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Denuncia penale per la mamma che manifesta contro i soprusi ai disabili

Sono stata convocata con urgenza al commissariato della mia zona, c’è una denuncia penale per manifestazione non autorizzata a mio nome…” , Così ha scritto la madre di una ragazza disabile che ha fatto pacificamente sentire la sua voce di fronte al Villaggio Eugenio Litta di Grottaferrata. Quel posto è entrato tristemente nelle cronache un mese fa, dieci operatori sono stati arrestati con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di ricoverati, maltrattamenti documentati dalle immagini riprese da telecamere nascoste e pubblicate in ogni organo si stampa. Al tempo espressero solidarietà per le vittime e indignazione per i responsabili il Ministro della salute Lorenzin e il Presidente della Regione Lazio Zingaretti. Il sindaco di Grottaferrata disse che il Comune si sarebbe costituito parte civile…Come commenteranno nel leggere questa notizia? (GN)


 

manifestazionelitta5    Una denuncia penale per aver detto “Nessuno tocchi i più deboli”

manifestazione littaE per averlo detto insieme a una cinquantina di persone, davanti al Villaggio Eugenio Litta di Grottaferrata, in cui erano avvenuti soprusi e violenze nei confronti di ragazzi con disabilità.

Era una manifestazione pacifica, quella organizzata da Daniela Guccini, mamma di una ragazza Down: aveva creato l’evento “Adesso basta: nessuno tocchi i più deboli” su Facebook, per chiamare a raccolta amici come lei sensibili ai temi della disabilità e dei diritti e indignati di fronte a quello che le cronache stavano raccontato in questi giorni. “Volevo dar voce al nostro dissenso, alla nostra marezza. Io ho vissuto una situazione del genere, di maltrattamenti non fisici ma psicologici, quando mia figlia era alle elementari. E vicende come questa mi colpiscono sempre in profondità, procurandomi una forte rabbia. Così abbiamo iniziato a parlarne ed è nata l’idea di ritrovarci lì, il 12 febbraio scorso, fuori dal Litta, per dire insieme il nostro ‘basta’, ma sopratutto per esprimere il nostro sostegno alle famiglie e ai ragazzi coinvolti”.

manifestazionelitta3Una cinquantina di persone, non di più.
Ad attenderli, polizia e carabinieri

“Hanno chiesto chi fosse il responsabile e mi sono presentata. Mi hanno fatto presente che non era stata chiesta l’autorizzazione per la manifestazione e ho detto che in effetti era così: non avevo chiesto nulla perché non la consideravo una manifestazione, ma un pacifico atto di solidarietà. Hanno chiesto i documenti a tutti quelli che erano lì e mi hanno spiegato che era loro dovere fare rapporto. Nessun problema, ho detto io, non avevo nulla da temere”.

Ieri però Daniela ha ricevuto
una convocazione urgente in commissariato

“Mi hanno detto che c’è una denuncia penale per manifestazione non autorizzata a mio nome. Ora bisogna vedere cosa farà il giudice, è anche possibile che decida di lasciar cadere la cosa. Io però non sono arrabbiata né preoccupata, anche se certo dovrò mettere un avvocato. Però spero con tutto il cuore che il giudice mi convochi, perché sono pronta ad assumermi le mie responsabilità. Ma poi lo farò mettere seduto e dovrà ascoltarmi lui: e ascolterà una storia lunga 18 anni, fatta di abbandono, mancanza di sevizi, solitudine”.

Intanto, continuano i rapporti tra il gruppo e il responsabile del Villaggio Litta, che ha incontrato i manifestantmanifestazionelitta4i il 12 febbraio e li riceverà nuovamente a breve: “è stato molto accogliente, era mortificato per quanto accaduto all’interno della sua struttura e ci ha spiegato il suo lavoro e i suoi progetti. “Non è mia e nostra intenzione puntare il dito contro la struttura – ci spiega ancora Daniela – Il problema è uno stato che non sa difendere i più deboli. Il problema è la videosorveglianza che non c’è, la mancanza di pene certe e di una legge che dichiari inabile al lavoro chi commette reati come questi.

Continueremo a dirlo e a ribadirlo con forza: non saranno certo le denunce a farci desistere”.

Riportiamo qui di seguito, a mo’ di “documento storico’, il report che Daniela ha pubblicato all’indomani della manifestazione: non pare proprio il manifesto di sedicenti facinorosi. Piuttosto la civile rivendicazione di diritti e attenzione.

Siamo partiti soli e carichi di speranza ma senza illusioni.

manifestazionelitta6 Non siamo pazzi rivoluzionari e tanto meno fanatici dei dissensi, anzi siamo deboli, impauriti, vogliosi di un sistema diverso e di unione tra persone civili. Ieri al nostro arrivo troviamo ad attenderci un po’ di polizia e carabinieri: normale amministrazione, si sa, ma quanta rabbia che mi saliva. Polizia per sorvegliare la ‘nostra paura’, mentre noi volevamo solo far sentire la vicinanza alle famiglie. Un esercito di 50 persone mosse da un evento su Fb per quello che è il mondo H è quasi una vittoria, ma la maggior parte dei partecipanti erano cittadini che la disabilità la conoscono solo per sentito dire. Quindi direi che è stata una grossa sconfitta….Sconfitta nostra, perché siamo abituati a delegare e farci rappresentare dalle grandi associazioni. Ma al di là delle mie riflessioni, ieri la positività dell’incontro è stata l’aver parlato con il dott. Bellomo, responsabile della struttura, che si è mostrato molto disponibile e sta lavorando per far varare una legge sulla videosorveglianza. Tra l’altro il dott. Bellomo, con l’associazione di genitori del Litta e altre associazioni, chiede proprio il sostegno della massa comune, cioè noi semplici genitori, per poter dare più voce e forza alla riuscita di tutto questo. Spero davvero che ci sia unione tra tutti noi, associazioni, genitori, cittadini tutti. E che questo sia il momento giusto per far cambiare un sistema ormai colluso. Ricordiamoci che insieme si può”.

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