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Gli 8 autistici spadaccini a Rio ospiti a Casa Italia

 

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Il gruppone degli 8 ragazzi spadaccini e dei loro accompagnatori sembra divertirsi un sacco. Continuano a mandarci foto e video via Whatsapp e ci sembra di capire che stiano vivendo alla grande quest’avventura. Ci stanno scrivendo sui social molti genitori contenti di vedersi rappresentati dai nostri 8 campioni, altri fanno gli scettici “Ma non sembrano autistici!”. Altri scrivono: “Ma non tutti possono permettersi questo!

Che noia con quelli che pensano che l’unico autismo possibile sia quello che loro conoscono di persona, che noia con gli eterni bastian contrari, puntualizzatori, autoaccentratori. Lo diciamo una volta per tutte: è chiaro che questi ragazzi siano stati fortunati ad avere una così fantastica occasione per cimentarsi in una settimana di vita autonoma, lontano dalle loro famiglie.

L’esperienza è importante sia per loro che per per i medici e operatori che li stanno seguendo personalmente. E’ fondamentale “immaginare” cose mai fatte prima con ragazzi neurodiversi, è fondamentale sperimentarle e creare dei modelli replicabili.  Per fare questo qualcuno deve iniziare a sporcarsi le mani, invece di fare solo chiacchiere e convegni. Per farvi capire lo spirito della cosa, il primario Stefano Vicari ha due ragazzi in dotazione con cui divide l’ appartamento,  che segue e accudisce ogni minuto come fosse qualsiasi educatore…Lo stesso fanno tutti gli altri dello staff psichiatri, psicologi o che altro siano, si sono rimboccati le maniche e lavorano con i ragazzi.

Scriviamo questo perchè stando nel loro gruppo Whatsapp leggiamo ogni momento della loro giornata, dalla prima colazione, alla preparazione degli zainetti per uscire (Portate il costume! Qualcuno raccomanda…Domani racconteremo della mattina in spiaggia!) Minuto per minuto sono seguiti e monitorati, ma lasciati il più possibile a gestirsi in autonomia, dalla sveglia fino alla prenotazione della cena. Ma i racconti dei ragazzi bastano da soli a far capire….


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L’ importante è dimostrare che si può fare!

Che senso ha portare 8 autistici alle olimpiadi? Una esperienza per pochi “privilegiati” e perciò velleitaria quanto effimera… Qualcuno ci ha già condannati e senza appello.  Ma noi non vogliamo dimostrare niente ne trovare “la soluzione” di tutti i mali. Noi non siamo onnipotenti.  A noi basta che gli 8 “fortunati” (?) a tavola chiacchierino e ridano tra di loro e ci costringano ogni volta a chiederci: “ma sono davvero autistici?” E ci fa piacere che a casa Italia affianco ad una elegantissima Fiora May e qualche dirigente in doppio petto passeggino anche 8 autistici. A noi basta che non si dica più: “non si può fare”. Chi ha responsabilità di governo deciderà come sempre se chiuderli in un istituto o farli giocare ai disabili. Ma sappiate che si può fare. (Stefano Vicari)

 

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Prima giornata alle Olimpiadi per gli 8 autistici spadaccini a Rio

Gli 8 autistici spadaccini sono atterrati a Rio

 


 

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“Il progetto Rio 2016 è un’iniziativa dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con Accademia Scherma Lia e Progetto Aita Onlus. Gli otto ragazzi volati in Brasile sono infatti seguiti – sia durante l’anno sia durante quest’avventura – dalla Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale e frequentano l’Accademia dove sono stati avviati alla pratica della scherma”.

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