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A tanti aspiranti sindaci importa così poco degli autistici? Eppure noi votiamo…

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Guardiamo ai fatti: abbiamo provato a fare un timidissimo tentativo di capire se i nostri problemi fossero comunque presenti a chi si sta candidando come sindaco. Dalla fatica che abbiamo fatto per ottenere ben magri riscontri dovremmo dedurre che degli autistici ai futuri amministratori delle maggiori città italiane importa ben poco. Valeria Scafetta si è sbattuta negli ultimi due mesi a contattare i candidati sindaco di Roma, Milano, Napoli per ottenere risposta a tre semplici domandine che ci riguardavano. A Roma hanno risposto in tre  (Fassina, Giachetti, Raggi) su cinque. Meloni e Marchini più volte sollecitati non hanno ritenuto di risponderci.  A Napoli sia De Magistris  che Lettieri che Valente, nonostante i contatti diretti e le assicurazioni, non ci hanno risposto. A Milano invece i tre candidati interpellati: Parisi, Sala e Corrado ci hanno risposto, e siamo loro grati. A Torino c’è stata una simile chiamata in un incontro organizzato  dall’ANGSA, ma non ci risulta abbia partecipato alcun candidato a Sindaco. Io porterò Tommy a votare, ho deciso, ha il certificato elettorale e è un suo diritto farlo. Chissà se le famiglie degli altri teppautistici potranno indurmi all’ottimismo, magari confermandomi di impegni o attenzioni, almeno formali, ottenute da candidati sindaci delle loro città? A me sembra che questo dei futuri sindaci sia ancora ancora una un caso in cui gli autistici sono  pensati come fantasmi, che non parlano, non vivono e nemmeno votano.…(GN)


Mancano due giorni al voto. In diverse, grandi città del paese, i cittadini sono chiamati a scegliere il sindaco, i consiglieri comunali e le giunte municipali. Nei sondaggi, al momento, l’unico vincitore sicuro pare l’incertezza e ad avere la maggioranza, l’astensione. Noi abbiamo provato a partecipare, senza prendere parte per nessuno, inviando tre semplici domande ai principali candidati di Roma, Milano e Napoli. A Torino lo ha fatto la sezione locale dell’ANGSA.

Purtroppo non abbiamo portato a casa un risultato completo:

a Roma, dopo una lunga attesa, hanno risposto in tre su cinque interpellati;

da Napoli non sono arrivati riscontri;

unica eccezione Milano, tutti e tre i candidati interpellati ci hanno risposto velocemente e in maniera abbastanza esauriente.

Alla tavola rotonda, organizzata dall’ANGSA a Torino, hanno partecipato dei rappresentanti dei candidati consiglieri e nessun candidato sindaco. Eppure anche noi autistici abbiamo diritto di voto e dovremmo farlo valere oltre la sfiducia e la rassegnazione. 

Il tentativo di portare il tema dell’autismo all’attenzione dei contendenti nelle elezioni amministrative è stato seguito da una continua e serpeggiante sfiducia delle famiglie, della serie: “è tutto inutile, se rispondono saranno solo belle parole.” Avevamo infatti provato a chiedere ad associazioni e genitori di autistici, di aiutarci ad allargare l’inchiesta oltre alle tre città prese da noi come campione, ma non sono arrivate proposte: qualche complimento, a volte anche un po’ ironico, per il nostro impegno e alcuni commenti di rassegnato disincanto.

La politica intesa come rappresentanza è da tempo in evidente crisi , in alcune realtà come la capitale, tutto pare bloccato in un processo di recupero della fiducia dei cittadini, molto lento. E’ però all’interno delle istituzioni, attraverso gli eletti, che si prendono i provvedimenti e si decidono le sorti anche dei nostri teppautistici.

I nostri ragazzi hanno pochi diritti garantiti, ma dopo tortuosi iter burocratici, possono ottenere quello di voto, e domenica potrebbero scegliere chi proverà a rappresentare le loro esigenze e a dare risposte alle loro richieste.

Siamo vigili sulla medicina e sull’informazione fantasiosa riguardo all’autismo, coerentemente non ci illudiamo sull’elezione di sindaci e consiglieri autismo friendly che risolveranno tutti i nostri problemi, ma siamo consapevoli della necessità di mantenere vivo un dialogo ed un confronto con le amministrazioni, per questo continueremo ad interrogare e stimolare chi ne prenderà il controllo.

Convinti che anche noi autistici dobbiamo partecipare alla crescita democratica di questo paese e che i nostri temi debbano avere rispetto e considerazione prima e dopo le elezioni.

Il voto non guarisce, ma è un’opportunità di farci sentire, non sprechiamola e non diamo a chi non vuole vederci né sentirci , il vantaggio della nostra silente rassegnazione.

 

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