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Quando tuo figlio diventa aggressivo

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Devo dire, a mia discolpa, che gli altri anni ha funzionato, per cui anche quest’estate ho deciso di tenere Luca a casa invece che mandarlo a scuola, anche se è aperta sempre tranne una settimana alla fine di agosto. E, come gli anni passati, ho deciso di andare in campagna con lui, da metà luglio fino alla fine di agosto. Le sue sorelle, Sofia e Emma, erano impegnate per parte dell’estate; mio marito Dan avrebbe avuto solo una decina di giorni di vacanze. Sapevo che sarebbe stata un’altra estate noiosa, ma che mi sarei comunque goduta la presenza di Luca, che durante l’anno è sempre impegnato fra scuola e terapia fino alle sei di sera.

Ma quest’anno è andata diversamente. Quest’anno Luca, che compie 20 anni a novembre, si ha avuto difficoltà a stare senza la scuola e senza una routine strutturata per tanto tempo. Finché eravamo io e lui da soli, andava benino: colazione al mattino, passeggiata, pranzo; poi in macchina a fare la spesa, siesta pomeridiana, un’altra passeggiata. Cose così, senza impegno.

Poi, quando Dan e Emma sono tornati dal loro viaggio al mare, Luca ha cominciato a essere aggressivo nei miei confronti. Incidenti sporadici, a dire il vero: mi tirava i capelli ogni tanto, o me li mordeva, strappandomeli. Succedeva ogni volta che davo attenzione a sua sorella o a suo padre invece che a lui. Era geloso e estremamente possessivo. Veniva rigorosamente redarguito, anche se chi come me conosce l’autismo, non serve assolutamente a niente.

Quando Dan è tornato a lavorare, è venuta mia sorella Anna da Milano, a farmi compagnia e a aiutarmi a gestire non solo Luca, ma anche Emma e la sua amica Lilly, che avevo iscritto a un campo estivo della zona. Anna stava con Luca quando accompagnavo le ragazze e le andavo a prendere, e durante il giorno stavamo noi tre, tranquilli. Durante questo periodo, l’agressività di Luca nei miei confronti è peggiorata molto ed è culminata un pomeriggio che io, Anna e Luca giocavamo a Bingo malgrado Luca non avesse voglia. Io ero seduta di fianco a lui per aiutarlo, e ad un certo punto ha preso la mia testa fra le sue mani e l’ha sbattuta violentemente contro la sua, e poi mi ha tirato i capelli fino a strapparmene una ciocca.

Io sono rimasta assolutamente basita dalla violenza di questo gesto, che è così poco caratteristico di come è Luca, e cioé una persona estremamente gentile, sempre apparentemente di buon umore, alla ricerca costante di abbracci e sorrisi. Mi sono anche sentita profondamente umiliata: non c’è cosa peggiore che essere picchiati dai propri figli. Lo guardavo e quasi non lo riconoscevo, mentre si alzava per tornarsene in camera sua. L’utima sensazione che ho avuto, e anche la più forte, è stato un senso di vergogna nei confronti di mia sorella, che anche lei non sapeva da che parte guardare.

Sono rimasta un attimo lì, a cercare di mandare giù il magone che mi soffocava in gola, poi ho fatto finta di andare in bagno, ho chiuso la porta e sono scoppiata in un pianti disperato. Non era il dolore, anche se mi aveva fatto male. Era il terrore di un possibile inizio della fase complessa e insostenibile della mia vita con Luca, già di per sé estremamente difficile.

È inutile arrabbiarsi, con Luca. È come sgridare un getto d’acqua, una scarpa, un oggetto inanimato: prima di tutto non capisce che il mio essere arrabbiata è una conseguenza di una sua azione, e soprattutto la volta dopo rifà esattamente la stessa cosa. Per punirlo gli ho fatto fare quello che a lui non piace fare: gli ho fatto fare il letto, scopare camera sua, svuotare la lavastoviglie. Ma so che non serve a niente.

E infatti da allora ha continuato a essere aggressivo con me, ogni volta che non gli do tutta la mia attenzione: non posso dire che mi picchi, non ho lividi per colpa sua. Eppure ogni volta che ho un’interazione con lui finisce sempre che mi tira i capelli, mi prende per il collo in modo manesco, mi stringe il braccio un po’ troppo forte. L’ultimo esempio è stato sabato, quando io e lui siamo andati al supermercato e io ho ordinato della carne trita. Appena ho rivolto la parola al macellaio, Luca mi ha tirato i capelli, mi ha preso la testa tra le mani e stava per ripetere il gesto ormai tristemente famigliare di violenza.

Sono arrivata, lo ammetto, a un punto di saturazione completa. Mi rendo conto di aver bisogno di stare lontano da lui per un po’, assopire questa sua ossessione nei mie confronti, riprendermi degli spazi seppur piccoli per me. È finalmente ricominciata la scuola e io e l’équipe di persone che si occupa di lui stiamo studiando come fare per fargli cambiare questo atteggiamento e farlo ritornare il gigante buono che è sempre stato. Non sarà facile. Niente è mai stato facile con Luca.

marinalienaDa Boston MARINA VIOLA

 

 

 


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http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

Le precedenti corrispondenze di Marina Viola da Boston

Questa è la sua storia: dal 1991, da quando cioé ha deciso di vivere con il suo fidanzato Dan. La loro prima casa era nel New Jersey, dove ha preso una minilaurea in grafica pubblicitaria. Ha tre figli: Luca, che ha quasi diciannove anni, ha una forma abbastanza drammatica di autismo e una forma strana di sindrome di Down; Sofia, che ha sedici anni ed è più bella di Liz Taylor, è un genio del computer e prende sempre cinque meno meno in matematica; Emma, che di anni ne ha solo otto, ma che riempie un silos con la sua personalità. MarinaViola odia le uova perché puzzano, ma per un maron glacé venderebbe senza alcun senso di colpa tutti e tre i figli. Ha una laurea in Sociologia presso Brooklyn College, l’università statale della città di New York. Da qualche anno tiene unblog in cui le piace raccontare alcuni momenti della sua vita. Ha scritto settimanalmente sul sito della Smemoranda (smemoranda.it) dell’America vista però in modo sarcastico e ironico.

A giugno del 2013 è uscito il suo primo libro, “Mio Padre è stato anche Beppe Viola”, edito da Feltrinelli. Nel suo secondo, “Storia del Mio Bambino Perfetto” (Rizzoli, 2014) racconta di Luca e dell’autismo.

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