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La storia realistica dell'autistico in famiglia in un telefilm giapponese

giappautistico

In un telefilm giapponese è raccontata la storia di una famiglia con un bambino autistico. La serie televisiva (Dorama in Giappone) è stata trasmessa nel 2004 per 11 episodi dall’emittente NTV, ha vinto quattro sessioni del Television Drama Academy Awards.  Il titolo originale è Hikari to tomo ni- jiheishou ji wo kakete (tradotto in italiano Con la luce: crescendo un bambino autistico), è un manga della scrittrice giapponese Keiko Tobe, i cui capitoli furono  inizialmente pubblicati sulla rivista For Mrs e in seguito raccolti in una collana di 15 volumetti.

La storia è incentrata sulle vicissitudini di una famiglia giapponese alle prese con un figlio autistico. Il primo episodio della serie inizia con l’attesa per la nascita del piccolo protagonista che i genitori decidono di chiamare  Hikaru, scritto con il carattere 光 (leggi Hikari), ovvero luce in giapponese. I due non immaginano, purtroppo, quale sarà il loro destino: il bambino è affetto da autismo e la loro vita, che si prospettava lieta e serena, dal quel momento non sarà più la stessa. Come molti bambini autistici, Hikaru non parla, non riesce a socializzare con i propri coetanei, sviluppa una serie di atteggiamenti  irrequieti che vanno dal correre all’impazzata senza fermarsi mai, rimanere seduto con sguardo assente senza alcuna percezione di ciò che gli sta intorno. Urla e si muove in maniera incessante e spesso fa il gesto di tapparsi le orecchie. I genitori si ritrovano a vagare in una strada senza uscita: in particolare la madre del bambino, costretta a badare continuamente al figlio, vive una realtà quotidiana in cui la frustrazione, l’imbarazzo, ma soprattutto l’incomprensione di cosa sia l’ autismo la perseguitano dovunque vada.

Anche le più semplici azioni di ogni giorno, come prendere un mezzo pubblico o andare a fare la spesa, diventano ostacoli insormontabili. Per esempio, all’inizio della serie, la madre viaggia in treno con Hikaru, il quale invece di rimanere seduto non fa che alzarsi, correre per i corridoi, ignorando i giocattoli che la madre gli propone per distrarlo. In una delle scene chiave del primo episodio la famiglia assiste ad un funerale in compagnia di tutti gli invitati, rigidamente seduti nella classica posizione seiza come vuole l’etichetta, Hikaru si spaventa per la voce del sacerdote e, coprendosi le orecchie, inizia a dimenarsi e a urlare nel bel mezzo della messa funebre. Conclusasi la cerimonia, la suocera si rivolge alla madre e alla notizia che a suo nipote è stato diagnosticato l’autismo, un “male” incurabile e sconosciuto, accusa la donna di non averlo cresciuto come si doveva, gettandole addosso l’onta della “madre frigorifero”.


Guarda il primo episodio della serie


 

L’aspetto che più potrebbe interessare lo spettatore italiano, se la serie fosse mai trasmessa dalle nostre tv, è la straordinaria simmetria con i problemi quotidiani che ogni genitore di autistico deve affrontare dalla mattina alla sera, situazioni che gli autori giapponesi hanno evidenziato con straordinaria puntualità già dodici anni fa, ispirandosi addirittura a un fumetto del 2000. E noi siamo ancora alle “bolle” e a “Rain man”.  Sembra di aver vissuto i momenti imbarazzanti, gli episodi di disagio di fronte a degli sconosciuti che non conoscono l’autismo e che scambiano le azioni del piccolo Hikaru, come rubare il suo dolcetto preferito in un alimentari, rompere gli oggetti, alzare le mani sugli altri quando in preda alla frustrazione, per sintomi di maleducazione e mancanza di responsabilità da parte sua e della famiglia.

In particolare emblematica la figura della suocera che all’inizio non vuole accettare la condizione del nipote,  confondendo autismo con depressione e ricollegandone le cause alla mancanza di cure materne, ognuno di noi ha conosciuto almeno un parente che sminuisce il problema di un bimbo di famiglia che a tre anni ancora non parla. “Carini” e già visti tante volte anche i genitori dei compagni di classe di Hikaru, che vedono l’integrazione di un bambino autistico come una minaccia per i loro figli piuttosto che un’opportunità per insegnare ai bambini ad accettare la diversità fin dalla scuola primaria. Il vero problema di Hikaru è di dover affrontare barriere sociali che escludono chi non è totalmente indipendente, nessuno vuole rinunciare a una briciola della propria esistenza per favorire chi è svantaggiato. L’ autismo è raccontato in questa fiction in una maniera che rispecchia perfettamente la stessa realtà che anche noi, genitori o fratelli di ragazzi con autismo, ci ritroviamo, a gradi diversi, a vivere quasi ogni giorno della nostra vita.

filippo

Filippo Nicoletti (Roma 1995): Fratello di Tommy, ragazzo autistico di 18 anni. studia lingua giapponese all’Istituto giapponese di cultura di Roma. Ha conseguito il livello intermedio nell’apprendimento della lingua e si appresta a dare l’ esame per il livello N2 del JLPT (Japanese Language Proficiency Test)

Articoli precedenti: Esperimento di due fratelli di #teppautistici

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