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Quanto fa paura l'autistico in hotel? Ovvero la "Sindrome di Norman Bates"

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A Pietra Ligure un autistico è stato cacciato da un bed&breakfast perchè la notte andava troppo spesso in bagno. Lo racconta per noi Valeria Scafetta, che provocando con amara ironia correda il pezzo con le immagini del “Bates Motel”, l’ultimo sequel televisivo del sinistro mito romanzesco e cinematografico di Norman Bates, il protagonista di Psyco e, per antonomasia, lo “strano” o meglio lo “psicopatico” che necessariamente ha nella madre  la vera ragione della sua follia.

Una madre “colpevole” del suo stato patologico che  lo rende pericoloso e spesso feroce assassino. Norman Bates, guarda caso, opera nella sua ultima resurrezione televisiva proprio in un hotel.

Quando accade di scoprire che ragazzi autistici vengano cacciati da albergatori assieme ai genitori è di sicuro  perchè ora le famiglie stanno acquistando maggiore consapevolezza del proprio diritto a una vita “normale”, così non mandano più già il boccone amaro dell’umiliazione. Viene comunque da pensare che  gli episodi di interdizione ai neurodiversi  dai luoghi frequentati da “solo savi” siano molto frequenti. Lo accennava con il consueto micidiale garbo la nostra Gabriella La Rovere giusto ieri, raccontando i consiglieri del “lasciateli a casa poverini…”

Le ragioni della “cacciata” è sempre la stessa: “disturbavano gli altri ospiti!”. Chiaramente un pretesto, avete mai sentito dire che qualcuno sia stato cacciato perchè russa? O perchè in camera alza la voce? O perchè a tavola mangia in maniera poco educata? O, perchè magari per problemi di prostata va spesso in bagno? Come è accaduto a Petra Ligure. Chi lavora nella ristorazione e nell’accoglienza sa che non tutti i suoi clienti provengono da un college inglese, abbozzano, tollerano…Il cliente non si caccia mai, perchè poi protesta, perchè sono rogne, perchè la voce si sparge.

Stranamente con gli autistici,  nei peggiori casi il problema non sussiste. In un anno di attività in questo sito abbiamo raccontato, a cominciare da aprile 2015,  la storia della famiglia con autistico cacciata dal bed&breakfast all’ombra della cupola di S.Pietro.   Ancora una volta  è accaduto di essere cacciato, sempre a Roma, anche al #teppautistico Giacomo, mandato via a malo modo a dicembre  da un bar vicino alla fontana di Trevi. A luglio passato poi un ragazzino autistico è stato scacciato da una spiaggia di Alghero perchè giocava troppo rumorosamente.

Una  costante è che, nei casi di cacciate alberghiere, quasi sempre la famiglia aveva preventivamente avvertito all’atto della prenotazione che avrebbero avuto con loro un soggetto autistico, al telefono forse non viene dato peso a quel termine, è probabile che ci associno ancora “Rain man” o qualcosa di simile. Quando però i familiari si presentano con “lo strambo” in carne e ossa l’ atteggiamento cambia:

 la “Sindrome Norman Bates” si scatena improvvisamente in chi dovrebbe per mestiere e vocazione ospitare.

Qualcuno si sognerebbe mai di allontanare da un esercizio o da un luogo pubblico  una persona altrimenti disabile? Impossibile, grazie a Dio in questo siamo sufficientemente civilizzati, o per lo meno c’è la consapevolezza di una condanna sociale che frena l’ intolleranza. Eccetto qualche eccezione, come il caso del villeggiante di Roseto che, nascosto dall’anonimato in rete, sfoga la sua ignoranza accusando un hotel di aver costretto i suoi bambini ad assistere alle vacanze di un gruppo di disabili. 

Invece il neurodiverso inquieta, al punto di rischiare la fama del proprio esercizio pur di allontanarlo. E’ una paura superstiziosa che affonda le radici in un’ arcaica ignoranza. Di fronte a un problema che interessa l’area della mente il retroterra scarsamente civilizzato emerge. Di fronte a qualcosa che non si conosce si entra nel panico.

E’ questa nello specifico la sindrome Norman Bates di cui parlo sopra. E’ la paura irrazionale che dietro un comportamento “innaturale” si celi un potenziale pericolo. Qualcosa da esorcizzare, seppellire, nascondere. Qualcosa che porta a trasormare in azioni concrete il pensiero costante: “Ma questi figli strani teneteli  chiusi, non  portateli in giro!” E’ evidente che i manicomi e i luoghi di reclusione toglievano ai savi l’ onere di confrontarsi con le menti diverse.

E così ancora una volta sono i nostri teppautistici a fare emergere le zone d’ombra, le discriminazioni che nemmeno le persone più sensibili riuscirebbero a immaginare. Vale la pena di riflettere tutti  su quanto possa essere diffuso il pregiudizio verso dei ragazzoni che si presentano alla reception avvinghiati alle madri. Non è detto che l’ ignoranza sia pure corroborata  dalla suggestione  che provoca l’epica della fiction fanta horror.

Qualcuno di quelli che cacciano potrebbe davvero pensare che durante il pernotto dei nostri ragazzi  il copione di Psyco possa ripetersi. Proprio dietro alla tenda della doccia di una stanza del proprio esercizio.

Abbiate ancora un po’ di pazienza “colleghi” genitori, come vi avevamo annunciato stiamo lavorando a uno strumento che, forse non risolverà il problema culturale, ma per lo meno servirà a non avere sorprese e a indurre anche gli albergatori più colpiti dalla “Sindrome di Norman Bates”  a trattenersi prima di buttarci per strada. Tra qualche mese sarà disponibile l’app che stiamo sviluppando, quando il “trip advisor” delle famiglie con autistico sarà una realtà,  saremo noi a dare le pagelle a chi ci accoglie e a chi ci caccia.

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