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Il divieto della comunione a un autistico è un limite alla libertà di tutti?

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Davide Faraone scrive sul suo profilo Facebook un post che merita una riflessione. In questo caso parla principalmente come padre di una ragazza autistica e solleva un problema che può sicuramente essere affrontato senza il gravame di qualsiasi pregiudizio. Faraone osserva che è molto frequente che a ragazzi autistici non sia consentito dai rispettivi parroci di accostarsi alla prima comunione, probabilmente perché non intravedono nella condizione autistica un sufficiente grado di consapevolezza sull’essenza del sacramento. Con questo Faraone cita  l’ultimo caso di stop alla comunione che è avvenuto  a Rometta in provincia di Messina.

Davide ricorda con piacere e commozione il giorno della prima comunione della sua figliola e non si spiega perchè ad altri sia spesso vietata questa gioia. E’ chiaro che non tutti avranno questo punto di vista, avere o meno fede religiosa è una scelta che ognuno ha diritto di fare o non fare, in ogni caso è bello che ognuno sia rispettato indipendentemente da tale libera espressione del proprio pensiero.

La fede però se calata nella pratica religiosa deve pur fare i conti con l’ istituzione che gestisce il culto, nel nostro caso la gerarchia ecclesiastica. E’ difficile esprimere un parere, a me verrebbe da dire che l’adesione alla pratica religiosa Cattolica implica l’accettazione della volontà della Chiesa, anche se questo non sempre collima con la nostra coscienza civile, vedi la recente discussione sulla morale sessuale, sul senso assoluto del matrimonio tra uomo e donna.

Però nel caso della comunione agli autistici è anche vero che Faraone tenta di portare la riflessione su un piano di più profonda conoscenza della sindrome autistica, anche da parte dei parroci, che magari non è detto che sempre sappiano esattamente con quale difficoltà abbiano a che fare.

Per paradosso anche per l’ l’inclusione religiosa servirebbe una maggior cultura scientifica, un pensiero che collochi il neurodiverso fuori dagli antichi pregiudizi e condanne bibliche. La Chiesa ha mostrato spesso volontà di aprirsi alla dialettica, non è detto che farlo sul tema dei sacramenti agli autistici non sia una battaglia che possa giovare anche a noi poveri peccatori senza speranza di redenzione.

Potrebbe essere che battersi contro chi vuole limitare alcuni autistici nella loro libertà di rapportarsi con il Padreterno possa portare, anche  per tutti  gli altri, a una maggiore dignità di vita terrena. (GN)

Vietare la Comunione a un bambino autistico…sulla base di cosa?

faraoneAvete mai provato a cercare su Google “sacerdote nega la comunione a bambino autistico”? L’ho appena fatto: viene fuori una sfilza di articoli di giornali, geolocalizzati ovunque in Italia. Ultimi, in ordine di comparsa, quelli che raccontano la storia di un bambino autistico di Rometta, in provincia di Messina, che non può accedere al sacramento della Comunione perché il parroco non lo ritiene ancora “pronto”. Ma pronto rispetto a cosa? M’ero fatto l’idea che Dio appartenesse a tutti. Per certuni invece è appannaggio soltanto di chi ha mezzi intellettivi adeguati. O forse casi come quello di Rometta si verificano solo perché sull’autismo, purtroppo, c’è ancora tanta ignoranza. E non può continuare a essere così.

La Comunione di mia figlia Sara la ricordo bene. Mentre la vedevo procedere lungo il corridoio vestita di bianco, con il giglio in mano, anche io mi sono chiesto se una bambina autistica potesse esprimere la fede. La risposta non è tardata ad arrivare: la fede non è mente fredda, è cuore. E nessuno più di lei poteva avere un cuore lindo in grado di accogliere Dio. Cosa vuol dire, allora, quell’essere “pronti” del sacerdote di Rometta? Vuol dire applicare sempre la stessa chiave di lettura senza tenere conto delle specificità delle persone. Significa tracciare una linea di confine, noi e loro, ed esprimere giudizi che poco hanno a che vedere con l’accoglienza e l’inclusione che in casi come questo dovrebbero essere prassi indiscussa. Significa non volere andare oltre, non volere cercare di capire un disturbo, le sue cause e i suoi effetti. Ed è un peccato, se pensiamo a quanti invece, sempre nella Chiesa, spalancano le braccia e si rimboccano le maniche per essere sostegno a ragazzi con autismo e alle loro famiglie.

Ogni bambino autistico deve poter essere libero di vivere una vita non condizionata dal suo disturbo. Come Fondazione italiana autismo e come Miur, per quanto riguarda l’istruzione, stiamo lavorando in questa direzione, cercando di promuovere una sempre maggiore consapevolezza. Mi auguro che la Curia intervenga per risolvere questa situazione incresciosa e per dare al bambino di Rometta la possibilità di accedere alla Comunione senza discriminazione alcuna. E alla sua famiglia la gioia di vederlo vestito di bianco, con il giglio in mano. Una gioia che conosco bene.

Davide Faraone

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