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Basta disabili e autistici a rovinare le vacanze di noialtri!

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Non c’è niente da fare: disabili e #teppautistici in vacanza non devono andarci! A che titolo e con quale diritto disturbano la quiete e la leggerezza estiva di chi vuole godersi, al mare o in montagna, un po’ di sano e meritato relax? E perché mai, nel villaggio sull’Adriatico, tra animazione, cocktail in spiaggia e massaggi thailandesi, un povero villeggiante dovrebbe sopportare l’incontro o lo scontro con un ragazzo rumoroso e molesto, o con un disgraziato in carrozzina, a ricordargli che nella vita esistono anche le sfighe? No, tutto questo è inconcepibile! E allora paghi quel villaggio che non ha avvertito il suo ospite che lì, in quei giorni, avrebbe trovato quella molesta e triste compagnia! E faccia magari come quell’albergatore che, due anni fa, allontanò dalla sua struttura nonna e nipote #teppautistico, dopo le lamentale dei villeggianti. O come il gestore del bed and breakfast vista cupolone, che il #teppautistico e la sua famiglia non li fece proprio accomodare.

Non è fantascienza, né un attacco di cinismo. E’ il succo della recensione di Ciro33 su Tripadvisor che abbiamo ripreso qui sopra, datata qualche giorno fa e che, dopo aver collezionato diverse centinaia di pollici alzati, ora semina indignazione in rete e sui media. E che stamattina è stata rimossa.

Oggi Il MESSAGGERO completa la notizia

Roseto, “troppi disabili nel camping”: cliente minaccia di sporgere denuncia

TERAMO Troppi disabili nel villaggio turistico: cliente minaccia denuncia e scatena una bufera sul web. E’ diventato un caso nazionale quello di un utente che si è lamentato sul noto sito di recensioni “Tripadvisor” per la presenza, al Villaggio Lido d’Abruzzo di Roseto, di “una miriade di ragazzi disabili”. Il turista, che si firma “Cico 33”, si è anche lanciato in una “lezione di vita” verso i titolari del villaggio:“bisogna essere leali”, scrive. La scarsa trasparenza sarebbe stata dovuta, a suo dire, dal non essere stato informato preventivamente della presenza del gruppo di ragazzi disabili in carrozzina.

L’amministratore del Lido d’Abruzzo, Bruno Ciutti:  «Abbiamo sempre ospitato i disabili e continueremo a farlo con orgoglio, mi dispiace per chi non è d’accordo. Il problema è che questa persona si cela dietro l’anonimato e minaccia anche denunce, noi non sappiamo nemmeno di chi si tratti. In compenso abbiamo molte recensioni positive e ne siamo felici». Duro invece il commento di Dante D’Elpidio, responsabile dell’Unitalsi Abruzzo. «Una vicenda veramente raccapricciante».

A commentare, ci pensano in tanti, condannando il vile pensiero di Cico33 e apostrofando l’autore con epiteti vari, più o meno irripetibili. Ma qui ci basta riprendere, per intero, il post pubblicato poco fa da Iacopo Melio, autore di #Vorreiprendereiltreno e titolato più di tanti altri, in quanto disabile in carrozzina con il pallino dei viaggi e un odio ancestrale per le barriere, a dire la sua sulla triste vicenda

 

melio

CARO TESTA A PINOLO, IO IN VACANZA CI VADO

Caro testa a pinolo…
No, non ho niente contro i pinoli e neanche contro le “teste a pinolo”, ché un po’ anche la mia ci somiglia. Ma avrei potuto iniziare questa lettera diversamente, ad esempio chiamandoti “testa di cazzo”. E allora ecco, credo che “testa a pinolo” possa essere un giusto compromesso tra il mantenere superiorità intellettuale mostrando rispetto e educazione, e lo sfotterti un po’ richiamando ugualmente “alla testa di cazzo” che hai dimostrato di essere.

