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Il parco per i teppautistici sarebbe un ghetto o un diritto?

parco cagliariUn parco per i #teppautistici sarebbe un ghetto? O non piuttosto un luogo realisticamente sicuro, dove questi ragazzoni possano giocare tranquillamente, senza essere guardati con occhi stupiti e allarmati dalle mamme di bambini più piccoli di loro solo fisicamente? Vi sentireste discriminati, emarginati, ghettizzati, se un parco giochi fosse “soprattutto” per i #teppautistici e fossero gli altri, per una volta, a sentirsi ospiti? O non vi sentireste piuttosto sollevati, perché sicuri che chi porta i figli lì sa che incontrerà, probabilmente, l’autismo in carne e ossa? E nonostante questo, o forse addirittura per questo, ha scelto di venirci?

Un parco ANCHE per i #teppautistici!

belluLa questione è stata sollevata da Giovanni Maria Bellu, giornalista e papà di Ludovico, che ha 17 anni ed è uno di quei ragazzoni: è molto arrabbiato perché l’amministrazione di Cagliari non ha mantenuto la promessa fatta da tempo alle famiglie dei #teppautistici: un parco per loro. Non soltanto per loro, ma “sopratutto” per loro, che anche a 18 anni, alti e robusti, spesso amano saltare sui tappeti elastici, dondolarsi in altalena e lanciarsi da uno scivolo. Ma poi l’amministrazione pare averci ripensato e, durante l’inaugurazione, ha tradito le aspettative con uno “scivolone” imbarazzante: “è un parco anche per i ragazzi autistici”, ha detto l’assessore all’Urbanistica. E questo ha fatto innervosire molto Giovanni Maria Bellu: “Sarebbe bastato dire le parole giuste, per creare qualcosa di nuovo, qualcosa che manca e di cui i ragazzi come Ludovico avrebbero bisogno: un parco in cui non debbano sentirci ospiti, in cui nessuno li guardi con apprensione o con perplessità quando saltano e corrono, un parco in cui i loro giochi non rappresentino un pericolo per i bambini più piccoli. Bastava dire che questo parco era sopratutto per lor, così come avevamo concordato da tempo. Ma l’amministrazione, evidentemente, non se l’è sentita. E ha tradito le nostre aspettative”, ci racconta Bellu stamattina, ancora scosso dall’accaduto.

“I fanatici dell’integrazione a tutti i costi. Sulla nostra pelle”

E ancor più scosso dalle reazioni che la sua denuncia, lanciata sulle pagine di Sardinia Post, ha suscitato. rilanciata da Redattore sociale, la posizione di Bellu ha scatenato un putiferio in rete, dando vista a una specie di “guerra tra poveri” (genitori di #teppautistici l’un contro l’altro armati!). Basta dare un’occhiata alla pagina Facebook di Bellu, questa mattina, per capire che gli animi sono molto caldi.

bellu

Tanti infatti non condividono la sua richiesta, né quindi la sua indignazione: un parco per autistici sarebbe un “ghetto”, dicono. Servono invece luoghi di integrazione, in cui bambini disabili e non giochino l’uno accanto all’altro. “Tutte belle parole – commenta Bellu – sbandierate da teorici dell’integrazione a tutti i costi: fanatici – e Bellu si scusa per la durezza – che non sanno cosa sia l’autismo. E vogliono costruire l’integrazione sulla pelle degli altri. Alcuni di questi hanno pure figli disabili: ma di una disabilità diversa, che non ha gli stesi problemi dell’autismo. Io so cosa vuol dire portare Ludovico al parco. E so che, ora che è grande fisicamente, anche se ha la testa di un bambino, in questi parchi non posso più portarlo. Ma siccome andare in altalena e sullo scivolo è ciò che ama di più, lo porto lontano, in campagna, o nei parchi dove nessuno va, perché sono scomodi o malridotti”. Questa è la realtà, insomma: “genitori di bambini piccoli che guardano preoccupati o indignati me e Ludovico, temendo per l’incolumità dei loro figli”. Una realtà diversa dalla teoria: “la teoria di chi dice che saranno loro, i genitori dei bambini piccoli, a portare via i figli se li ritengono in pericolo. Ma poi questo non accade mai, siamo sempre noi che ce ne andiamo. Allora perché insistere con questa integrazione a tutti i costi? Perché non dire che un parco pensato sopratutto, ma non soltanto, per i nostri ragazzi autistici farebbe bene a tutti?”. altalena

Sopratutto, perché chiamarlo “parco ghetto”, come stanno facendo alcuni critici della posizione di Bellu? “Allora dovremmo parlare anche di rampe-ghetto, di parcheggi-ghetto, d porte-ghetto. Invece no, accettiamo, chissà perché, il superamento delle barriere per le disabilità fisiche: ma di fronte a un luogo destinato a chi ha un problema neurologico, insorgono subito i fanatici dell’integrazione”. Ma allora, domandiamo a Bellu, anche nella scuola l’integrazione non deve essere “a tutti i costi”? “Esattamente – ci risponde, esprimendo una posizione che, nel suo realismo, probabilmente susciterà sdegno ancora maggiore – Scommetto che gli stessi che parlano oggi di parcho-ghetto, criticherebbero e magari combatterebbero fino a farla chiudere la stanza in cui Ludovico, a scuola, trascorre alcune ore della sua mattinata, con l’insegnante di sostegno e l’assistente. Ma io benedico quella stanza, perché Ludovico non può stare in classe tutto il tempo: sarebbe nocivo per lui e per i sui compagni. E se quella stanza venisse chiusa, come forse auspicano i fanatici dell’integrazione, per noi sarebbe un problema serio”.

“Gli integralisti dell’integrazione a scuola”

Ben vengano, quindi, luoghi e spazi “dedicati” all’autismo: luoghi separati, se necessario, o pensati e organizzati innanzitutto ai ragazzi autistici. “Ora, l’amministrazione di Cagliari, che pure è sempre stata molto accogliente e disponibile verso le nostre richieste, ha perso una prima occasione: quella di dire, semplicemente dire, che quel parco era soprattutto per i nostri figli. Siamo molto delusi e amareggiati. Ma speriamo che questa destinazione, che poi è anche una prospettiva culturale, sia recuperata successivamente, con l’installazione dei giochi: se saranno scelti in base alle esigenze dei ragazzi autistici e se tutto lo spazio sarà organizzato in base a queste, come in parte già è stato fatto, allora saremo ancora in tempo per ringraziare e rallegrarci. Speriamo che l’amministrazione abbia il coraggio di fare questa scelta”

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