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Olimpiadi finite, non perdetevi le Paralimpiadi. Lo sport è per tutti

memoria paralimpica 4Lo sport fa bene a tutti, si sa. Ma in certi casi può essere letteralmente una svolta: perché può dare una seconda chance. Cioè, una seconda vita. Lo dimostreranno presto sul campo gli atleti paralimpici, che a Rio prenderanno il posto, dal 7 settembre, dei colleghi olimpici. Quelli tornano a casa, loro – i paralimpici – arrivano in pista. Armati di carrozzine, di protesi, e di tutto ciò di cui hanno bisogno per disputare le loro gare. Chi senza vedere, chi senza sentire, chi senza poter contare sulla forza delle proprie gambe o delle proprie braccia. Tutti, comunque, pronti a mettercela tutta, a superare ogni ostacolo: con l’agonismo dell’atleta e – in più – la tenacia irrefrenabile di chi ha una disabilità.

E’ per questo che vogliamo parlarne qui: perché loro, i paralimpici, possono dir tanto ai #teppautistici e alle loro famiglie.

Perché anche ai #teppautistici lo sport può dare tanto

Lo hanno dimostrato anche gli spadaccini del progetto Aita, che a Rio si sono emozionati e quasi non sembravano autistici – ce lo ha detto il professor Vicari in persona – al seguito della fortissima nazionale di scherma.

Ecco perché oggi, nel consigliarvi caldamente di non perdervi questo emozionante appuntamento sportivo – nel senso pieno e migliore del termine – ci facciamo svelare questo mondo affascinante dei paralimpici da chi, ultimamente, li ha incontrati di persona: Antonella Patete che, per Redattore sociale, ha coordinato il progetto del Cip, “Memoria paralimpica”, in collaborazione con Inail e fondazione Paralimpica. Andando alle origini di questo “movimento” e ripescando i “pionieri”, quelli che, anni fa, dettero il via a questa straordinaria avventura.

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“Memoria paralimpica” è un sito, con un archivio di circa 900 fotografie, tratte per lo più dagli album di famiglia degli atleti. Ma c’è anche il documentario, “E poi vincemmo l’oro”, con le voci e i volti di questi grandi sportivi, di ieri e di oggi. La regia è dell’amico Massimiliano Sbrolla, che qui a Pernoiautistici conosciamo bene, perché sta seguendo anche “Tommy e gli altri”. Il documentario sulle Paralimpiadi sarà presentato giovedì 1 settembre a Roma, nella sede centrale dell’Inail di Piazzale Pastore 6.

Tu hai incontrati vari atleti “paralimpici”: cosa può fare lo sport per chi ha una disabilità?
Lo sport può riempire una vita intera, aiutando a ripartire le persone che per ragioni diverse si trovano in un punto di crisi o per lo meno in una situazione di stallo. Aiuta a recuperare gioia, indipendenza, autostima e spesso diventa il punto di partenza per ampliare i confini della propria esperienza a 360 grandi.

Parliamo del progetto “Memoria Paralimpica”: qual è stata la scoperta più bella?
Per me in particolare la scoperta più bella è stato proprio lo sport, che non ho mai né praticato né seguito nella mia vita. E dal mio punto di vista, in questo caso lo sport è stato anche la porta d’ingresso per entrare in contatto con la vita e l’intimità delle tante persone che abbiamo avuto il piacere di conoscere e l’onore di intervistare. Ma lavorare a questo progetto è stato anche un’ulteriore occasione per scoprire la forza della memoria che, nel caso degli atleti più anziani, è stata recuperata e messa a disposizione della collettività.

Atleta disabile: cos’ha in più e in meno rispetto a un atleta non disabile? E rispetto a un disabile non atleta?
Un atleta disabile fatica tre volte di più di un atleta non disabile. E non solo per raggiungere i risultati sportivi, ma anche per trovare impianti, strutture, situazioni, sponsor, reddito sufficiente a dedicarsi serenamente all’attività sportiva. Alla seconda domanda è più difficile rispondere, perché non siamo nessuno per dire ciò che una persona ha qualcosa in più rispetto a un’altra. Ma lo sport è comunque è una delle possibili strade per raggiungere un’esistenza più piena e ricca di soddisfazioni. Tuttavia, gli atleti meno giovani concordano nel dire che un tempo la pratica sportiva costituiva uno dei pochi percorsi di realizzazione per una persona disabile, mentre adesso fortunatamente ci sono più possibilità e più scelte possibili.

Incontrando questi atleti, ha capito che lo sport è proprio per tutti?
Lo sport è per quelli che hanno voglia di impegnarsi seriamente e di fare dei sacrifici, dedicandosi agli allenamenti con costanza e determinazione. Poi i risultati sono un altro paio di maniche: se arrivano meglio, se non arrivano va bene lo stesso.

Qui ci leggono soprattutto famiglie di autistici: a partire dalle storie che hai ascoltato in questi mesi, consiglieresti loro di avvicinare i figli allo sport? Perché?
Lo consiglierei vivamente, anche se per le famiglie può essere difficile trovare le strutture giuste e faticoso aiutare i propri figli a praticarlo con costanza. Ma a detta di chi ha avuto questa esperienza, i benefici sono davvero innegabili. Inoltre la Fisdir, ovvero la Federazione degli atleti con disabilità intellettive e relazionali, è riconosciuta dal Comitato Italiano Paralimpico.

Olimpiadi finite, iniziano le Paralimpiadi: perché consigli di seguirle?
Perché sono allegre, divertenti, emozionanti. Perché portano sui campi di gara un lato meno conosciuto dello sport, ma non per questo meno ricco di storie e di emozioni. E anche perché presentano un’idea di disabilità dove non conta quello che non puoi fare, ma davvero quello che sei riuscito a raggiungere. E poi li avete visti che atleti? Provateci voi a correre i 100 metri in meno di 15 secondi come Martina Caironi che usa la protesi o a lanciare il peso oltre i 17 metri come Assunta Legnante che è cieca e non può vedere.

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