Scuola & Tempo

La scuola sta finendo. E il teppautistico dove lo porti?

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Chiude la scuola, manca davvero poco. (E chiudono anche i centri diurni, in molti casi). Le famiglie sono tutte alle prese con le organizzazioni para-estive, tra centri e campi estivi: con un ventaglio di possibilità imbarazzante, tra cui scegliere solo in base alle disponibilità finanziarie. Si va dal centro estivo comunale, che va bene per chi vuole spender poco e non punta al top, all’oratorio parrocchial, che ormai sscuola-chiusa1i chiama Grest, al centro estivo in cui si va a cavallo, o si parla solo inglese, o si va a cavallo parlando solo inglese. E poi una ricca gamma di centri sportivi, che praticano ogni tipo di disciplina, da quelle orientali a quelle acquatiche. Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
E un po’ di sacrificio economico. Ma le famiglie “neurotipiche”, in qualche modo, se la cavano anche a scuole chiuse: i loro figli sono contesi tra la parrocchia, la scuola, il centro sportivo, il Wwf e tanti ancora.

Per i genitori che hanno un figlio disabile, o peggio ancora #teppautistico, è tutta un’altra storia.
Anche per loro, in teoria, le possibilità sono tante: nella pratica, però, non tutte queste possibilità sono realmente percorribili. Vediamo quali sono, senza troppo entrare nel dettaglio

Centri estivi speciali

centri estiviCi sono, tanto per cominciare, i centri estivi “speciali”, riservati ai ragazzi disabili: si tratta per lo più di esperienze che nascono dalle costole di centri diurni attivi durante l’anno e spesso rivolte anche a ragazzi disabili adulti. E’ questa, infatti, la “fascia critica” della disabilità: dopo i 14 anni, ma ancor più a partire dai 18, si riducono o spariscono i servizi rivolti ai ragazzi disabili. Non fanno eccezione i centri estivi. Una lacuna quindi colmata, in alcuni casi, dai centri diurni “aperti d’estate”, che accolgono i ragazzi anche durante il periodo di chiusura delle scuole.

Parrocchie, associazioni e comuni

Per quanto riguarda i centri estivi gestiti da parrocchie o associazioni (e in alcuni casi sostenuti da un finanziamento comunale), l’esperienza delle famiglie dei ragazzi disabili è generalmente positiva, come testimoniano diverse mamme. Non altrettanto può dirsi dei centri comunali, dove la situazione è molto disomogenea: alcuni comuni prevedono, nel bando di assegnazione del servizio, come requisito fondamentale la capacità di accogliere, con personale specializzato, i ragazzi con disabilità; in altri comuni, invece, questo riferimento non è contenuto nel bando e la questione dell’accoglienza della disabilità è quindi lasciata alla discrezione dell’associazione che si aggiudica il servizio. Di conseguenza, molti centri estivi comunali non sono di fatto preparati per accogliere bambini con disabilità: si arriva, in alcuni casi, ad escludere esplicitamente i bambini disabili. I casi di cronaca non mancano.

Quanto costa?

All’interno di questo scenario, si inserisce naturalmente il problema dei costi: in un periodo di crisi economica, le famiglie con ragazzi disabili difficilmente hanno la possibilità di sostenere una spesa “straordinaria” per la gestione del tempo dei figli. Una spesa che oscilla tra i 20 euro, o anche meno, chiesti dai centri estivi comunali (qui il costo è generalmente modulato sul reddito della famiglia e, in alcuni casi, il servizio è fornito gratuitamente), ai 150-160 euro settimanali di alcuni centri estivi privati o “speciali”. E poi ci sono le “rette aumentate” per chi ha un figlio disabile: una “diabolica” invenzione di alcuni centri, che pure ogni anno finisce nelle cronache si qualche giornale. Perché così non si può fare, è discriminazione.

einstein-formule-tableauE voi cosa vi inventate?

Allora ci chiediamo: voi cosa vi inventate? quando la scuola, o il centro diurno, chiuderà i battenti per la pausa estiva, dove manderete i vostri figli #teppautistici? Sarete costretti a tenerli “stretti” a voi, tanto per affrontare al meglio la calura estiva? O avete trovato, da qualche parte, una buona soluzione?

Vi chiediamo di raccontarci qui, tramite mail o su Facebook, le vostre esperienze, brutte o belle che siano. Specificando modalità, costi e tutto quello che pensate possa essere interessante e utile.

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