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Il microbiota intestinale e l'autismo

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Da qualche giorno  ci chiedono informazioni su uno studio anticipato in un articolo pubblicato da “Espresso” Autismo-e-fermenti-lattici-LEspresso-28-07-2016 . Nel pezzo, scritto dal prof Maurizio Bifulco, direttore del Dipartimento di Medicina dell’ università di Salerno, si parlava del rapporto tra disturbi comportamentali e microrganismi intestinali. La richiesta di ulteriore informazione sul tema intestino-cervello da parte dei nostri lettori deriva dal fatto che molto spesso (ma non nel caso dell’Espresso)  il tema del rapporto tra problemi intestinali e autismo è pure il cavallo di battaglia di tanti venditori di presunte “cure” a base di diete e integratori vari. Per avere chiarezza su un tema che potrebbe presentare aspetti controversi abbiamo quindi chiesto un contributo scientifico al dottor Luigi Mazzone. 


Il microbiota intestinale e l’autismo

Negli ultimi anni è stato incrementato il numero delle ricerche che si riferisce allo studio dei rapporti tra flora intestinale e sviluppo cerebrale. L’ipotesi che un’alterazione della composizione  dell’attività del microbiota possa essere messa in relazione con il disturbo dello spettro autistico è avvallata dal fatto che la metà delle persone con autismo presentano problemi gastrointestinali, di cui i principali sono stipsi e diarrea e che sia stata riscontrata un’alterazione della permeabilità della barriera intestinale.

In tal senso va ricordato che anche la selettività alimentare tipica di molte persone con autismo e di cui in passato come gruppo Bambino Gesù ci siamo occupati con pubblicazioni su riviste del settore potrebbe avere un effetto sulla composizione del microbiota di queste persone.

Scientificamente è sempre più evidente che esiste un complesso sistema di relazioni che lega il sistema nervoso centrale, il tratto intestinale e il microbiota, noto come “microbiota – gut – brain axis”, di fondamentale importanza per il mantenimento dell’omeostasi dell’organismo umano e in cui i microrganismi della flora batterica intestinale sembrano rivestire un ruolo importante. D’altronde sappiamo anche che il tratto gastrointestinale dell’uomo è un sistema complesso che comprende più di 1014 batteri, il cui genoma è 100 volte superiore al genoma umano, e viene chiamato “metagenoma”. In tal senso i batteri del microbiota, in seguito ad un processo evolutivo, si sono adattati a coesistere in una relazione di tipo commensalistico o simbiotico con l’uomo svolgendo un ruolo molto importante per la salute dell’ospite.

La colonizzazione microbica influisce, nel primi anni di vita, sullo sviluppo cerebrale dei mammiferi e nelle fasi successive di crescita sul comportamento degli adulti. E’ probabile che predisposizioni genetiche e influenze ambientali possano influire sulla composizione del normale microbiota intestinale, predisponendo il bambino a potenziali stati di infiammazione acuta e cronica fino all’insorgenza di vere e proprie patologie.

Recenti lavori sperimentali in modelli animali suggeriscono che il microbiota intestinale ha un impatto sullo sviluppo dell’asse cervello-intestino mettendo in evidenza il coinvolgimento della flora intestinale su alcune funzioni delle cellule epiteliali, sulla motilità gastrointestinale, sulla sensibilità viscerale, sulla percezione sensoriale e sul comportamento. In particolare questi studi suggeriscono che l’interazione della flora intestinale non avviene solo a livello del sistema nervoso enterico, ma anche a livello del sistema nervoso centrale mediante i neuroni, il sistema neuroendocrino e mediante collegamenti neuro-immunitari e umorali e che tale comunicazione è probabilmente di tipo bidirezionale.

Questi risultati quindi, forniscono spunti innovativi per una migliore comprensione del ruolo potenziale delle comunità microbiche intestinali sui disturbi psicopatologici e in particolare sul disturbo dello spettro autistico. Importante segnalare che tali studi al momento non legittimano l’impiego indiscriminato di diete prescritte a persone con autismo ma semplicemente stanno aprendo una nuova strada sia sulla possibile comprensione dei meccanismi eziopatogenetici del disturbo e sia sulla possibilità in futuro di sviluppare nuovi protocolli terapeutici che devono essere sempre basati su acclarate evidenze scientifiche e non su mere speculazioni che vanno solo a scapito dei pazienti  e delle loro famiglie.

Luigi Mazzone

 

gigimazzone

LUIGI MAZZONEE’ medico e ricercatore in neuropsichiatria infantile presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Ha lavorato dal 2005 al 2006 al National Institute of Mental Health di Bethesda (Washington) e, dopo aver vinto la «Alexander Bodini Fellowship», dal 2006 al 2009 alla Division of Child and Adolescent Psychiatry della Columbia University di New York, partecipando a studi di risonanza magnetica su bambini e adolescenti affetti da disturbi dello sviluppo. E’ Autore di numerose pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche internazionali e vincitore del bando di ricerca finalizzata 2009 del ministero della Salute, attualmente svolge attività clinica e di ricerca prevalentemente nel campo dei disturbi dello spettro autistico e dei disturbi esternalizzanti dello sviluppo.

A marzo 2015 ha pubblicato per Mondadori  “Un autistico in Famiglia” utilissimo sostegno per i genitori di soggetti autistici in cerca di riferimenti certi per i loro figli.
 
È fondatore e presidente del Progetto Aita Onlus, con cui ha elaborato un modello di campi estivi (summer camp Aita), esteso a tutta Italia, per l’integrazione dei bambini e degli adolescenti affetti da autismo. È socio fondatore e membro del comitato scientifico dell’Associazione italiana ricerca autismo (aira). E’ naturalmente cittadino diInsettopia ed è tra i nostri punti di riferimento scientifici. Soprattutto ogni giorno visita decine di ragazzi autistici o con problemi neurologici di vario tipo.
Mazzone è “mental coach” della Nazionale Italiana di spada maschile in quanto ex atleta che ha tirato in Nazionale . Ha accompagnato la squadra italiana alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

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