Fanta-autismo

La voce del possibile autismo di Barron Trump

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Sta girando con insistenza in rete  l’ipotesi che Barron Trump, figlio di 10 anni del Presidente degli Stati Uniti, possa presentare dei tratti che potrebbero farlo supporre come persona nello spettro autistico.  Qualcuno già bolla la diceria come “bufala”, altri la usano per stabilire un nesso con la campagna antivaccini del padre, altri, come Marina Viola da Boston, riflettono su questa voce cercando il più possibile di circostanziarla. Marina quindi ci racconta la storia, senza peraltro nascondere la sua posizione personale rispetto alla vittoria di Trump.

E’ chiaro che nessuno intende dare credito a diagnosi fatte “a occhio”, tanto meno attribuire a un ragazzino un problema come l’ autismo senza averne nessuna ammissione ufficiale. E’ comunque un dato rilevante che di questo si parli ed è giusto che ci si aspetti una conferma o smentita  di questa ipotesi. Non è indifferente saperlo dal momento che Donald Trump in campagna elettorale si è lasciato andare a dichiarazioni sull’ autismo che fanno venire i brividi.

Non sarà indifferente nella percezione generale delle famiglie riguardo alle teorie fanta autistiche che il Presidente degli Stati Uniti le possa fare ufficialmente sue. Al contrario, se anche fosse vero che uno di noi autistici sarà presto un inquilino alla Casa Bianca,  sarebbe, nella corretta visione del problema, una grande occasione di orgoglio per tutti noi.

Se posso esprimere un mio parere personale dalla sola osservazione delle foto e dei video si può concludere oggettivamente solo che si veda un bambino, giustamente, stanco e provato da un momento familiare sicuramente “intenso” come la vittoria alla corsa per la Presidenza. (GN)

vedi anche: L’epidemia dell’autismo per Trump


Quel martedì sera, quando tutti noi eravamo davanti alla televisione ottimisti, sicuri che Hillary Clinton avrebbe vinto, rimarrà nella storia per generazioni. Cercheremo di dimenticare lo champagne lasciato lì in frigorifero, vicino al cibo ormai scaduto, di fianco al senso di colpa che si ha quando si spreca qualcosa, i sondaggi del New York Times e di altre testate che davano sicura la vittoria storica di una donna, le discussioni politiche, l’inadeguatezza di avere un candidato come Donald Trump, che è l’equivalente di un Briatore o di un Mora italiano. Tutto il mondo pensava che il candidato repubblicano, quello che fa l’occhiolino al Ku Kux Klan e all’ideologia neo nazista della supremazia bianca, diventasse solo un brutto ricordo, un rutto da cercare di trattenere nel quotidiano vivere degli statunitensi. Invece quel fatidico martedì di novembre tutto è diventato realtà, un’altra brutta cosa che a cui dobbiamo abituarci mentre ci tappiamo il naso. Perché non ha soltanto vinto Donald Trump, quella sera. Ha vinto la parte dell’America più bigotta, più ignorante, più razzista. Hanno vinto il machismo e l’intolleranza.

Sono tantissime le categorie di persone che Donald Trump ha offeso durante la sua campagna elettorale: i musulmani, i latino-americani, le donne, che vorrebbe molestare perché, dice è più forte di lui e quando vede una bella donna vuole metterle la lingua in bocca e le mani nelle mutande. E poi i disabili. Li ha derisi, durante quella famosa conferenza stampa in cui un giornalista portatore di handicap avrebbe voluto fargli una domanda scomoda e lui lo ha preso in giro davanti alle telecamere di tutto il mondo.

Per noi che abbiamo figli disabili, che vuol dire vulnerabili e marginalizzati, è stato difficile guardare quel video. E per noi che prendiamo per scontato che la vita dei nostri figli potrà essere dignitosa grazie ai servizi finanziati dal governo federale, che con questa vittoria verranno certamente tagliati, avere un presidente come Donald Trump diventa una seria preoccupazione, di quelle che ti fanno fissare il soffitto di notte, a cercare di trattenere il panico.

Ma c’è di più.

Dopo aver analizzato il comportamento del figlio minore di Trump, Barron, durante la campagna elettorale e durante l’annuncio della vittoria presidenziale, ci sono voci sempre più numerose convinte del fatto che il ragazzino presenti dei chiari tratti autistici. Quando Trump annuncia trionfante la sua vittoria, alla sua destra si vede Barron impacciato, confuso, che mostra pochissima empatia. La sua reazione a un momento così grande invece che euforica, è di ragazzino perso, distaccato, assente.

