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Se il sostegno fa il badante addio inclusione

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Giorni fa avevo un appuntamento ed ero in ritardo. Dopo i soliti venti minuti per trovare parcheggio nelle vicinanze, procedevo a passo svelto nella direzione del centro. Da sempre, mentre cammino, penso a diverse cose contemporaneamente e i miei occhi sono attenti ad ogni novità. Perciò non mi era sfuggita la presenza di una scolaresca nei giardini comunali: una cinquantina di ragazzi che sedevano sulle panchine e chiacchieravano.

Mentre cercavo di capire quale fosse l’evento che li vedesse tutti radunati ad appena due giorni dall’inizio dell’anno scolastico, il mio sguardo è stato subito catturato da un ragazzo alto, fisicamente ben piazzato, che camminava con quel passo dondolante che – ahimè – conosco perfettamente. I suoi 15-16 anni biologici non coincidevano con l’azione ripetuta di lanciare la ghiaia per ogni dove.

La cosa che mi ha irritata oltre misura è stato vedere la persona che era accanto a lui (assistente o insegnante di sostegno) comportarsi come una badante. Accidenti, non è cambiato niente e non c’è neanche l’intelligenza che aiuta a trovare la migliore risposta ai comportamenti che si vengono a creare. Non si guarda all’autistico come a una persona i cui atteggiamenti hanno sempre un motivo.

Era chiara la noia, era evidente l’ansia di trovarsi in uno spazio aperto, senza i punti di riferimento che potevano essere i suoi stessi compagni di classe. Da un lato i normali, dall’altro lui. Come sempre.

E siamo alla prima settimana del nuovo anno scolastico, della buona scuola da sempre sbandierata al di là dei colori politici. È sempre la solita vergogna che io racconto con la drammatizzazione teatrale e che ad ogni replica raduna insegnanti pronti ad affermare che la loro scuola è diversa.

Che si poteva fare ieri? La cosa più semplice era mettere il ragazzo autistico insieme ai suoi compagni perché la socializzazione è importante. L’apprendimento si realizza nel contesto sociale e non nell’isolamento. Questo è un concetto base della pedagogia, non della fisica quantistica e chi opera nella scuola e ha nelle mani il futuro delle nuove generazioni, dovrebbe averlo impresso nella mente.

La seconda cosa sensata da fare era avere a portata di mano tutti gli strumenti cartacei o digitali affinché quei minuti di attesa avessero un loro significato. È la dispersione fisica e mentale che crea ansia e attiva comportamenti che per noi sono un problema.

Terza cosa: basta con le badanti ai nostri figli!

Gabriella La Roveregabriella

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