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Bill e Chris, il nuovo volto dell'autismo americano

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Bill e Chris Davis, padre e figlio, uno vicino all’altro raccontano in un video apparso su Upworthy la loro storia, il loro difficile, pazzesco quotidiano Il ragazzo ha una forma grave di autismo e non parla ma riesce facilmente a far capire il suo stato d’animo, la sua ansia, i suoi bisogni. Bill, invece, è un fiume di parole semplici ma efficaci.

Elenca le multi-diagnosi del figlio (oltre l’autismo) l’impegno della famiglia a dargli le terapie più adeguate addirittura creando per lui una scuola dentro casa. Ma la cosa più importante, sottolinea il padre, è sempre stato il suo amore incondizionato per Chris. Che appare in tutta la sua evidenza in quella manciata di secondi in cui i due si scambiano un momento di tenerezza. Bill dice a suo figlio: “Sì, sto proprio parlando di te, perché ti voglio bene”. Chris risponde inclinando la testa perché il padre possa baciarla.


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Il video che è inserito nel videobook bestseller “Far from the tree” di Andrew Salomon ha qualche anno ma è stato ripostato su Facebook un paio di settimane fa ed è diventato immediatamente virale. Migliaia di persone lo hanno commentato e continuano a farlo. Bill appartiene a quella genìa di eroi combattenti “against all odds”, molto amata dalla cinematografia americana, alla filosofia del “rimbocchiamoci le maniche” del  “non piangiamoci addosso”  e del  “volere è potere”. In America i personaggi come Bill sono destinati a fare centro. In fondo è lo stesso destino che del self-made man, il simbolo del liberalismo vincente. Da noi le cose vanno diversamente e quindi Bill potrebbe apparirci come un temerario, un donchisciotte e chissà cos’altro.

Bill nel suo monologo insiste con orgoglio sulla sua caparbietà su questa determinazione a non darsi mai per vinto anche quando tutti gli altri dicevano che Chris, ora 22enne, doveva essere istituzionalizzato.

E non a torto. A causa delle sue problematiche neurologiche e dell’autismo per Chris è sempre stata difficile l’interazione con il mondo esterno. Bill Davis lo spiega perfettamente nel video: Chris non comunicava, non voleva vestirsi, non voleva uscire di casa. Mangiava i muri, mangiava il tavolo, i tappeti, le coperte. “Noi non potevamo mangiare in cucina oppure accendere la luce o la televisione. Se mi sentiva tossire scendeva giù per le scale e mi dava i pugni. E questo era il nostro fardello quotidiano h24. Chris non mangiava, non parlava e portava ancora i pannolini. C’erano tutte le condizioni per metterlo in un istituto” ricorda ancora. Nonostante tutto, però, lui non ha mollato. E neanche sua moglie che ha deciso di aprire una scuola su misura per Chris in casa in grado di garantirgli le cure di cui aveva bisogno. “Sua mamma ha studiato tutto quello che poteva essergli utile. Ha visitato ospedali, scuole e alla fine ne ha organizzata una dentro le mura domestiche” dice Bill “Ho pensato che se Chris fosse stato felice, se avesse smesso di essere autoaggressivo, se io avessi potuto finalmente abbracciarlo sarebbe stato il più grande regalo della mia vita. Noi abbiamo affrontato tutti gli ostacoli e le contrarietà e in effetti Chris è migliorato tantissimo”.

Tutto questo, dicevamo, Bill lo ha raccontato un po’ di anni fa. Ora però non si spiegherebbe il successo di questo video che parla di autismo sotto una luce nuova se non ci fosse stato l’happy end. In effetti i grandi sacrifici di Bill e di sua moglie dovevano (e lo sono stati) essere per forza ricompensati. Chris ora abbraccia le persone, comunica i suoi bisogni ma soprattutto frequenta il college e addirittura sta imparando a suonare il piano. Un miracolo? No la forza di volontà di due genitori eroici. Che cosa ci dà ai noi papà e mamme di autistici l’esperienza di vita del “collega” Bill Davis? Probabilmente la conferma che quello che stiamo facendo va bene. Che anche noi stiamo sulla strada di Bill. Sennò non staremmo qui a parlare di lui.

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