Mostra anche dei tic abbastanza evidenti e quando viene toccato dal padre, si distacca immediatamente da lui, come se non tollerasse il contatto fisico. Ci sono immagini che mostrano come il piccolo Trump applaudire senza toccarsi le mani, ma facendo un gesto peculiare. Sembra, in poche parole, uno dei nostri figli, trascinato in una situazioni più grande di lui senza essere preparato o accompagnato.

Le supposizioni su un suo possibile autismo stanno trapelando da tutte le parti, validate anche da alcune dichiarazioni di Trump e della moglie Melania. Donald spiega di come ha visto con i suoi occhi un bambino ‘perfetto’ cambiare dopo dosi massicce di vaccinazioni, e si schiera con quelli che pensano che le vaccinazioni possano causare autismo. Dice in un’altra occasione che suo figlio non fa altro che stare davanti ai computer, ignorando completamente tutto quello che gli gira attorno. Melania, con il suo accento dell’Est e il suo chilo di trucco, ci spiega di come i vaccini siano pericolosi e di come suo figlio Barron voglia sempre mettersi gli stessi vestiti, non gli piaccia stare in mezzo alla gente e sia un ragazzo ‘particolare’. Dice anche che vuole iniziare la sua carriera da First Lady combattendo il bullismo.

Certo, sono queste diagnosi che hanno il tempo che trovano, ma è anche vero che noi che di autismo ne sappiamo non possiamo fare a meno di essere d’accordo se non altro su alcune delle osservazioni fatte.


IL VIDEO CHE STA GIRANDO CON I POSSIBILI SEGNI DI COMPORTAMENTO AUTISTICO DI BARRON TRUMP


Se tutto ciò è vero, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti ci sarà un ragazzo autistico alla Casa Bianca. Potrebbe essere davvero un’occasione unica per mettere in primo piano l’autismo e le sue strane caratteristiche. Sarebbe bello se se ne parlasse in modo scientifico, se si riuscisse davvero a rendere l’autismo una sorta di normalità, un modo di vivere piuttosto che qualcosa da nascondere o da curare. Sarebbe bello se attraverso l’esperienza della famiglia Trump si riuscisse davvero a spalancare delle porte importanti per tutti noi. Se potesse diventare un esempio di come educare le persone nello spettro, di renderle partecipi di una realtà consona ai loro bisogni.

Purtroppo, considerata la posizione di Donald Trump su tanti dati scientifici, per esempio sulla ormai pericolosa distruzione del nostro pianeta a causa dell’inquinamento, che lui crede non sia altro che uno stupido complottismo lanciato dai cinesi per limitare la produzione di materiali inquinanti, ho pochissima fiducia in questa amministrazione su tutto ciò che ha a che fare con la ricerca scientifica. Se poi si comincia già a dire che è tutta colpa dei vaccini, allora vedo un futuro davvero buio per tutti noi, un ritorno a un passato imbarazzante e ignorante.

Spero soltanto che Barron Trump, se teppautistico anche lui, riesca, a modo suo, a vivere il suo stato con dignità e fierezza, e che non sia invece tenuto nascosto e trattato come una persona che era ‘perfetta’ ma poi, dopo i vaccini, cambia, come a dire che perde la sua perfezione e diventa autistica.

Marina Viola

Leggi Pensieri e Parole, il mio blog:
http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

Le precedenti corrispondenze di Marina Viola da Boston

Questa è la sua storia: dal 1991, da quando cioé ha deciso di vivere con il suo fidanzato Dan. La loro prima casa era nel New Jersey, dove ha preso una minilaurea in grafica pubblicitaria. Ha tre figli: Luca, che ha quasi diciannove anni, ha una forma abbastanza drammatica di autismo e una forma strana di sindrome di Down; Sofia, che ha sedici anni ed è più bella di Liz Taylor, è un genio del computer e prende sempre cinque meno meno in matematica; Emma, che di anni ne ha solo otto, ma che riempie un silos con la sua personalità. MarinaViola odia le uova perché puzzano, ma per un maron glacé venderebbe senza alcun senso di colpa tutti e tre i figli. Ha una laurea in Sociologia presso Brooklyn College, l’università statale della città di New York. Da qualche anno tiene unblog in cui le piace raccontare alcuni momenti della sua vita. Ha scritto settimanalmente sul sito della Smemoranda (smemoranda.it) dell’America vista però in modo sarcastico e ironico.

A giugno del 2013 è uscito il suo primo libro, “Mio Padre è stato anche Beppe Viola”, edito da Feltrinelli. Nel suo secondo, “Storia del Mio Bambino Perfetto” (Rizzoli, 2014) racconta di Luca e dell’autismo.

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