso di leggerezza, considero che sarebbe bello restare sempre assieme, senza angustie senza afflizioni senza paure.

 Ma diciamo la verità, lo pensiamo tutti noi genitori di figli indicibili. E’ la nostra maniera di esorcizzare il presente che non cambia. Ci dissolve ogni inquietudine immaginare di fare un salto assieme da un’altra parte. E’ di sicuro una sconfitta, ma in certi giorni ci viene da pensare che può essere anche una soluzione.

Poi magari invece ci viene voglia di ributtarci nella mischia quotidiana, di inventarci ancora qualcosa, di non mollare. Però il tempo passa anche per noi. E un tempo vigliacco, perché invece di allontanarci dai figli ci avvicina sempre più a loro. Diventiamo fragili come loro, svampiti come loro, sempre più soli come loro. Ci si rende conto di non essere più all’altezza del proprio compito, di non essere eroi eterni e invincibili.

Ecco perché poi si legge che qualcuno alla fine lo fa veramente, come ieri a Vespolate papà Pietro con Andrea, che non sopportava più vedere strapazzato dalle convulsioni che nessuna medicina poteva alleviare.

Prima di lui sono stati tanti a strozzare, scannare, affogare per troppo amore la persona per cui si è consumata ogni energia. E’ un pensiero crudele, ma assicuro chi legge e magari s’indigna, che ci accompagna con costanza. E’ uno di quei pensieri che non si vorrebbe mai avere a zonzo per la testa.

A volte saltella dietro alle nostre orbite come un’emicrania. Altre invece ci sembra persino impossibile averlo lambito, magari quando ci capita una quelle belle giornate in cui lui è tranquillo e magari ti sorride pure, o ti tiene una di quelle suo manone appoggiata sulla fronte, in una carezza che ti fa sprofondare.

Certo è che questo è inutile raccontarlo a chi confida nella Provvidenza, a chi fa le leggi sul dopo di noi, a chi protesta e ci rimbecca, perchè dovremmo informarci meglio sulle sue “belle strutture di accoglienza”. Sono quelli che si accorgono di noi padri potenziali sterminatori di figli disabili, sempre e solo, quando accenniamo alle redditizie discariche per esseri umani che costellano i nostri peggiori incubi.

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