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Lettera aperta al Presidente Mattarella e al Ministro Poletti: per noi autistici lavoratori le parole sono importanti!

virginia

Virginia Verzulli

 


Silvia Totino ha letto la testimonianza del padre di Virginia Verzulli e della sua richiesta al Ministro Poletti di valutare l’ esenzione dei contributi INPS alla figlia autistica che tenta di includere in una startup lavorativa, ma questo le costa in contributi quasi l’ equivalente della sua pensione.  Silvia questa storia l’ha letta proprio il primo maggio durante il discorso del Presidente Mattarella. Da brava Asperger ha pensato con lucida razionalità di chiederne ragione a tutte le persone interessate lei direttamente. In fondo è la cosa più semplice perché possano tutti dimostrare che le parole sono importanti, soprattutto quando si parla dei più indifesi tra i cittadini.  Riportiamo la lettera e tutti gli indirizzi mail a cui l’ ha inviata. Nessuno proibisce chi leggerà di inviarla a sua volta

                       Al Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella           

                       Al Ministro del Lavoro On. Giuliano Poletti           

                       Al sottosegretario On. Luigi Bobba                               

                       Al Direttore Generale per l’Inclusione e le Politiche Sociali Dr. Raffaele Tangorra    

                      Direzione Generale per l’inclusione e le politiche sociali –

                     Divisione IV – Politiche sociali per le persone con disabilità e per le persone non autosufficienti.   

                    Al Dirigente della Divisione IV – Dr. Alfredo Ferrante  

presidenza.repubblica@quirinale.it   segreteriaministropoletti@lavoro.gov.it   segreteriasottosegretariobobba@lavoro.gov.it rtangorra@lavoro.gov.it  DGInclusioneDiv4@lavoro.gov.it   aferrante@lavoro.gov.it   

Buongiorno a tutti.

C’è un fatto – che riguarda le Istituzioni che Voi Onorevoli rappresentate – che mi affligge da tempo. Ho una diagnosi di autismo cosiddetto “ad alto funzionamento”, con difficoltà nell’area sociale e sensoriale, ma non in quella cognitiva. Grazie ad un datore di lavoro che molti anni fa ha creduto in alcune mie capacità specifiche, non presenti tra i neurotipici, oggi ho un lavoro autonomo nel settore dell’informatica, che mi permette una totale autonomia e una vita agiata. Per questo motivo – e pur avendone i requisiti – non ho mai chiesto la disabilità, ben conscia che ci siano persone che ne hanno più diritto di me.

Essendo il tema dell’autismo a me molto caro, vorrei dirvi con quanto dispiacere ho appreso il caso di Virginia Verzulli, la ragazza autistica di 20 anni il cui padre Dario, ha fondato l’Associazione Autismo Abruzzo.

Mi rivolgo a Lei, caro Presidente: sono di Milano e non conosco questa ragazza, né la sua famiglia, ma ho letto soltanto ieri che, più di un anno fa, questo padre Le ha scritto, in copia al Ministro Poletti, per chiederVi di valutare l’esenzione – almeno iniziale – dai contributi INPS, relativi ad una start-up di e-commerce che ha ideato per la figlia 20enne: una ragazza bisognosa di assistenza 24h/gg, che potrebbe così avere un’occupazione. Non credo intendesse chiedere una deroga ad-personam, ma l’impegno a discutere una nuova legge in proposito, che equiparasse il lavoro autonomo a quello dipendente, in accordo con l’Art. 3 della Costituzione.

A distanza di un anno il Dr. Tangorra – Direttore Generale per l’Inclusione e le Politiche Sociali – ha risposto in senso negativo citando leggi, decreti ed articoli, che – nella mia logica autistica – ritengo al Sig. Verzulli fossero assolutamente chiari: in caso contrario non avrebbe scritto per chiedere di andare oltre. Si tenga presente che questi contributi – da versare prima ancora che la Società produca un utile – superano la pensione di invalidità di sua figlia.

