Scuola & Tempo

"Se esce uno escono tutti." Disabili e famiglie non più soli nella protesta

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Da Casalecchio di Reno a Montesacro, dalle elementari alle superiori, mancano i docenti e si riducono le ore di assistenza in classe per gli studenti disabili. Davanti all’unica soluzione proposta e proponibile di entrate posticipate e uscite anticipate cresce la protesta. Per la prima volta però la mobilitazione si allarga, i genitori degli studenti che vedono negato il diritto allo studio non sono soli, al loro fianco si schierano presidi, corpo docente e anche le altre famiglie. A Casalecchio di Reno è il preside stesso a denunciare le condizioni difficili nelle quali deve lavorare un istituto abituato all’accoglienza, sostenuto anche dall’ANGSA locale, mentre a Roma la scuola Montessori insieme ad altre sei scuole elementari e medie del municipio ha deciso di manifestare compatta al grido di “Se esce uno usciamo di tutti.”. Il MIUR risponde garantendo entro novembre la nomine di 5 mila docenti per il sostegno, ma nel frattempo per arginare la situazione arriva anche l’offerta di una Fondazione privata che nello spezzino si è proposta di finanziare gli interventi di sostegno per i ragazzi disabili.

La scuola è iniziata da un mese, ma per gli studenti disabili è stata da subito un’avventura. Gli insegnanti di sostegno sono pochi o mancano del tutto, quindi si chiede alle famiglie di tamponare, diminuendo le ore di permanenza dei propri figli a scuola. La prassi è conosciuta e spesso è stata accettata, ma quest’anno a non farlo ci sono anche le altre famiglie e i presidi delle scuole coinvolte che non ci stanno ad avere sulle spalle tutto il peso di una discriminazione che deve finire.

salveminiE’ il caso della scuola superiore Salvemini di Casalecchio di Reno. 18 gli insegnanti di sostegno assegnati a settembre, 18 i certificati di malattia presentati sin dai primi giorni. Un quadro emblematico che è finito sulle prime pagine della stampa locale. Il preside Carlo Braga ha voluto però subito precisare: “il tasso di mobilità di questo Istituto, particolarmente alto, ha determinato l’assenza, dal primo giorno di scuola, di 17 docenti di sostegno e 13 docenti di materia, tutti provenienti da altre regioni e assegnati d’ufficio alla scuola che è situata in un ambito poco appetibile. Si demanda ai decisori politici la valutazione del dato e gli eventuali interventi da porre in essere in futuro per lariduzione della discontinuità didattica”. Nel frattempo si è cercato di arginare, come ha spiegato la vicepreside dell’istituto superiore e coordinatrice del sostegno Maria Ghiddi: “Abbiamo fatto tutto il possibile fra straordinari da parte degli insegnanti e disponibilità dei genitori. Oggi sui 60 dei ragazzi con problemi (di cui 27 gravi) solo tre sono rimasti a casa e sono tutti di prima. Ma noi avremmo voluto averli in classe, questo è chiaro. Tengo a sottolineare che noi del Salvemini siamo certamente gli unici a fare gli incontri G.L.I (Gruppo di Lavoro di Istituto) fra insegnanti e genitori sui P.E.S (Sistemi Educativi Speciali), utili per creare collaborazione fra famiglie e scuola. Questi ragazzi sono una ricchezza, sono più educativi della lezione del più grande professore e i loro compagni imparano a prendersene cura e aiutarli”.  A difendere preside e scuola sono arrivate anche le parole di Marialba Corona, presidente ANGSA Bologna: “Si sta portando tutta l’attenzione sul preside che ha discriminato lasciando a casa i ragazzi. Come Associazione preciso che non concordiamo la scelta, ma ribadiamo che il Preside in questione ha sempre accolto i disabili gravi che altri istituti non volevano. I problemi sono ben altri ed è una questione di tutta Italia!”
Che il problema sia nazionale è un’amara certezza, quella che però è una nuova consapevolezza che sta maturando è che la questione non riguarda solo i ragazzi disabili, anzi l’assistenza e il sostegno aiutano tutti gli studenti a stare in classe e ad affrontare insieme un percorso di crescita. Se a Casalecchio di Reno si è mossa una macchina di volontariato che ha coinvolto principalmente gli insegnanti per non far rimanere a casa i ragazzi, a Roma alcune scuole elementari del III municipio a partire dalla Montessori hanno organizzato una manifestazione dall’evocativo slogan “Se esce uno, escono tutti.” La campanella per un giorno è suonata per tutti alla stessa ora, quella nella quale sono costretti ad uscire gli studenti disabili. Il territorio è tra i più difficili da gestire della capitale: sono 350 gli alunni non autosufficienti e il nuovo bando per il sostegno pubblicato in ritardo è ancora oggetto di contestazioni. Non è bastata la variazione di bilancio che ha fatto stanziare 3 milioni per i bimbi portatori di handicap, di cui 433.470 mila euro sono andati proprio al III municipio: le ore di AEC si sono dovute ridurre. Da novembre l’assistenza verrà potenziata, ma non si riusciranno comunque a coprire giornate scolastiche intere come lo scorso anno.

scuola-montessori Così alla Montessori si deve uscire due ore prima. Da qui la protesta solidale dei compagni: “Via da scuola anche noi.” Si sono associate altre sei scuole del quartiere, tra elementari e medie: Walt Disney, Bruno Munari, Angelo Mauri, Cecco Angiolieri, Piajet-Maiorana, Piva. Anche nel caso romano le famiglie riunite in Consiglio di istituto hanno precisato di non voler attaccare la scuola in questione: “non ci sono le scelte sull’integrazione della dirigenza, che anzi accoglie molti alunni disabili, o degli insegnanti, che siamo certi stiano facendo il possibile. Ci sono invece responsabilità politiche e amministrative”.

Il MIUR prova a rispondere, annunciando entro novembre altre 5 mila immissioni in tutta Italia sul sostegno. Una buona notizia per famiglie e studenti che potrebbe fermare una ulteriore novità nel quadro del soccorso ad assenze e mancanze della scuola: l’intervento dei privati per sanare e aiutare i ragazzi disabili a non dover lasciare le aule. “La Fondazione Carispezia” ha stanziato 50 mila euro da distribuire tra i vari istituti scolastici comprensivi dello Spezzino per pagare gli educatori che si occuperanno dei studenti disabili a cui non è ancora stato assegnato un insegnante di sostegno. La scelta della Fondazione arriva dopo aver raccolto la denunce dei genitori – circa 80 casi in provincia – che segnalavano ritardi nell’assegnazione dei docenti. La situazione dovrebbe risolversi con la nomina degli insegnanti nel mese di novembre, ma fino ad allora nelle classi entrerà personale specializzato pagato dalla fondazione.

La scuola è iniziata da un mese, per gli studenti disabili e le loro famiglie la strada è come sempre in salita, ma questa volta pare non siano soli. La solidarietà non aumenta le ore di sostegno e non risolve le lacune del sistema, ma non è poco e può rendere il quadro meno nero, nell’attesa che la situazione migliori davvero per tutti.

 

 

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