Autismi & Autistici

Quei normali indifferenti avventori del bar che ha cacciato Giacomo

A pensarci sale la rabbia e la vergogna: un ragazzo autistico cacciato da un bar della nostra civile e accogliente città. Un sentimento che cresce ascoltando il racconto della mamma ed esplode davanti al ridicolo tentativo di risposta del titolare del locale. Non si associa però una necessaria immedesimazione non tanto nel ragazzo, nella mamma, nè tantomeno nel barista, ma in tutti gli altri avventori che hanno preferito tacere e rimanere indifferenti invece di compiere l’unico gesto sano e sensato in una comunità civile: difendere Giacomo e attaccare la barista ignorante.


Untitled-1 copyNon posso provare ciò che ha sentito il ragazzo e temo non possa farlo nessuno, forse solo chi lo ama sa interpretare lo sguardo di chi non capisce perchè non possa fare pipì nel bagno, benchè sporco, di un locale pubblico. Non posso sapere cosa abbia provato la madre nel sapere che il proprio figlio, più debole e indifeso di altri, sia stato insultato da una odiosa e insensibile barista.

Posso al limite capire le sensazione dell’accompagnatore di Giacomo: mia figlia Viola ha sempre bisogno di andare al bagno proprio appena usciamo di casa e mi ritrovo a comprare caramelle e prendere tre, quattro caffè per superare l’imbarazzo di quello che poi è un diritto che i locali pubblici devono garantire. Il seguito degli attacchi insensati non mi è però mai capitato di doverlo affrontare.

Posso e devo entrare nei panni dei cosiddetti normali che si trovavano in quel momento nel bar.

Uomini, donne, ragazzi che hanno preferito non sentire e non capire: continuare la propria consumazione e tacere, invece di unirsi a Giacomo e al suo accompagnatore, rendendo più efficace la risposta contro la zelante barista. Chissà, magari davanti al timore di perdere clienti si sarebbe mostrato  un atteggiamento meno violento.

E’ sempre la stessa storia. Per fortuna in questo caso c’è chi ha avuto la sensibilità di diffondere subito la notizia e le 11.000 letture del pezzo di denuncia nel sito pernoiautistici.com testimoniano la necessità di farlo per tutti coloro che continuano a subire discriminazioni nel silenzio.

Purtroppo però dopo due giorni di dichiarazioni pubbliche di sdegno e rabbia, dopo le centinaia di like ad un post, c’è chi tornerà sereno a prendere il caffè proprio in quel bar, al quale se fossi nel noto imprenditore triestino toglierei la fornitura e impedirei di avere il cognome sull’insegna.

Fino a quando i cosiddetti normali non si sentiranno investire della responsabilità di una rivoluzione civile

che non lasci soli nella battaglia coloro che non posso fare altro  che difendersi; fino a quando non si capirà che sostenere quotidianamente il diritto di Giacomo di frequentare serenamente tutti i locali della nostra città significa portare avanti un’idea sana di sviluppo della nostra comunità, temo ci saranno altri ragazzi autistici cacciati, altre mamme disperate, altri accompagnatori insultati e purtroppo altri gestori di locali legittimati ad urlare la propria ignoranza nell’indifferenza.

Per cominciare non per due giorni, nè per una settimana, ma per molto tempo, evitiamo di prendere il caffè nel bar di Via delle Muratte e cominciamo a segnalare tutti quei luoghi nei quali vediamo e sentiamo gesti di discriminazione. Nei posti liberi e accoglienti il caffè ha un sapore migliore per tutti.


VALERIA SCAFETTA

  Giorvaleria scafettanalista e saggista. Ha realizzato reportage per le Nouvel Observateur e inchieste per riviste specializzate in psicologia. Ha curato l’ufficio stampa per eventi culturali e politici. E’ madre di due bambini non autistici ma è sinceramente  appassionata di #teppautismo.  


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