Fanta-autismo

La fanta terapia che ci mancava…Pokémon Go guarisce gli autistici!

teppamon

Arriva dall’Olanda la “notizia” che giocare a Pokémon Go gioverebbe agli autistici. Ci mancava davvero una nuova fanta terapia ma conviene riderci su, almeno prima che questa voce si diffonda e si trasformi in un’ulteriore occasione di marketing virale per il giochino che sta facendo impazzire l’ umanità.  Oggi ne scrive Il quotidiano olandese di ispirazione cattolica “De Volkskrant” in un articolo di  Lisa van der Velden, che già dal titolo farebbe sperare che cacciando Pokemon si possa uscire dall’autismo.

 L’entusiasmo per la nuova app della Nintendo, definita una “manna per gli autistici”,  nasce dall’ Istituto di cura  “Parsassia Groep”,  nel cui sito effettivamente si legge  un report che affermerebbe che  Pokemon Go “aiuta gli autistici”. Tutta l’evidenza scientifica della scoperta è nella testimonianza di Lex Brouwer,  un infermiere psichiatrico che lavora al centro per l’ autismo Dijk & Duin dell’ Istituto Parnassia.

 Il signor Lex si dice affascinato dalle potenzialità del gioco nell’incentivare la socializzazione tra giovani con autismo e i loro coetanei neurotipici. Un suo paziente avrebbe camminato per 33 chilometri in pochi giorni, si deduce con lo sguardo fisso sullo smartphone per scovare Pokemon, mentre prima se ne stava chiuso in casa.

L’infermiere sta anche considerando di includere il gioco con i Pokemon nei trattamenti del suo centro, specifica però che per non tutti i ragazzi con autismo è consigliabile praticarlo da soli, per alcuni dei suoi pazienti non consiglia di giocare se non accompagnati dai genitori, la loro disattenzione per l’ambiente esterno in questo caso sarebbe resa ancora più critica dall’ essere distratti dal display dello smartphone.

 C’è anche la testimonianza di Herman autistico di 27 anni che afferma di non aver mai parlato abitualmente con persone sconosciute, ma da quando gioca con Pokemon Go, nemmeno una settimana, non ha difficoltà ad approcciarsi con gruppi di estranei impegnati come lui nella caccia grossa al mostriciattolo giapponese.

Dichiara entusiasmo pure Wendy Franssen, insegnante  con due figli di 11 e 13 anni, con l’autismo e ADHD. Normalmente non c’era verso di farli giocare assieme, tanto dentro quanto fuori casa, se non rischiando che si accapigliassero tra loro.  Ora come per miracolo non vedono l’ora di uscire assieme a smanettare sullo smartphone in giro per il quartiere,  soprattutto hanno smesso di litigare perché in quel gioco nessuno comanda. Wendy Fraussen non nasconde una certa apprensione nel saperli a zonzo da soli, ma ha negoziato un perimetro di movimento stabilito e al massimo un’ora di Pokemon al giorno.

Continua la rassegna dei pareri entusiastici  con Carolien Rieffe,   docente di psicologia infantile all’Università di Leiden, che comunque mette in guardia sui possibili contatti con estranei che il soggetto debole potrebbe avere tramite il gioco. La psichiatra Miriam Rinne, sempre del Centro medico universitario di Leiden,  accende un campanello d’allarme sul fatto che giochi come Pokemon Go potrebbero trasformarsi in un’ ossessione per soggetti con autismo. Parla di uno dei suoi pazienti che ha fatto circa 60 chilometri in poco più di una settimana, sempre alla caccia di Pokemon, addirittura un suo amico con autismo è arrivato a farne 150, anche se è riuscito a socializzare più del consueto.

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