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Disabili maltrattati a Grottaferrata. Dieci arresti

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Di nuovo violenza, fisica e psicologica: maltrattamenti, percosse e vere e proprie sevizie, che sono finite nell’occhio delle telecamere nascoste. Così oggi possiamo vedere tutto. E indignarci.

Il contesto è un “centro di riabilitazione” di Grottaferrata, che da alcuni minuti ha un nome e cognome: si tratterebbe, pare, del Villaggio Eugenio Litta, dei padri Camilliani. Ottime le referenze della struttura, “convenzionata con il ministero della Sanità fin dal 1974, poi autorizzato dalla Regione Lazio nel 1985, ha ricevuto l’accreditamento istituzionale definitivo dalla Regione Lazio (Decreto n. U00309 del 4 luglio 2013) e risponde alle esigenze e agli indirizzi riabilitativi stabiliti dalla Regione con la deliberazione n. 583 del 10 maggio 2002”.

Belli gli ambienti, confortevoli gli spazi, in mostra sul sito dell’istituto. Eppure, proprio tra queste mura, si è consumata l’ennesima oscenità: le vittime sono 16 ragazzi, maschi e femmine, tra gli 8 e i 20 anni, tra cui cinque quattordicenni, con “patologie neuropsichiatriche”, o disabilità psichica, ospiti della struttura. Erano lì ricoverati stabilmente, per ritardo mentale, epilessia e “sindromi genetiche”.

A maltrattarli, picchiarli, umiliarli sono stati soprattutto un educatore professionale e un assistente socio-sanitario, ma il video mostra che perfino l’addetta alle pulizie non esita a picchiarli in testa con la scopa. Stamattina, sono scattate 10 ordinanze di custodia cautelare, emesse dopo l’intervento dei Nas: l’accusa è di maltrattamenti e sequestro di persona. Uno dei 10 indagati è finito in carcere, gli altri agli arresti domiciliari. Tutti sono accusati di aver picchiato e sequestrato i ragazzi che avrebbero dovuto “riabilitare”.

Sul caso è intervenuta Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, chiedendo l’aggravante per chi commette reati all’interno delle strutture socio sanitarie: un terzo della pena in più, come previsto in un articolo del ddl che porta il suo nome e che, ha ricordato, “è fermo in Senato da due anni”.

“Abuso dei poteri di assistenza”

Intanto dobbiamo, a quanto pare, dire grazie ai responsabili della struttura, se l’indagine è stata avviata e i responsabili sono stati stanati: sono state proprie le denunce dei vertici della società gestore della struttura, un anno fa, a far interessare e intervenire i Nas. Il sospetto, poi verificato, era che alcuni operatori abusassero dei poteri di assistenza e sorveglianza nei confronti di chi era lì per “riabilitarsi”. Diranno forse gli indagati, giustificandosi, che era questo il metodo “riabilitativo”: così come gli operatori della cooperativa di Treviso hanno preso a calci e pugni il ragazzo #teppautistico per “correggerlo”, ma hanno “abusato” dei mezzi di correzione. Tanto, con chi non sta bene di testa, o come direbbe il sindaco di Velletri – che è anche lì vicino – è “disabile di cervello”, i mezzi non contano: conta solo il fine.


IL VIDEO DEI NAS

Il sindaco di Velletri e i disabili di cervello

Il sindaco parcheggia negli stalli riservati e si arrabbia per le proteste: “per i disabili di cervello come voi la guarigione è impossibile!”

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La foto è di un anno fa. Il  signore disabile sulla sua carrozzina motorizzata  guarda perplesso  l’Audi blu che occupa senza averne il diritto lo stallo riservato ai portatori d’ handicap. L’ Audi è del sindaco di Velletri  Fausto Servadio (Pd), nel giorno della Festa dell’ Immacolata aveva pensato fosse quella la maniera più comoda per lui di parcheggiare nella piazza principale della cittadina laziale, e andare a festeggiare al ristorante con amici. La foto dell’auto del sindaco inizia a girare su Facebook e lui replica con un post:  “Per i disabili di cervello come Voi la guarigione è impossibile”.

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