Mentre leggevo questa notizia, il TG mandava in onda il Suo discorso del 1° maggio. E poiché per noi autistici le parole hanno un significato concreto, mi ha colto di sorpresa una Sua frase: Non è modernità quella che immagina lo sviluppo come inevitabile creazione di fasce di emarginati, di territori di esclusi, di aree di dimenticati. Mi sono chiesta come questo concetto assolutamente condivisibile, potesse essere compatibile con l’esclusione del lavoro autonomo dall’esenzione contributiva. Non si tratta forse di discriminazione? Gli autonomi sono forse lavoratori di serie B persino nella disabilità? E mentre pensavo questo, Lei ha aggiunto che La Costituzione ci incoraggia: ma io non ho davvero compreso chi potrebbe incoraggiare questo documento astratto edisatteso, che viene sempre citato, e mai applicato. Mi chiedo se l’Art. 3 abbia mai incoraggiato qualche disabile, o se l’Art. 1 abbia dato speranza almeno ad un disoccupato nella storia. Ma credo di no.

Chiedo inoltre al Ministro Poletti, cosa intendesse dire nel suo discorso del 3 dicembre – giornata della disabilità – quando ha parlato di un ponte tra disabili e lavoro, se il suo Ufficio non ritiene nemmeno di dover rispondere in modo esaustivo ad una richiesta legittima. E ancora, quale messaggio volesse trasmettere il Sottosegretario Luigi Bobba, in rappresentanza del Ministro, quando ieri ha affermato che è necessario superare la logica dell’assistenza passiva, sulla base del principio dell’attivazione della persona finalizzata all’inclusione sociale e lavorativa. Non era forse questo il tentativo di Dario Verzulli, superare la logica dell’assistenza passiva?

Mi permetto di insistere, dobbiamo considerarle soltanto parole? Noi autistici siamo letterali, non riusciamo a leggere tra le righe e tutto ciò che viene detto e che non trova riscontro nella realtà, ci disorienta. So che il governo cinese ha emanato leggi che favoriscono il lavoro autonomo in caso di disabilità, una politica di assistenza attiva, che paga nel lungo periodo. E mi chiedo se veramente siamo arrivati al punto di prendere lezioni sui diritti civili dalla Cina.

Non amo criticare a prescindere e ci sono state tante azioni di questo Governo che ho avuto modo di apprezzare. Ma quando ho sentito che è stato fatto più volte ricorso contro la decisione della Corte dei Conti di non far rientrare l’assegno di accompagnamento nel calcolo dell’ISEE, mi sono chiesta senessuno, tra i Rappresentanti delle Istituzioni, dopo tante belle parole, abbia pensato di mettersi una mano sulla coscienza ed opporsi al ricorso. Non fosse altro che per l’immagine che ne è derivata, a fronte di un esito finale che – come si poteva ben immaginare – ha visto lo Stato uscirne sconfitto.  

Comprendo perfettamente come anche in seno alla disabilità ci siano truffe ed abusi. Ma non può essere che nell’era della tecnologia, non si possa effettuare un controllo incrociato e negare così l’assegno di invalidità a un ipotetico non vedente, che svolge la professione di autista di autobus. Eppure è successo, ma Vi chiedo: è corretto che a fare le spese di questa incapacità di controllo, siano i disabili, quelli veri?

Ritorno a Lei, Presidente Mattarella, per il quale ho grande stima, con una preghiera. Non dica più ai ragazzi autistici accolti al Quirinale, come ha detto lo scorso 2 aprile, che quella è la loro casa. Lo sarebbe se potessero passarci del tempo, assistiti, mentre le famiglie riprendono fiato un giorno su mille. So perfettamente che i discorsi Istituzionali fanno parte del ruolo che ricopre, ma Le chiedo di rispettare il nostro modo di pensare e noi non abbiamo un pensiero simbolico e astratto, ma un disperato bisogno di logica e concretezza: le parole – come diceva Nanni Moretti – sono importanti!  E dopo tanti anni spesi a cercare di assomigliare ai neurotipici, comincio a pensare che un mondo in cui alle parole seguono i fatti, sarebbe un luogo migliore per tutti, non solo per noi autistici.

Grazie di cuore per l’attenzione e buon lavoro.

Silvia Totino

Silvia Totino

silvia totinoInformatica con una diagnosi di Asperger, vive principalmente a Milano. Condivide un appartamento part-time con un figlio non ufficialmente autistico, ma selvatico e silenzioso al punto giusto, con un interesse fisso spropositato per i motori.
È molto arrabbiata con tutti quelli che – grazie alla sua capacità di adattamento – insistono nell’ignorare la sua diversità anche quando porta loro dei benefici, rendendole così la vita decisamente più complessa.

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