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Il teppautistico non suona al saggio. E non è neanche invitato

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Il saggio non può farlo, perché non sa suonare né cantare.
Ma non può neanche vederlo, perché non è stato invitato.

Esclusione totale, discriminazione doppia per un #teppautistico di 13 anni della scuola media di Sorso, in provincia di Sassari. Lo racconta la mamma accorata, sfogandosi sui social, sempre più spesso deputati a raccogliere lo scontento e lo scoramento di genitori come lei, costretti ad assistere a negazioni che vanificano anni di sforzi e di investimenti fatti per assicurare al proprio figlio tutta l ‘inclusione e la partecipazione possibile. Così, dopo 5 anni di scuola elementare sereni, in cui il ragazzo ha partecipato nel migliore dei modi alla vita scolastica, ora sembra che tutto sia cambiato:  è ben inserito in classe e sta bene con i compagni, nonostante il suo autismo grave e le tante difficoltà relazionali.

saggioMa con gli insegnanti “non c’è mai stata comunicazione – racconta – Io ho chiesto che ci fosse più dialogo, che in queste situazioni è essenziale, ma non è mai arrivato. Mi è stato risposto che loro erano abituati così”, riferisce a La Nuova Sardegna, che ha lanciato il caso dopo averlo intercettato sui social, dove sta ricevendo grande attenzione e suscitando unanime sdegno. Infatti suo figlio, dopo aver, a modo suo, partecipato a tutta la preparazione del saggio musicale della sua classe, a quel saggio non è stato neanche invitato. “Abbiamo scelto la classe a indirizzo musicale – spiega la mamma – nella speranza che potesse stimolarlo e aiutarlo nel suo percorso. Lui ancora non suona, ma con i compagni sta bene. E’ l’unico che al saggio non è stato invitato”. E così si è sfogata su Facebook la donna:

Che meraviglia venire a conoscenza che il giorno prima che terminasse la scola, tutta la classe di mio figlio si esiirà per un saggio musicale. Tutti i genitori invitati… Bellissima cosa. Mio figlio frequenta la stessa classe, purtroppo non suona nessuno strumento per delle difficioltà. Ma mi chiedo: perché escluderlo come spettatore? Vi siete posti questa domanda, cari insegnanti? Complimenti, evviva l’integrazione. Qualche volta azionate cuore e cervello insieme

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