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"Ti aiuto a soccorrermi." Vigili del fuoco e autistici insieme per conoscersi durante le emergenze

ti-aiuto-a-soccorrermiCostruire un percorso di formazione e preparazione pratica per rapportarsi agli autistici e alle loro famiglie durante le emergenze. Un lavoro di pianificazione comune tra soccorritori e soccorsi, coordinato dai vigili del fuoco, coadiuvato da associazioni e volontari, per cercare di arrivare meno impreparati anche quando accade l’imprevedibile, come il terremoto. Stefano Zanut, vice dirigente del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco presso il Comando provinciale di Pordenone, con questo spirito ha ideato il progetto “Ti aiuto a soccorrermi” insieme alla Fondazione Bambini e autismo onlus. Consapevole che non ci siano piani di salvataggio speciali, ma si debbano seguire modalità specifiche da adattare ad ogni singola persona, è ad Arquata e da lì ci ha risposto ad alcune domande per capire insieme come si possa diffondere ancora di più una cultura della sicurezza per tutti.

Cosa cambia quando in una situazione di emergenza come un terremoto, i vigili del fuoco si trovano davanti persone con disabilità: su una sedia a rotelle, ciechi oppure con disabilità cognitive?

“Nulla. Noi dobbiamo salvare il più possibile le vite umane: se ho un bambino autistico che non vuole venire, lo abbraccio forte e lo porto via.”

stefano-zanutStefano Zanut è un vigile del fuoco, con anni di esperienze e vite salvate sulle spalle, ora è ad Arquata, due mesi fa era ad Amatrice. Sa bene, come i suoi colleghi, cosa significhi realmente la parola emergenza e quanto ogni volta sia diversa. Con la sensibilità rara di chi sta cercando negli ultimi anni di porre un rimedio alla distruzione del territorio e delle comunità, ha chiaro che non si salva la gente, concetto generico, ma le persone, ognuna con una propria specificità e con delle proprie esigenze. Assodato che lo scopo finale, durante e subito dopo una scossa come quelle di questi terribili giorni, sia portare fuori dal pericolo il maggior numero di uomini, donne e bambini, insieme ad altri colleghi sta aggiungendo un altro compito: comprendere chi ci si trova davanti e arrivare preparati con una formazione specifica per soccorrere non solo chi ha disabilità fisiche, ma anche chi è affetto da autismo.

fondazionebambinieautismoIl 6 maggio del 2013, a 37 anni esatti dal grande terremoto del 1976 in Fiuli, Zanut insieme alla Fondazione Bambini e autismo onlus, ha dato l’avvio al progetto “Ti aiuto a soccorrermi” con un’esercitazione pratica che ha coinvolto vigili del fuoco e persone con autismo. L’iniziativa prevede azioni congiunte di formazione reciproca e training pratici durante i quali le persone con autismo imparano a conoscere i mezzi e le divise dei vigili del fuoco e a collaborare durante eventuali emergenze, mentre questi ultimi provano a conoscere l’autismo e le corrette modalità di interazione con chi ne è affetto.

“Cinzia Raffin, la presidentessa della Fondazione è venuta al comando a spiegare cosa sia l’autismo, cosa fare in caso di emergenza per soccorrere persone autistiche. Poi noi siamo andati da loro ed abbiamo spiegato cosa si deve fare nelle stesse situazioni. Uno scambio che ha arricchito entrambi. Un percorso che prima non era stato considerato, ma che non è affatto fine a se stesso. Ricordo quando è arrivata la telefonata di una madre che chiedeva aiuto perchè il figlio si era chiuso in macchina, aveva specificato che il ragazzo era autistico. L’informazione ci è stata trasmessa dall’operatrice del 115, così siamo arrivati senza sirena e lampeggiante per non aumentare la tensione di chi dovevamo soccorrere.”

