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Assistente educativo abusa a scuola un autistico di 10 anni

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A Roma un bambino autistico di 10 anni era abusato dal suo AEC (assistente educativo culturale) durante l’ orario scolastico. Si dirà che sono situazioni estreme, si dirà che si tratta di mele marce, si dirà…Si dirà…Si dirà!!!

Da sempre chi abusa cerca come vittima i soggetti più deboli, problematici, meno capaci di reazione. Nessuno più di un bambino autistico che non parla e ha difficoltà a distinguere gli atteggiamenti ostili da quelli affettuosi è la vittima perfetta per un abusatore. Si prenda piuttosto coscienza del fatto che l’inclusione della neurodiversità a scuola non può essere ancora affidata a chiunque passi la cooperativa di turno, è un intervento delicato e specifico, che richiede persone professionalmente abilitate, che dovrebbero essere gestite da un’ istituzione che curi la loro continua formazione e capacità di prendere in carico la fragilità degli esseri umani a loro affidati.  (GN)


E’ accaduto di nuovo: ancora violenze su chi non ha possibilità nemmeno di raccontarle. Filmati e intercettazioni che documentano l’orrore all’interno di una scuola elementare della capitale, “Bambini nel mondo” a Cinecittà est.

La vittima un bambino autistico di 10 anni, l’orco un assistente educatore (AEC) di 54 anni. L’arresto ieri da parte degli agenti della Squadra Mobile a conclusione di un’indagine scattata grazie alla collaborazione di alcune insegnanti.

L’accusa violenza sessuale aggravata. Un bambino autistico ha bisogno di andare a scuola, di stare con altri coetanei, svolgere attività che sviluppino l’autonomia. I genitori lo affidano alle maestre e contano sull’aiuto delle figure di sostegno, sugli assistenti educatori.  Possono non avere una formazione specifica per l’autismo, alcuni sono svogliati, oppure si dividono tra varie scuole come trottole. Ce ne sono di eccezionali che realmente consentono ai bambini progressi importanti.

Non si può accettare, però, che proprio tra coloro a cui si affida il proprio figlio per aiutarlo nelle azioni quotidiane, anche quelle più intime come andare in bagno, vestirsi, ci possa essere chi ne approfitta per abusarne.  Un incubo che, diventato realtà, distrugge le speranze non solo della famiglia coinvolta, ma di tutta una comunità scolastica.

Le maestre avevano notato che il loro alunno impiegava troppo tempo a tornare dal bagno, e per fortuna, anche se utilizzare questo termine stona, hanno allertato le forze di polizia. Intercettazioni e telecamere hanno mostrato l’orribile verità nascosta dietro ai sospetti. Un segreto che il piccolo non avrebbe mai potuto nemmeno far capire ai genitori. Nel consiglio di istituto straordinario che si è tenuto oggi, la dirigenza ci ha tenuto a precisare che ora nessun bambino è in pericolo.

Ora, ma fino a due giorni fa? La scuola si chiama “bambini nel mondo”, si legge nella presentazione: il nome è stato scelto come testimonianza di solidarietà verso tutta l’infanzia colpita da guerre, violenze, fame, malattie e calamità naturali. Insegnanti e genitori dovranno interrogarsi proprio su come all’interno di questo microcosmo solidale sia potuto accadere che uno dei bambini, il più fragile, non sia stato protetto. Nessuno è al sicuro se il più debole viene aggredito proprio nel luogo nel quale dovrebbe stare più tranquillo.

I genitori degli altri alunni, intervistati dai quotidiani locali, hanno confermato di non essere per niente sereni e soprattutto che non avrebbero mai creduto che tali orrori potessero accadere così vicino. La famiglia del bambino non ha commentato: non si capisce come potrebbe, quali parole possano descrivere la loro rabbia, l’impotenza, il dolore. Il silenzio però ora non può e non deve cadere, perché per loro, per quel bambino c’è bisogno di una giustizia concreta, che vada oltre la condanna dell’operatore che deve essere esemplare. Tutti dobbiamo pretendere che le scuole siano luoghi di apprendimento, confronto e anche svago, nelle quali si vada senza paura. Non passi nell’indifferenza la necessità che aumentino i controlli e non ci si accontenti dell’attenzione e dei sospetti delle maestre.

E’ accaduto a Roma, proprio così vicino che non si può non credere e non intervenire.

VALERIA SCAFETTA

  Giorvaleria scafettanalista e saggista. Ha realizzato reportage per le Nouvel Observateur e inchieste per riviste specializzate in psicologia. Ha curato l’ufficio stampa per eventi culturali e politici. E’ madre di due bambini non autistici ma è sinceramente  appassionata di #teppautismo.  


 

 


PS

Ci è arrivata una mail firmata dalla dottoressa Concetta Margiotta: “chiedo una rettifica immediata dell’articolo in cui si dice che un educatore ha abusato di un bambino autistico. L’educatore non è un assistente educativo ma un laureato in Scienze dell’educazione. Se non volete ricorsi legali cambiate il titolo dell’articolo”.

Cambiamo il titolo perchè ci mancherebbe pure che ci mettiamo di mezzo a beghe legali. Non posso negare che la vibrata protesta dell’autonominatasi rappresentante di tutti gli educatori laureati mi riempie di immensa tristezza. Il suo unico contributo a riflettere su una vicenda così vigliacca è minacciare cause se non fosse chiaro, per colpa nostra, che l’ arrestato non ha fatto l’università. Comunque eccola accontentata.

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