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E se la teppautistica chiede alla mamma un fidanzato?

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Benedetta chiede alla mamma Gabriella un fidanzato. E’ perfettamente normale che lo faccia, la madre provvede a ogni suo bisogno e anche quello del fidanzato è un bisogno…E’ capitato qualcosa di simile anche nelle vostre famiglie dotate di #teppautistico? Fateci sapere come avete risposto…


«Mamma, quando tu e papà eravate giovani cosa facevate?»

«Beh, andavamo al cinema, a ballare, facevamo delle gite, passeggiavamo…»

«E a letto cosa facevate?»

«A letto? E che si fa a letto? A letto si dorme, è chiaro!»

«Sì, ma ve li davate i baci?»

Doveva capitare prima o poi ed è successo e, come tante altre madri prima di me, ho replicato d’istinto dando la risposta più stupida possibile. Parlare di sesso non è facile ed è più complicato farlo con una figlia autistica alla quale servono risposte semplici e concrete.

L’amore è un’esperienza importante anche per chi è affetto da una disabilità mentale. Il batticuore, la gioia di vedersi, l’emozione di prendersi per mano, lo sconquassamento viscerale al primo bacio valgono più di tante medicine e trattamenti riabilitativi. Le persone con disabilità mentale sentono l’amore, vogliono innamorarsi ma non è sempre possibile e la realizzazione di normali pulsioni trova il muro inattaccabile della società che chiude un occhio solo se queste cose si fanno di nascosto a tutti, all’interno delle quattro mura di casa.

Ricordo ancora le frasi dispregiative all’indirizzo di mia figlia e del suo storico fidanzatino che, in preda alle stupende sensazioni che solo l’amore può dare, si scambiavano baci incuranti di chi fosse lì accanto, come qualsiasi altra coppia di innamorati. Solo che loro erano visibilmente disabili e questo era più che sufficiente per stimolare ogni forma di intolleranza e pregiudizio.

L’amore è a loro negato ed è difficile spiegare perché, così come trovare una risposta alla domanda “Dove trovo un fidanzato? Perché non ho un fidanzato?” Nel calderone delle difficoltà quotidiane bisogna aggiungere anche questa.

Le normali pulsioni non trovano la naturale evoluzione ed è duro vedere i tentativi goffi di contatto fisico verso coetanei normotipici che vengono “gentilmente” bloccati sul nascere. Mia figlia costretta a fare da tappezzeria nella grande festa della vita, a ricoprire per sempre quel ruolo riservato alle più brutte, magari con i foruncoli e l’apparecchio ai denti.

Ancora una volta viene data una risposta paradossale ad un semplice desiderio, negando prima il suo essere femmina, e poi il suo stato di giovane ragazza adesso e donna adulta fra qualche anno. È l’incomprensibilità della risposta che da l’avvio a comportamenti ossessivo-psicotici che vengono trattati con bombe di farmaci, utili a tenere tutto sotto controllo, con il minor fastidio possibile.

I desideri pongono in relazione, creano legami sia nel significato affettivo del termine, sia nel senso di una catena di esperienze che segnano l’evoluzione, la trasformazione della propria vita. Negare i desideri significa risolvere tutta la persona al suo deficit, alla malattia, provandola di ogni dignità.

Su queste basi non devono stupire i casi di abusi fisici e sessuali di cui è piena la cronaca. Non sono che la logica conseguenza di un atteggiamento generale di cui anche noi genitori siamo colpevoli, quando diamo una risposta stupida ad una domanda lecita e adeguata.

Gabriella La Rovere

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