Autismi & Autistici

Mettete dei fiori all'occhiello nei vostri cannoni!

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Ancora sul lager di Grottaferrata. La notizia ha galleggiato per un giorno o due ma è stata già risucchiata da Sanremo, dalle vicende internazionali, dai mille altre suggestioni di cronaca. per noi autistici il problema resta sempre presente invece. Non è nulla di nuovo sapere che le strutture che più vantano prestigio sono delle fabbriche di soldi per chi le gestisce e dei lager per i nostri poveri ragazzi quando toccherà loro finirci dentro. Gabriella La Rovere ha una figlia grande, è lambita sempre più da vicino da questa angoscia inguaribile, ne scrive per stare meglio e per ricordarci che fino a che siamo vivi faremo a tutti questi sepolcri imbiancati la vita il più difficile possibile.


I fatti di Grottaferrata, gli ultimi in ordine di tempo, hanno riacceso il dibattito sulla necessità di un maggiore controllo delle strutture che si occupano dei nostri figli, anche di quelle considerate “fiore all’occhiello”, al di sopra di ogni sospetto perché gestite da ordini religiosi. Come abbiamo visto, nessuno si salva.

La cura dei disabili è un business che muove una valanga di soldi, spesso non usati propriamente. Quanti genitori sanno cosa avviene all’interno di questi centri nelle ore in cui il figlio è affidato alle loro cure educative e riabilitative? Quanta parte della giornata è spesa in attività svolte all’ulteriore sviluppo intellettivo e all’autonomia?

Ultimamente alcuni psichiatri hanno rivisto le loro convinzioni e sono arrivati ad affermare che la crescita mentale continua anche nell’età adulta. L’affermazione, pur sembrando rivoluzionaria, è assolutamente logica e ne sono conferma tutti quegli anziani abituati a leggere quotidiani, libri, a risolvere cruciverba che mantengono una lucidità mentale fino alla morte.

Perché dovrebbe essere diverso per un disabile mentale che è pur sempre un uomo o una donna?

Finché c’è la scuola le giornate dei nostri figli sono più o meno ben organizzate e il pomeriggio è solitamente impegnato in attività extra che possono svolgersi all’interno dell’edificio scolastico oppure fuori.

Con la maggiore età iniziano i veri problemi, le esigenze cambiano, i progetti di autonomia premono e non c’è niente che possa soddisfare le richieste delle famiglie, né tantomeno quello dei ragazzi.

Il disabile viene inserito in centri diurni dove lo scorrere del tempo è scandito dal cibo e da attività che finiscono sempre con la dicitura “terapia”: arte terapia, musicoterapia, ippoterapia, onoterapia. L’autonomia affettiva e personale rimane un’utopia, lo sviluppo mentale subisce una battuta di arresto, se non una regressione.

Tutti sono uniformati ad uno standard che consente la loro gestione.

C’è bisogno di una vera rivoluzione culturale e sociale cominciando a smantellare il metodo che viene applicato in queste strutture e che è calibrato più sul benessere degli operatori che su quello delle persone con disabilità. Le ore passate all’interno devono avere significato e non essere “qualcosa da fare” tra la merenda e il pranzo.

L’approccio alla persona deve essere regolato sulle sue caratteristiche, sulle possibilità di evoluzione, evidenziando le eccellenze con un progetto di vita che sia realmente volto alla sua autonomia. I soldi, alla fine, sono un mezzo ma è importante il fine.

GABRIELLA LA ROVERE

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