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Cercasi supereroe: il sisma con un figlio "fragile"

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Ognuno di noi ha bisogno di supereroi per superare momenti difficili. L’esperienza di ieri mattina è stata sconvolgente, non solo per la paura dell’evento in sé. Eravamo sole in casa ed io, come ogni madre con figlio autistico con disturbi del sonno, ero intenta già dalle prime luci dell’alba a mettere in ordine. Il caso ha voluto che mi trovassi in camera con Benedetta: lei al computer e io a sistemare il letto.

Venti secondi di discesa all’inferno, incapace di fare anche solo un passo per avvicinarmi a lei e abbracciarla. Benedetta era terrorizzata e urlava, irrigidita sulla sedia. Volevo prenderla per metterci sotto l’architrave della porta ma tutto ballava così forte che ogni tentativo è stato inutile. Ho pensato che qualcosa di più devastante stesse per accadere e che dovevo fare di tutto per scappare da lì. Ho pregato tanto mentre Benedetta gridava spaventata.

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Non appena tutto si è fermato, ho realizzato che dovevamo uscire e andare in giardino. È più facile dirlo che farlo con una persona autistica bloccata dalla paura. Non si muove, è sotto choc, il suo peso si triplica, non ha punti di riferimento, sembra non riconoscere ciò che la circonda, ti guarda con gli occhi sbarrati ed è stato in quel momento che il supereroe ci è venuto in soccorso.

Harry Potter, personaggio nel quale Benedetta si trasforma nei momenti di crisi, avrebbe superato quel momento con coraggio. E così è stato. Benedetta ha indossato gli occhiali di plastica rotondi e, lentamente, in pigiama mi ha seguita dentro la macchina. Ha continuato a respirare affannosamente per un po’ ma ben presto tutto è rientrato, soddisfatta per aver superato una prova così importante.

Ieri sera, come sempre da più di tre anni, ha scritto a Harry Potter raccontandogli l’accaduto

hi harry

today this morning there was an earthquake in my bedroom.

the chandelier it was moving.

and the cabinet was moving.

me and my mom we were very scared about the earthquake

but with courage we get up in the car

and me and my mom we were brave.

it was an devastant  thing harry

at the end i was very scared about the earthquake.

but with courage i was get up in the car.

i was very brave.

 

 

Una parola mi tormenta da ieri: fragilità. Quanto siamo fragili noi con i nostri figli! Quanto sia estremamente difficile riuscire a salvarsi in situazioni di pericolo perché, contrariamente alla maggioranza, non scappano ma si piantano nel pavimento. Quanto un evento così pauroso rimane nei loro ricordi per mesi, anni diventando l’ennesima stereotipia verbale che dobbiamo affrontare e che si somma a tutte le altre. Quanto anch’io vorrei un supereroe perché sono stanca di affrontare tutto con lucidità e sangue freddo, come se fosse la cosa più semplice al mondo. Lo vorrei perché il mio costume l’ho dovuto portare in lavanderia e me lo daranno fra una settimana.

Gabriella La Roveregabriella

 

 

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