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Dopo di noi, Anffas fa pelo e contropelo alla legge


foto-spezialeL’Anffas fa il pelo e il contropelo ha la legge su Dopo di noi, di cui tanto si è parlato in questi giorni. Che fosse una buona notizia, la sua approvazione alla Camera, il presidente Speziale lo aveva detto subito, parlando di “un primo importante passo verso la tutela del diritto all’autonomia e alla vita indipendente delle persone con disabilità e verso quella serenità che tanti genitori aspettano da tempo”. Oggi però ci manda un documento di 16 pagine: contiene l’analisi dettagliata che Anffas ha fatto della legge, articolo per articolo, rilevandone le diverse criticità. E’ un documento “di lavoro”, ci spiega Speziale, ma troppo utile e puntuale perché non sia divulgato. Qui ci limitiamo a riportarne qualche stralcio, cercando di selezionare le osservazioni più rilevanti e i nodi più critici. Ma a questo link trovate il testo integrale.

Punto 1: i livelli essenziali sì, ma entro quando?

Scrive Anffas: “Si dice che saranno predisposti i livelli essenziali delle prestazioni nel campo sociale (Leps/Liveas) da garantire alle persone destinatarie della legge sul ‘dopo di noi’. Ciò vuol dire che si prevede di individuare, a livello nazionale, quel nucleo indefettibile di prestazioni inerenti tale legge che le Regioni saranno tenute a garantire ai propri cittadini (pur sempre fatta salva la loro facoltà di implementare il novero di tali prestazioni). Purtroppo, tale previsione rischia di rimanere lettera morta, perché non è stato indicato un termine entro il quale adottare i ridetti Leps/Liveas. […] Occorre, quindi, che al Senato si riscriva la norma in questione, prevedendo un termine entro cui adottare i Leps/Liveas, che potrebbe essere verosimilmente di 60 giorni a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, onde poter dar seguito, poi, agli altri provvedimenti previsti nei 6 mesi dall’entrata in vigore della legge.

Dopo-di-noi1-679x350Punto 2: “tirar fuori” va bene, ma in maniera scrupolosa

Anffas riconosce e condivide “l’obiettivo di ‘tirar fuori’ dagli istituti le persone con disabilità”, ma evidenzia che “occorrerà programmare il tutto in maniera scrupolosa, visto che non si possono dall’oggi al domani chiudere le strutture residenziali ed ‘abbandonare al loro destino’ le persone dimesse, specie quelle, ma non solo, che necessitano di un carico assistenziale di livello altissimo. Tutto ciò anche perché spesso chi è ricoverato in istituto lo è da tantissimi anni, avendo semmai perso del tutto qualsiasi relazione parentale o amicale, che possa essere la giusta sponda per un percorso di ritorno al domicilio di origine della persona con disabilità (e sempre che questo esista ancora).

Punto 3: Il Dopo di noi in casa propria

Inoltre Anffas propone “che sia espressamente previsto, tra le misure finanziabili, anche il “sostegno presso il proprio domicilio, che permetta alle persone di cui all’articolo 1, di vivere, in totale o in parziale autonomia, nella propria casa o in un ambiente che ne riproduca le condizioni abitative, e che determini, in ogni caso, l’attivazione di un percorso di vita indipendente, per quanto possibile, o di vita interdipendente all’interno di contesti di inclusione sociale”.

Ci sono poi altre osservazioni più “tecniche”, su defiscalizzazioni e sgravi fiscali, per le quali però rimandiamo la testo integrale del documenti di analisi di Anffas. Forse il documento, opportunamente rivisto, sarà inviato al Senato come strumento di e riflessione in sede di discussione e votazione. Chissà se i senatori recepiranno almeno qualcuna di queste annotazioni. O faranno finta di non averle lette.

SCARICA IL DOCUMENTO ANFFAS SUL DOPO DI NOI


 

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