Autismi & Autistici

De Niro…Uno di noi autistici

denirocop“Vaxxed: from cover-up to catastrophe” (“Vaccinati: dall’insabbiamento alla catastrofe“) non sarà il documentario di apertura del Tribeca Film festival di New York. Non è una notizia di cinema, o meglio non solo. Robert De Niro voleva utilizzare il documentario di Wakefield che già tanti danni ha creato divulgando la teoria che associa il vaccino trivalente all’autismo, per richiamare l’attenzione proprio sul tema che vive in prima persona come padre di Elliot, 18 anni, autistico.

La reazione immediata della comunità scientifica nazionale e internazionale di pediatri, immunologi, epidemiologi, virologi, psichiatri, neurologi unita agli appelli da parte di diverse facoltà di medicina e associazioni che si occupano di autismo, ha fatto capire a De Niro che la scelta dello strumento di sensibilizzazione era sbagliata.

Ammettere un errore come artista deve essere difficile non quanto dichiarare pubblicamente una realtà così privata, sarebbe importante quindi che ora il grande attore americano non declinasse l’impegno e portasse avanti i suoi propositi, attivandosi per campagne serie sull’autismo anche attraverso l’utilizzo di film e documentari che richiamino l’attenzione mondiale sulle difficoltà quotidiane soprattutto di chi non ha le sue stesse possibilità di affrontarle e la sua visibilità.


“Non credo che il film possa contribuire alla discussione come avevo sperato. La mia intenzione, nel proiettare questo film, era fornire un’occasione di un tema che è profondamente personale per me e la mia famiglia”, così Robert De Niro ha motivato, in una nota riportata dal New York Times, il ritiro della proiezione di “Vaxxed: from cover-up to catastrophe”, come apertura del Tribeca Film Festival.

Il documentario di Andrew Wakefield, ex gastroenterologo radiato dall’albo dei medici, voleva dimostrare la tesi che collegava il vaccino trivalente all’autismo, ed è stata screditato da centinaia di studi e ricerche anche indipendenti. L’attore e regista pare abbia anteposto la sua ansia di rivelare al mondo la sua identità di padre di un ragazzo autistico, all’attenzione sulla serietà e l’efficacia reale delle opere scelte per farlo. La proiezione avrebbe fatto discutere del tema a lui caro, ma nel modo peggiore, riesumando polemiche dannose sui collegamenti tra i vaccini e l’autismo.

Voleva utilizzare la sua visibilità internazionale per sostenere la causa di chi vive realtà analoghe alla sua e a quella di suo figlio Eliott, ma ha dovuto ammettere che lo strumento non era giusto. Nella confusione dei ruoli, non si è perso completamente e ha dato ascolto ad appelli e sollecitazioni della comunità scientifica mondiale. Ha ammesso di aver rivisto il documentario ed aver scelto di non proiettarlo, togliendo anche ogni riferimento nel sito ufficiale del festival. Forse è riuscito ad evitare il riaccendersi delle polemiche e soprattutto il diffondersi di nuovo del panico tra genitori con il rischio di vedere migliaia di bambini ammalarsi di morbillo. Deve però rimanere il suo impegno: sensibilizzare sull’autismo.

Basterebbe che utilizzasse operazioni cinematografiche serie, un’idea: perché non dà un contributo per la realizzazione di Tommy e gli altri? L’anno prossimo potrebbe aprire il festival che dirige con il racconto realistico, senza pregiudizi e tesi precostituite, di famiglie che ogni giorno vivono la sua stessa realtà di genitore con difficoltà maggiori e il bisogno fondamentale di non rimanere soli nel silenzio.

Leggi il commento di Gianluca Nicoletti: De Niro e il suo ragazzo autistico dietro alla mancata resurrezione artistica di un ex medico cialtrone. 


 

VALERIA SCAFETTA

  Giorvaleria scafettanalista e saggista. Ha realizzato reportage per le Nouvel Observateur e inchieste per riviste specializzate in psicologia. Ha curato l’ufficio stampa per eventi culturali e politici. E’ madre di due bambini non autistici ma è sinceramente  appassionata di #teppautismo.  

 

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