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Luigi Mazzone è tornato da Rio con due grandi vittorie

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La squadra italiana festeggia l’argento olimpionico con il tricolore su cui è ritratta Lia Vassena


Luigi Mazzone ci manda la sua riflessione dopo essere tornato ieri  dalle Olimpiadi di Rio. Luigi porta con sé con due immense ragioni di orgoglio: l’argento per la squadra di spada maschile di cui è “mental coach”, la fantastica esperienza di aver fatto conoscere da vicino le Olimpiadi anche a 8 autistici spadaccini, presi tra gli allievi della sua “Accademia Lia”, dedicata alla moglie Lia Vassena, scienziata e nostra cara amica, scomparsa un anno fa e a cui gli azzurri hanno anche dedicato la loro medaglia.  (vedi: Corriere dello Sport)


      Pensieri post olimpici 

Appena tornato dal Brasile pensieri confusi frutto di due settimane vissute intensamente a Rio de Janeiro per i giochi olimpici impediscono un razionale e lucido resoconto su quanto appena trascorso. In questa Olimpiade molteplici aspetti si sono intrecciati, e tali interazioni hanno reso speciale e magica questa avventura. Mental coach, medico, marito. Inutile negarlo, sono stati questi gli aspetti che hanno caratterizzato il percorso fatto recentemente.

Il tutto frammisto con gli individuali percorsi di vita delle persone con cui ho interagito. Forse varrebbe la pena scrivere un nuovo capitolo di un libro: “Storie di vita che si intrecciano”.

La storia di un mental coach, forse anche un po’ improvvisato, spinto dal suo amico C.T della spada maschile Sandro Cuomo, che in quasi due anni di lavoro ha accompagnato 4 bravi ragazzi, ottimi atleti a diventare uomini ancor prima che campioni. E pensare che gli addetti ai lavori pensavano che anche solo la qualifica alle Olimpiadi sarebbe stata utopica. Alla fine sportivamente parlando è stato un trionfo: medaglia d’argento olimpica a coronamento di un percorso trionfale. Cosa ha detto il mental coach prima di entrare in pedana quel giorno? “metteteci testa e cuore e…siate uomini prima che schermitori”.

La storia di colleghi neuropsichiatri che giornalmente condividono gioie e dolori di un mestiere che non lascia spazio a glorie di palcoscenici olimpici lontani anni luce da quelle che sono le problematiche della vita di tutti i giorni di un ragazzo autistico e delle loro famiglie. E’ successo che otto ragazzi e cinque esemplari colleghi si sono messi in gioco e sono partiti per un viaggio che solo ai più superficiali poteva sembrare banale. L’esperienza del “Progetto Rio 2016” che l’Ospedale Bambino Gesù ha supportato rientra tra le “lucide follie” di voler portare qualcosa di diverso in una calda estate romana senza avere la presunzione che questo sia necessariamente il modello da replicare per salvare le famiglie dal loro autismo quotidiano. E’ semplicemente un esperienza che ha riempito il cuore di otto ragazzi e la dimostrazione che impegnandosi in modo progettuale nella costruzione di attività si può costruire qualcosa di importante. Attenzione: sappiamo bene che lo spettro autistico è eterogeneo e nessuno ha la presunzione di pensare che tale progetto possa essere replicabile e generalizzabile a tutti i contesti, cosi come non ho mai pensato che una gita in moto per le strade americane, possa diventare salvifica per le famiglie che altresi hanno bisogno di risposte concrete su come gestire il quotidiano.

Un quotidiano fatto di selettività alimentare, di problematiche scolastiche, di litigi familiari, di una sessualità che emerge, di autistici che diventano adulti e di scarpe che non si allacciano…quando va bene. Queste sono le vere risposte che dobbiamo dare alle famiglie e di cui siamo consapevoli. Tuttavia, a volte, fa bene sognare e avendo avuto la possibilità di fare questa esperienza, penso semplicemente che ha portato un sorriso sulla bocca di tante persone.

E poi c’e’ una storia d’amore di cui faccio fatica a scrivere ma da cui non posso esimermi perché è la traccia di tutto. La linea conduttrice dietro le quinte di una pedana da scherma che ispira una medaglia olimpica la cui dedica dei ragazzi, che ringrazio di cuore, arriva in realtà come promessa un anno prima…la linea conduttrice che continua ad alimentare la passione per il mio lavoro di neuropsichiatra infantile che pensa che sull’autismo siamo solo all’inizio di un percorso clinico e scientifico…la linea conduttrice che ha ispirato un percorso di coppia condiviso che solo ai più superficiali sembra concluso ma continua oltre l’orizzonte dove lo sguardo perde il confine e inizia qualcos’altro.

Il ritratto su quella bandiera sventolata sul palcoscenico olimpico portava con sé questo amore ed era l’inconsapevole crocevia di queste storie di vita uniche nel loro genere ma che prendono sostanza in una visione d’insieme: le medaglie, l’autismo, un ritratto…

LUIGI MAZZONE 

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 E’ medico e ricercatore in neuropsichiatria infantile presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Ha lavorato dal 2005 al 2006 al National Institute of Mental Health di Bethesda (Washington) e, dopo aver vinto la «Alexander Bodini Fellowship», dal 2006 al 2009 alla Division of Child and Adolescent Psychiatry della Columbia University di New York, partecipando a studi di risonanza magnetica su bambini e adolescenti affetti da disturbi dello sviluppo. E’ Autore di numerose pubblicazioni su prestigiose riviste scientifiche internazionali e vincitore del bando di ricerca finalizzata 2009 del ministero della Salute, attualmente svolge attività clinica e di ricerca prevalentemente nel campo dei disturbi dello spettro autistico e dei disturbi esternalizzanti dello sviluppo.

A marzo 2015 ha pubblicato per Mondadori  “Un autistico in Famiglia” utilissimo sostegno per i genitori di soggetti autistici in cerca di riferimenti certi per i loro figli.
 
È fondatore e presidente del Progetto Aita Onlus, con cui ha elaborato un modello di campi estivi (summer camp Aita), esteso a tutta Italia, per l’integrazione dei bambini e degli adolescenti affetti da autismo. È socio fondatore e membro del comitato scientifico dell’Associazione italiana ricerca autismo (aira). E’ naturalmente cittadino di Insettopia ed è tra i nostri punti di riferimento scientifici. Soprattutto ogni giorno visita decine di ragazzi autistici o con problemi neurologici di vario tipo.
Mazzone è “mental coach” della Nazionale Italiana di spada maschile in quanto ex atleta che ha tirato in Nazionale . Ha accompagnato la squadra italiana alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

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