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L’homeschooling è una soluzione? A settembre la scuola per i teppautistici la facciamo a casa?

Ritirare il figlio autistico da scuola e tenerselo a casa. Per molti genitori è stata una soluzione a volte subita per inadeguatezza della struttura, per altri una reazione di rabbia o di disperazione, altri ancora ci avranno pensato concretamente di trasportare la scuola a casa, come un progetto possibile. Oddio, Marge Simpson una volta è costretta a improvvisare un’aula in garage per Bart espulso dalla scuola, ma è altra roba. Premesso che noi la riteniamo una soluzione antitetica a ogni evoluzione sociale dei nostri ragazzi e contraria a ogni possibile idea di inclusione. Però parlarne è utile, anche perché è una maniera per immaginare come noi vorremmo che fosse la scuola e trasferire/imporre modelli più funzionali di quelli con cui spesso ci scontriamo. Non dimentichiamo comunque che qualcosa del genere prima o poi (per Tommy prima) noi ce lo dovremo inventare…I ragazzi crescono veloci e la scuola pubblica passa…La riflessione è ancora più utile per cominciare a immaginare un modello di scuola/lavoro meno approssimativo e generico di quello che passa il mercato. Ricordate colleghi genitori siamo noi che dobbiamo prendere l’ iniziativa, nessuno ci viene a cercare quando i figli raggiungono i limiti di età in cui per tutti sono da considerare “guariti” dall’ autismo”. (GN)


Sign-Language-in-School

Homeschool di genitori americani i cui figli necessitano del linguaggio dei segni

E’ meglio una “buia e quieta stanza di sostegno” in una scuola, o una casa, protetta e ben equipaggiata, che si trasforma in scuola?

Ciascuno ha la sua risposta, ma è certo che in Italia la cultura della scuola, intesa come luogo di apprendimento, educazione e socializzazione, è ancora ben radicata. Per fortuna, diciamo noi. E questo, nonostante le difficoltà, le carenze e le “cadute di stile”. Come gli “sgabuzzini di sostegno”, gli insegnanti trasformati in carcerieri o le tante, troppe ore passate fuori dall’aula, perché proprio non si sa come far stare il #teppautistico tranquillo.

In Italia, però, la battaglia di ogni giorni di famiglie e associazioni è tutta tesa a far migliorare l’inclusione “dentro” la scuola.

Perché più o meno tutti siamo conviti che è lì che anche il più teppista dei #teppautistici debba trascorrere almeno una parte della sua giornata, accanto ai suoi compagni e sostenuto dai suoi insegnanti. Tanto che in Italia gli “homeschoolers” sono meno di un migliaio, e non ci risulta – ma i dati ufficiali non ci sono – che tra loro ci sia una significa rappresentanza autistica.

Non è così in altre parti del mondo: in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, per esempio, l’homeschooling, ovvero la scelta – dei genitori – di non portare a scuola i propri figli, ma provvedere in casa – o fuori casa – alla loro istruzione, è sempre più diffusa. E piace parecchio, a quanto pare, proprio alle famiglie dei #teppautistici. Tanto che Google risponde scattante e generoso alla nostra ricerca su “homeschooling autism”, mettendo in testa ai risultati addirittura un sito dedicato.

Ma andiamo con ordine: iniziamo col dire che l’homeschooling si può fare, è consentito dalla legge, in Italia come in tanti (non tutti) i paesi del mondo. Ci sono condizioni e regole da rispettare, che variano da stato a stato, ma la scelta di istruire i propri figli a casa è prevista e contemplata dalla nostra normativa. Purché l’istruzione, appunto, avvenga e sia documentata e provata.

I numeri, però, sono bassissimi: non più di 1.000 bambini e ragazzi in tutta Italia stanno studiando a casa anziché a scuola. Ci sono gruppi di “appassionati” radicali, come le famiglie di “Controscuola”, ma restano una minoranza. Il ministero, a cui abbiamo chiesto qualche dato, sa molto poco di questa sparuta popolazione di homeschoolers. Tanto meno sa se tra questi ci siano – e quanti siano – disabili e #teppautistici. Tra casa e scuola, insomma, in Italia vince scuola. E si lavora in tutti i modi per migliorarla.