Non è scontato, non è fine a se stesso, anzi è il segnale di una progresso civile, della crescita di una sensibilità che dal Friuli si sta diffondendo nel territorio nazionale. “Adesso stiamo insegnando anche questi passaggi nei corsi: c’è una lezione per i capi squadra, dedicata al soccorso degli autistici. Siamo partiti da chi coordina.”

scheda_io_non_rischio2013-1Il vigile del fuoco per quanto eroico, però, arriva nella fase immediatamente successiva o dopo qualche ora rispetto al momento in cui si scatena l’emergenza, prima è la famiglia che deve essere preparata a gestire la situazione, soprattutto se ha delle problematiche specifiche, in più, a cui dover far fronte. “Bisogna che aumenti il concetto della cultura della sicurezza. Ogni famiglia dovrebbe saper gestire un piano di emergenza della propria casa per ridurre il più possibile l’incertezza. La reazione non può essere unica per tutti, ma la preparazione può aiutare a non farsi prendere dal panico. Ad Amatrice ho incontrato due mamme di bambini autistici: la prima si era buttata addosso al proprio figlio per salvarlo; l’altra aveva fatto di tutto per portare fuori casa il suo che non voleva. Serve una formazione base per tutti che poi il genitore adatterà alle sue specifiche esigenze. Più strumenti diamo, più ne avrà a disposizione quando servirà.

Non esiste il piano per le persone autistiche, ma per tutte le persone, che poi si può applicare alle necessità specifiche di chi è autistico.”

Due sono le basi da cui partire: il piano della protezione civile che deve tenere conto delle necessità specifiche delle persone e la formazione. “Se devo soccorrere chi è su di una sedia a rotelle non posso prevedere percorsi su terreni fangosi o strutture non accessibili. Lo stesso criterio dovrebbe essere previsto per venire incontro a chi ha disabilità cognitive. E poi serve formazione, anche dei volontari, da applicare in caso di emergenza: troppo facile occuparsi della gestione dell’ordinario. Dico una cosa forte, ma che purtroppo potrebbe accadere: i genitori di un ragazzo autistico potrebbero morire durante un terremoto e i vigili del fuoco che lo trovano solo devono avere un minimo di competenze per sapere come rapportarsi a quella Persona. E’ una sfida e un passaggio epocale. L’emergenza di massa non esiste più, ci sono tante persone, ognuna con una sua necessità e reazioni diverse. Serve la pianificazione nella quale dovrebbero essere coinvolte anche le associazioni, soprattutto nell’elaborazione dei piani. “

terremotoIl 21 ottobre del 2015 è stato istituito anche l’Osservatorio sulla sicurezza e soccorso delle persone con esigenze speciali, presso il Ministero dell’Interno, Dipartimento Vigili del Fuoco. “Ci partecipano alcune persone che ci stanno accompagnando in questo percorso, ma si dovrebbe strutturare ancora di più un percorso, una rete. Alcune associazioni rispondono “ non capiterà mai a noi ,“ invece quando capita è sempre tardi. ”

Forse non si può essere mai pronti davanti alla catastrofe causata da un terremoto, ma si può lavorare per limitarne le conseguenze e soprattutto per far crescere la consapevolezza che il dopo non è uguale per tutti.

“Per il futuro di chi ora sta vivendo l’emergenza siamo consapevoli che i tempi non possono essere certi, ma esistono i modi giusti per affrontare il problema e se c’è chi deve essere protetto maggiormente si deve farlo. Per arrivare preparati a questo si deve però lavorare in “tempo di pace”. Per essere pronti oggi, dopo la scossa, dovevamo prepararci da dieci anni. Il percorso doveva cominciare prima, ma non è mai troppo tardi. Con poche risorse si può partire per pianificare un approccio al soccorso maggiormente diversificato alle esigenze e che quindi preveda modalità differenti se si deve assistere bambini o adulti autistici con le relative famiglie.”

Un terremoto non si può prevedere, ma grazie ai vigili del fuoco e ad una diversa cultura della sicurezza, si può lavorare, prima che accada, affinché, subito dopo, ci possa essere il sostegno, il conforto e la costruzione di una prospettiva di vita adeguata alle condizioni di ognuno.

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