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"Mio figlio non sarebbe sopravvissuto senza di me." Padre accoltella figlio disabile mentale.

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Un padre di 72 anni ha ucciso il figlio disabile mentale di 38 anni e ha poi tentato il suicidio. L’uomo, ex segretario comunale della provincia di Benevento, trattenuto in stato di fermo, ha ammesso la sua responsabilità che ancora una volta, per noi, è quella di una società, di una politica, di uno stato che abbandona tra parole e promesse chi non ha la forza di vivere il presente e immaginare il futuro per sè e per i propri figli. Una settimana fa, un padre di Biella aveva provato a portare a termine lo stesso piano. Due casi in meno di dieci giorni.

«Io e Domenico dovevamo morire insieme. Mio figlio non sarebbe sopravvisuto senza di me». Luigi Piacquadio, 72 anni di Montesarchio, piccolo comune del beneventano, lo ha ripetuto più volte al sostituto procuratore Maria Gabriella Di Lauro e ai carabinieri. Questa l’unica spiegazione che ha potuto e voluto dare dopo aver ucciso a coltellate il figlio disabile di 38 anni e aver provato con la stessa lama a togliersi la vita. Ha cercato di raggiungere il balcone per lanciarsi, ma lo hanno fermato prima che completasse l’unico disegno che riteneva possibile per il futuro del suo Domenico, l’ombra che lo seguiva da quasi 40 anni, bisognoso di attenzioni continue sin dalla nascita.

Solo 7 giorni fa abbiamo raccontato di un altro padre, quasi coetaneo, 76 anni, che vicino Biella aveva tentato di affogare il figlio disabile: bloccato da un passante, ha motivato nello stesso modo il suo gesto.

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Genitori disperati, vissuti nella cura continua dei propri ragazzi, tra l’indifferenza e la compassione del vicinato. Luigi nel suo paese era considerato una brava persona anche perchè, dopo esser rimasto vedovo da giovane, non si era mai separato da quel figlio che per i suoi comportamenti era stato interdetto e messo sotto tutela dal tribunale. Qualche ora di sostegno di una badante quando non poteva fare in altro modo, per il resto erano sempre insieme. Nonostante lavorasse per il comune, l’ex impiegato pare non avesse mai chiesto e usufruito di assistenza pubblica. Prima della badante c’erano state le cure di una nuova moglie e di una zia che poi si sono ammalate: una solitudine diventata ancora più dura da sopportare.

Il dubbio che si fa certezza: dopo il padre chi altro avrebbe potuto prendersi cura di un uomo di 40 anni, instabile, con ormai frequenti reazioni aggressive che hanno allargato il cerchio della diffidenza intorno? All’idea di una reclusione in un istituto, senza alcun calore e senza speranza, Luigi ha preferito la sua: la fine di Domenico doveva avere gli occhi di chi l’aveva sempre amato. Un controsenso, assurdo da capire se non si prova la stessa angoscia, una tragedia della coscienza che avrebbe trovato però il suo finale stabilito nella morte anche di chi l’aveva costruita. Il padre di Biella è stato fermato prima che riuscisse a sparire nelle acque con il suo ragazzo, a Montesarchio, un altro padre è arrivato a metà del piano. Ha colpito con diverse coltellate suo figlio nel letto, ma quell’ultima che aveva tenuto per sè non ha avuto il tempo di infliggersela.

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In stato di fermo, ora aspetta di capire cosa deciderà quella giustizia che finora aveva solo peggiorato le condizioni di vita sua e di suo figlio.

Difficile pensare che siano coincidenze: due casi in pochi giorni di genitori anziani, stanchi e terrorizzati, che uccidono i propri figli disabili. «Domenico chiamava il padre ogni due secondi, anche di notte» ha dichiarato l’avvocato di Luigi.

Tutti coloro che sospireranno, leggendo e penseranno che anche per loro questa è la vita, non giudicheranno, non condanneranno, forse sentiranno di essere più forti, ma la paura resterà come pure la certezza che non bastano più le parole di cordoglio, ormai chiosa sterile di storie quotidiane di ordinaria disperazione.

 

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