Sì, caro il mio testa a pinolo. Ho saputo che sei stato in vacanza e che qualcosa è andato storto. Un gruppo di disturbatori ha infranto il tuo
progetto di relax in mezzo al verde. Che magari te lo eri pregustato per tutto l’anno chiuso all’aria condizionata del tuo ufficio, in piena città, otto ore per cinque giorni tra noia e frustrazione.

Caro il mio testa a pinolo, nessuno poteva prevedere che in mezzo a cotanto grigiore non avresti resistito allo sbalzo della bellezza che irrompe, magica, nella vita di qualcuno.

Lo sbalzo emotivo è stato insostenibile perché, si sa, un disabile è una persona triste per natura, e quando qualcosa si rivela come non pensavamo che fosse ci destabilizza. Quando qualcosa sconfina dall’etichetta sociale che siamo soliti dargli, un po’ per rassicurare noi stessi e un po’ per sentirci migliori, si perde la bussola.
Per quelli infatti, i disabili che soffrono tanto (per definizione, appunto), ci sono gli ospedali, le case di cura e di riposo. Che se si chiamano “di cura” è normale che soffrano e se si chiamano “di riposo” va da sé che non è certo naturale per loro ballare, o cantare, o fare escursioni all’aria aperta come fanno tutti gli altri. Magari ridono anche, t’immagini?
Ecco. E allora? Cosa diamine si è inceppato nel magico cerchio della vita ai tuoi occhi miopi?

Caro il mio testa a pinolo… Mi trovo qui a scriverti due righe perché non so se un giorno anche io avrò dei figli come te. In realtà non so neanche se avrò un lavoro che mi permetterà di sognare una vacanza, ma andiamo per gradi: di certo una cosa l’ho ben chiara in testa, ed è la responsabilità genitoriale.
Se mai un giorno avrò dei figli vorrò insegnare loro che la vera disabilità è negli occhi di chi guarda, di chi non comprende che dalle diversità possiamo solo imparare. Disabile è chi non è in grado di provare empatia mettendosi nei panni degli altri, di mescolarsi affamato con altre esistenze, di adottare punti di vista inediti per pura e semplice curiosità.

Citando una tua frase. “I disabili sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze ma vi posso assicurare che per i miei figli non è un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina.”.
Ecco, caro il mio testa a pinolo. Se un giorno avrò dei figli saranno sicuramente più fortunati dei tuoi che, poveracci, di colpe non ne hanno. Più fortunati perché scopriranno che la mia carrozzina non è né più né meno di un paio di scarpe nuove con le quali iniziare viaggi, avventure, sogni, destini, speranze.
Se un giorno avrò dei figli sapranno che il dolore, quello vero, è nascosto nell’indifferenza e non nella malattia. Che i brutti spettacoli del mondo ce li ha sempre “regalati” la cattiveria umana e mai la dignità. Che il mondo è popolato da persone diverse ma con gli stessi diritti. Che non esiste libertà abbastanza grande di quella che possiamo prenderci per essere felici.
Perché vivere significa questo: esser messi in condizioni di poter fare del nostro destino ciò che si vuole, senza mancare di rispetto (ah, che bella parola!) a chi ci sta intorno.

maglietta melioQuindi, caro il mio testa a pinolo… Non solo io in vacanza ci vado, quest’anno, come tutti gli altri anni. Ma ci andranno anche Marco, Matteo, Laura, Sara, Ilaria, Fabrizio, Ginevra, Alessandro… E tutti i ragazzi “speciali” di questo mondo, che di speciale non hanno niente se non la loro unicità: come me che ti ho scritto questo papiro di robe sconclusionate, forse, mosso da una frustrante sensazione di impotenza, e come te, caro testa a pinolo, che della vita non hai capito proprio niente.
Iacopo Melio

PS: “Bastava che la gente mi avvisava”… Il congiuntivo, perdiana! Almeno il congiuntivo…

 

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