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Lo spot dell'autistico nella bolla vince anche il premio "L'anello debole"

bolle

Sono stati comunicati i nomi dei vincitori delle varie sessioni dell’edizione 2016 dell’importante il premio internazionale L’anello debole che nasce nel 2005 da un’idea di Giancarlo Santalmassi e promosso dalla Comunità di Capodarco di Fermo, E’ un premio unico nel nostro Paese, perché conferisce riconoscimento a quelle persone che ancora hanno coraggio e strumenti professionali adeguati per raccontare le storie più scomode e problematiche, quelle che la tv ufficiale tratta al massimo come “casi umani” per farci capire e che invece meritano una narrazione che osservi regole di stile, consapevolezza, linguaggi e competenze impossibili da improvvisare.

Il premio viene quindi assegnato ai migliori video e audio cortometraggi, giornalistici e di fiction, su tematiche a forte contenuto sociale e sulla sostenibilità ambientale. Dal 2010 il premio si svolge all’interno del Capodarco l’Altro festival. Io stesso negli ultimi tre anni ho fatto parte della giuria di qualità che ha valuta le opere radiofoniche, tra l’altro quest’anno  non ha scelto nessun finalista tra i selezionati suscitando reazioni e acceso dibattito perchè in sede di giudizio è prevalso il parere che le opere che ci erano state sottoposte non abbiano soddisfatto appieno lo standard di qualità e di contenuti raggiunto nelle edizioni precedenti. Aggiungo questo particolare solo per far capire che è un premio che ha alle spalle un’idea forte, che potrebbe imporre anche decisioni difficili e a volte impopolari.


Vado al punto: per la sezione Ultracorti il premio è andato a Andrea Tubili (già vincitore lo scorso anno a Capodarco del premio speciale Ecopneus”), con lo spot di 30” della Rai per la giornata sull’autismo 2016. Il riconoscimento è stato consegnato dal vice prefetto di Fermo Francesco Martino. Metto le mani avanti prima che si levi il coro degli “indignati”, anche se non ho fatto parte della giuria degli ultracorti, rispetto comunque il giudizio dei miei “colleghi” anche se per coerenza intellettuale non posso fare a meno di esprimere il mio dispiacere per questa assegnazione che cercherò, come posso, di articolare nel dettaglio.

E’ inutile che ci giri intorno, chi mi conosce sa che amo essere diretto: non mi va proprio giù che il massimo riconoscimento nel campo della corretta rappresentazione delle più varie problematiche sociali abbia conferito nuovo e referenziato credito allo spot della bolla, proprio quello che noi genitori di autistici abbiamo considerato un’offesa verso i nostri sforzi quotidiani, come pure una pessima riesumazione di sconfessate e deprecabili teorie sulla responsabilità delle “madri frigorifero” nell’autismo dei loro figli.  

Non sto qui a ripetere perchè e percome quello spot è radicalmente sbagliato nel messaggio che trasmette: l’autismo si cura con l’ amore della mamma. E’ ancora di più pesante il fatto che l’ azienda di servizo pubblico lo abbia trasmesso incurante del moto d’ indignazione di genitori e scienziati, con la silenziosa accondiscendenza delle associazioni invitate a partecipare alle (alla fine modeste) programmazioni speciali per il 2 aprile.

Che il premio avesse già vinto un festival di pubblicitari ci può anche stare, non entriamo nel merito della realizzazione tecnica e del suo valore artistico, non pretendiamo per le giurie dei festival della pubblicità  una cultura aggiornata sulle evidenze scientifiche riguardo all’autismo, cultura che nel nostro paese difetta persino tra i neuropsichiatri. Quello che ci lascia veramente amarezza nel cuore, e che ci porterebbe ancora una volta a considerare vani i nostri sforzi nel divulgare, è che ora ci diranno: “Ma che volete ancora? Lo spot della bolla ha avuto anche il riconoscimento da chi si occupa d’informazione sociale…Siete rimasti solo voi a storcere la bocca.” E noi francamente avremo ben poco da ribattere.

Questo davvero è un boccone pesante da mandare giù, proprio perché a premiare lo spot sono stati miei amici e persone che stimo. Mi viene da pensare che in questa battaglia per la conquista del senso si è veramente soli, di sicuro il premio riempirà di felicità tutti i guru della restaurazione psicodinamica, farà fare salti di gioia a psicanalisti a illusionisti a miracolisti e altri guaritori di vario genere. Farà cresce ancora di più sensi di colpa, giustificherà rancori familiari e rafforzerà scelte scellerate.

Ognuno è libero naturalmente di premiare chi meglio creda. Per noi autistici la bolla con il cuore di mamma continuerà a essere un sintomo d’arretratezza,  un pericoloso messaggio fuorviante riguardo le corrette scelte che una famiglia dovrebbe fare quando si trova a dover gestire un figliolo autistico.

QUI TUTTE LE VOLTE CHE ABBIAMO PARLATO DELLA BOLLA CHE NON CI PIACE

Pubblichiamo la lettera di un padre che ci scrive su un tema che sembra generalmente poco interessare chi istituzionalmente si occupa di autismo. Il problema è quello che invece maggiormente assilla una famiglia con autistico in gestione: sappiamo cosa per la comunità scientifica  giova a nostro figlio (almeno vale per le famiglie con maggiore cultura

Si prepara il 2 aprile degli autistici tra tartarughe ninja e mamme con le bolle

Mi è stata girata una mail che conteneva la “lettera aperta ai genitori dei bambini autistici Di Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO”. Non posso fare finta di non averla letta, anche se io non sono più genitore di un bambino autistico e quindi per me quello che è scritto non vale più…Peccato.  Comunque visto

Il gattino e la teppautistica. Questa sì che è una bolla

La chiamano Cat-therapy perché quella dolce micetta sta facendo miracoli con la sua padroncina #teppautistica. Gira in rete un video, che li mostra sempre insieme, uniti e affiatati: lei, Iris, una biondina di sei anni. E l’altra, Thula, la gattina terapeuta. La storia la raccontano bene soprattutto le immagini, pubblicate su social network e siti internet e

Ancora un’analisi dello spot Rai sull’autismo

Siamo un aggregatore di senso sull’autismo, lo abbiamo scritto e detto più volte. Ripubblichiamo per questa ragione l’analisi puntuale e condivisibile allo spot Rai sulle bolle fatta da Nicola Pasqualato, presidente dell’ associazione Lotta all’ autismo Onlus di Treviso. Noi ne abbiamo parlato ampiamente qui e in molti pezzi precedenti. Osceno e violento contro le

Quella nella bolla non è la mamma del teppautistico

Quella che entra nella bolla del #teppautistico potrebbe non essere la mamma. E quel cuore ha un significato diverso da quello che avevamo inteso. Dopo l’articolo che abbiamo pubblicato ieri sugli ori conferiti allo spot delle bolle, ci ha scritto Andrea Tubili, “Creative director” della Lightcut film, per fornirci qualche precisazione e aiutarci a interpretare

I teppautistici nella bolla vincono due ori agli Oscar

I #teppautistici rompono le bolle, ma le bolle vincono l’Oscar. Lo spot è stato realizzato per la Rai lo scorso anno in occasione del 2 aprile, rappresenta una mamma che penetra nella bolla del figlio autistico disegnandoci il cuore che fino a quel momento – par di capire – non ha saputo donargli. Il messaggio

Giornalisti che trattate di autismo evitate la fantastampa o il romanzetto

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Vicari su l’autismo nella bolla: è uno stereotipo vecchio di 50 anni!

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Noi autistici, forse scoppiati ma fuori dalle bolle…

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