Scuola & Tempo

Insegnanti abilitati bocciati, posti di sostegno "svenduti"

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Non dovrebbe funzionare proprio così, eppure la realtà è questa. E questa è, in molte scuole, la prassi: in barba a tanti discorsi su formazione, specializzazione, competenze, il sostegno scolastico viene, in molti casi, letteralmente “svenduto”. Il contenuto di questa circolare ufficiale, diffusa all’interno di un ufficio scolastico del Miur, è imbarazzante: mette praticamente all’asta un incarico annuale, “anche senza titolo specifico”, precisa. Basta chiedere e fare in fretta: c’è tempo fino al 23 settembre.

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Cosa c’è di male? Se un insegnante ha chiesto il trasferimento a C., c’è un bel posto di sostegno ad aspettarlo. O, in altre parole, c’è un ragazzo disabile, in carrozzina, o magari #teppautistico, di quelli che non si sa come tenere in classe. O, semplicemente, non si sa come tenere.

Non vogliamo certo fare il processo all’ufficio scolastico in questione, di cui anzi abbiamo scelto di mantenere l’anonimato. Tanto più che la situazione è diffusa e anche ben nota: ci sono i corsi, i concorsi e pure i ricorsi: ma alla fine gli insegnanti di sostegno, quelli “veri”, quelli che il sostegno lo hanno scelto o voluto, non bastano mai.

Gli insegnati abilitati sono stati bocciati!

Anche perché tanti di loro, l’esame del “concorsone” non lo hanno nemmeno superato! Secondo i dati diffusi dagli uffici scolastici regionali, in Piemonte, per esempio, solo 130 su 333 hanno superato la prova sul sostegno: in Calabria il 23%, in Sicilia 1 su 4. Virtuoso il Friuli Venezia Giulia, dove il 98% dei candidati per il sostegno passa all’orale. Bene anche l’Emilia Romagna, con il 90%. In media, secondo il Miur, il 47% ha superato la prima prova, sia sui posti comuni che sul sostegno.

dalonzoEppure tanti di questi candidati erano ben preparati, avevano studiato tanto e quel posto di sostegno lo volevano proprio! Insorge allora Luigi D’Alonzo, coordinatore dei corsi di specializzazione per le attività di sostegno all’integrazione scolastica degli studenti con disabilità che, a nome dei docenti di pedagogia speciale, ha scritto una lettera al sottosegretario Faraone, esprimendo la preoccupazione “per gli esisti dei concorsi in atto in tutta Italia, poiché ci risulta che non sempre coloro che hanno dimostrato preparazione e competenza conseguendo l’abilitazione sul sostegno superano le prove concorsuali”. I docenti hanno quindi chiesto al Miur di “avere dati aggiornati sugli esiti delle prove concorsuali nei vari ordini di scuola, onde realizzare un accurato e doveroso monitoraggio dei risultati conseguiti dai nostri abilitati”. Ma niente si è saputo da allora.

E’ molto deluso anche Dario Ianes, responsabile delle Edizioni Erikson, che tempofa metteva in rete una fotografia e un commento particolarmente eloquenti:

ianesIl concorso butta gli specializzati nel sostegno nella spazzatura. In Trentino, dei 29 insegnanti di secondaria specializzati da noi in Università di Trento 11 non hanno passato lo scritto! Ma noi li abbiamo abilitati con ottime valutazioni: c’è qualcosa che non mi torna. Di fatto, il “concorsone” ha finito per penalizzare insegnanti competenti e preparati, che ora si troveranno esclusi, ma poi ripescati in supplenze annuali, con il solito senso di precarietà e frustrazione scartati da concorso ma a supplenze annuali. Mentre è possibile che abbia superato il concorso chi ha avuto una prestazione più adeguata alla prova, ma non ha una preparazione adeguata al compito che andrà a svolgere. Questo perché, tra l’altro, le domande non aiutano a comprende la capacità relazionale e di empatia che sono le qualità fondamentali nel sostegno. Per questo serve un esame completamente diverso, che comprenda anche un dialogo. E che non abbia i minuti contati, come è invece avvenuto in questo caso.

E intanto, quale che accade dentro le scuole oggi, è che il sostegno non può contare su nuove risorse umane e professionali, preparate e adeguate al delicato compito che è chiamato a svolgere. Ma deve ricorrere a un reclutamento dell’ultima ora, svendendo, appunto, i posti di sostegno. Come se fossero biglietti del cinema. E c’è il rischio che, in quelle classi, sarà un cinema davvero….

 

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