Passiamo al Regno Unito, patria – potremmo dire, degli homeschoolers che, nella sola Inghilterra, nel 2014 erano ben 27 mila! Un numero approssimato per difetto, e che comunque riguarda solo questa regione del Regno Unito, dove negli ultimi 5 anni si è registrato un incremento del 65%. Decisamente inferiori i numeri negli altri Paesi europei, laddove numeri ci siano, visblog2to che il fenomeno non è ovunque monitorato e studiato: in Francia gli “homeschoolers” sono circa 3 mila, in Spagna 2 mila.
Mettendo il naso fuori dall’Europa, ci si imbatte nella folta schiera di homeschoolers statunitensi, che sono circa 2 milioni. Nel mondo, insomma, è una realtà che esiste, quella della scuola “fatta in casa”: ed è naturale che, laddove i numeri e la cultura siano consistenti, anche i #teppautistici e le loro famiglie possano essere affascinati – o “tentati” da questa esperienza.

Ecco cosa scrive, per esempio, Allison Troter, insegnante, mamma di #teppautistico e autrice del blog “Homeschooling Autism”:

Quando, nel 2011, il passaggio di mio figlio autistico alla scuola media non è andato bene, mio marito e io abbiamo pensato che fosse il momento che io iniziassi a istruirlo a casa. Ora siamo ermametnte convinti che il Signore abbia creato la situazione ideale per Jackson e me.

Il bolg di Allison è ricco di materiale, di indicazioni, di aneddoti, che svelano perché e come questa possa essere una “situazione ideale”. L’ultimo post contiene quelle potremmo definire le 5 “regole” dell’homeschooling con i #teppautistici:

  1. Relax! “Mio figlio ha lasciato la scuola dopo 6 settimane estremamente stressanti, di punizioni continue e con un programma ABA eseguito terribilmente, che lo mandava in un angolo, dietro una linea di nastro adesivo, per il 90 % della sua giornata . Aveva bisogno di un mese intero per smettere di piangere e di auto flagellarsi. E per ritrovare un senso di sicurezza e protezione
  2. Entrare in contatto con altri homeschoolers e gruppi di genitori che avevano scelto la stessa esperienza “mi ha aiutata a sentirmi parte di una comunità molto più grande di genitori appassionatblog3i e dedicati, impegnati a offrire ai loro figli la miglior esperienza educative possible!”
  3. Organizzare la giornata in orari. “L’homeschooling per autistici include così tanto lavor sulle abilità della vita quotidiana, che perfino la colazione diventa un’occasione di apprendimento da non sottovalutare”. Così Allison ha diviso la giornata in “blocchi”, progettando e programmando ogni singolo momento. E sul suo blog fornisce una traccia da seguire, o a cui ispirarsi
  4. Preparare curriculum e materiali. In questa voce, Allison sepiga come si possa costruire da soli tutto ciò che serve per fare scuola in casa, così che questa esperienza sia per tutte le tasche. Ed elenca una serie di “materie e materiali” utili in questo percorso.
  5. Flessibilità! Questa è la quinta parola d’ordine: “credete in voi stessi e in vostro figlio. Se qualcosa non funziona, mettetelo da parte. Vostro figlio ha isogno esattamente di ciò di cui vostro figlio ha bisogno! Non perdere tempo ed energie per forzare un programma che non si adatta a lui.

 

rivistaAll’homeschooling per #teppautistici è dedicato anche un lungo servizio di un’ottima rivista “Autism parenting magazine”: la copertina dell’ultimo numero è dedicata proprio alla “Homeschooling Revolution”. Sette articoli sul tema, tra pareri di esperti e storie di vita. E così introduce il tema l’editore, Amy KD Tobik:

Dal momento che ogni bambino è diverso e apprende a modo suo, adattare il programma al suo stile di apprendimento, alla sua personalità e alle sue necessità è l’ideale, specialmente per le famiglie con autismo. Con un nuovo anno scolastico all’orizzonte, abbiamo chiesto a specialisti, insegnanti e famiglie un parere, per questo numero speciale.

Uno dei miti più diffusi sull’ homeschooling è che non permetta ai bambini di socializzare e limiti così le opportunità per lo sviluppo di abilità sociali tanto necessarie per l’autismo . Non è così secondo Annie Eskeldson, homeschooler con 12 anni di esperienza, che fornisce una lista di 10 eccellenti opportunità di socializzazione. Ci sono così tante opzioni interessanti tra cui scegliere, per migliorare la vita di un homeschooler! L’homeschooling può essere un grande impegno per una famiglia, ma può portare enormi benefici.

Noi, da parte nostra, ci sentiamo di credere ancora nella scuola fatta a scuola. Per tutti, #teppautistici inclusi. E voi, cosa ne pensate?

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