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A Londra disabili in piazza per avere scuole speciali alla portata di tutti

7b59e5c1-a00e-427c-beec-9377b07b6ec1La Gran Bretagna dell’era Brexit sembra girare al contrario anche per quanto riguarda il sistema scolastico dei ragazzi disabili. O meglio l’aspettativa per il futuro di questi studenti (e delle loro famiglie). Quello che sembrava essere il Paese di Bengodi dal punto di vista normativo, culturale, di senso civico, sull’educazione (gli Individual Special Needs) e l’attenzione al problema della disabilità, non vanno in sintonia con la legislazione vigente in materia nel Regno Unito.

Proprio nei giorni in cui impazzava la campagna elettorale IN-OUT dall’Unione Europea, esattamente il 16 giugno una manciata di ore prima del tragico omicidio della leader laburista Joe Cox, di fronte all’House of Parliament a Londra un nutrito gruppo di associazioni di ragazzi disabili manifestava in nome della libertà di scelta per i disabili del tipo di scuola superiore (college) da frequentare.  C’erano anche molti ragazzi special  tra i quali una piccola avanguardia di autistici.

e44b2415-14c6-416e-a32f-ac73140fc596 3Con grande stupore abbiamo appreso che ce l’avevano con l’inclusione scolastica che “relega” i ragazzi disabili in una “realtà indifferenziata” dove “non possono concretamente sviluppare le loro competenze ed abilità che potrebbero invece favorire loro una vita più autonoma”.

La loro richiesta era precisa: vogliamo scegliere tra la scuola pubblica (quella dell’inclusione e basta che molti mi hanno definito parcheggio) e la scuola speciale. Che lungi da essere non solo un parcheggio ma “un ghetto di soli disabili”, come l’intendiamo noi italiani abituati a certe realtà nostrane più vicine all’istituzionalizzazione che all’istruzione, è invece una scuola “utile per i ragazzi disabili” in quanto pullulante di insegnanti specializzati nelle varie disabilità e dunque in grado di creare “un vero percorso didattico formativo” per coloro che hanno una marcia in meno ma vogliono realmente far parte attiva della società.

 La resistenza del governo inglese a non favorire la libera scelta tra scuola pubblica e speciale è facilmente comprensibile. Di scuole pubbliche che ne sono tante sparse sul territorio di speciali molto poche e molto care. Alla fine, potremmo dedurre, possono accedervi solo i raccomandati o chi ha i mezzi finanziari per contribuire alle spese.

Ecco perché il welfare inglese nicchia. Da noi, invece, il problema non esiste perché abbiamo solo ed esclusivamente l’inserimento nella scuola comune. Qui ci riempiamo la bocca con la parola “inserimento” ci sentiamo pure all’avanguardia rispetto al resto del mondo perché abbiamo escluso a priori qualsiasi tipo di scuola speciali (a parte qualche caso sporadico ad esempio gli istituti per sordi e ciechi).

Solo ora stiamo lentamente rendendoci conto che la vera inclusione è ancora lungi, anche da noi, ad arrivare. In particolare i più negletti restano i ragazzi con disabilità mentali. Tra il balletto degli insegnanti di sostegno che ogni anno cambiano e la totale ignoranza sul che fare (della serie, ad esempio, “gli autistici questi sconosciuti!”) spesso ci tocca parlare anche noi di parcheggi scolastici.


 PER SAPERNE DI PIU’
Il sistema d’inserimento nelle scuole può essere di vario genere: educazione speciale separata, educazione speciale ma occasionalmente collegata alle scuole comuni e classi speciali in scuole comuni, l’inserimento di alunni disabili in classi comuni (è il caso dell’Italia). L’educazione speciale separata è prevalentemente praticata in Belgio con otto tipi di scuole a seconda della disabilità, in Germania con dieci tipi di scuole,  nei Paesi Bassi con quindici tipi. Nel Regno Unito il sistema è misto (come in Francia e Danimarca) : ci sono scuole pubbliche ad inserimento  disabili e speciali.

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