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Basta!!! Noi autistici non siamo poveri angioletti da rinchiudere

Una fantastica riflessione di Gabriella La Rovere sulla nostra condanna a essere pensati come eterni fanciullini. Da qualche giorno gira in rete come cotillon natalizio una PREGHIERA DELLE PERSONE CON FUNZIONAMENTO AUTISTICO  preghiera che recita “Ti ringraziamo Signore perché ci hai creato e, quali tuoi figli prediletti,  ci hai preservato dall’inganno e dalla menzogna del mondo   e hai lasciato nelle nostre menti la semplicità dei bimbi.   Aiutaci a portare le nostre croci quotidiane e accettale come dono”. Massimo rispetto per ogni sentimento religioso, ma noi #Teppautistici se possibile non portiamo croci e non vogliamo essere trattati da angioletti…Troppo facile chiuderci nel limbo delle anime commiserande…NOI VOGLIAMO VIVERE!!!! (GN)


MARCO_CIOFFI

Marco il tatuato educatore di angioletti autistici

Lo scorso weekend una foto postata sulla pagina Facebook di Lisa Sarber Aldrich ha avuto migliaia di likes e più di 150mila condivisioni. Si tratta di una torta con sopra la classica frase di buon compleanno scritta con grafia piuttosto irregolare che induce a pensare che sia una trovata pubblicitaria a sottolineare che l’autore sia un bambino.
Qualche giorno prima Lisa era andata in panetteria per ordinare la torta. Alla ragazza al bancone aveva lasciato il biglietto con la frase da inserire. Questa aveva sorriso e se ne era andata via frettolosamente. Al ritiro della torta, lo stupore di Lisa era più che comprensibile. Chi aveva scritto la frase era stata proprio la ragazza alla quale aveva lasciato il biglietto. Era affetta da autismo e nessuno degli impiegati immaginava sapesse scrivere.
Una bella storia che si inserisce perfettamente nel clima natalizio e che porta a fare una riflessione sul presente e futuro dei nostri figli.
L’articolo non spiega se la ragazza fosse la figlia del titolare oppure una semplice dipendente che usufruiva della cosiddetta “borsa lavoro”, cioè di un progetto di autonomia creato apposta per lei.
Basaglia parlava di danni da malattia e quelli da istituzionalizzazione, concetto che può essere allargato anche alle persone con disabilità mentale che frequentano i centri diurni, luoghi che – nella maggior parte dei casi – sono diventati obsoleti, dei veri e propri cronicari, degli istituti travestiti da altro. Ancora oggi c’è la convinzione di sistemarli in luoghi protetti dove lo scorrere del tempo è occupato dal cibo, dal riposo, dalla fisioterapia e da qualche attività poco impegnativa che segue il filone, anch’esso antiquato, del new age e dello studio psicologico della persona.

Si persevera nello sbagliare approccio considerandoli fragili, degli eterni bambini, non in grado di fare molte cose e neanche di provarci.

Una nuova organizzazione, finalizzata non solo all’autonomia ma anche all’arricchimento del bagaglio cognitivo e esperienziale, deve prevedere la presenza di più laboratori, che ognuno può scegliere in maniera autonoma e secondo i propri gusti e inclinazioni. Alcuni di loro possono essere dei veri e propri avviamenti al lavoro, degli stage finalizzati ad acquisire particolari competenze.
La struttura e organizzazione deve ricordare i campus universitari con possibilità di alloggio per il durante noi. La giornata dovrebbe essere organizzata in tre ore la mattina, una pausa pranzo di 2-3 ore, altre quattro ore il pomeriggio.
Laboratori carichi di significato, condotti da personale competente nel settore e dotato di speciale empatia. Possono essere annuali ma anche riproposti più volte se è questo l’interesse di chi lo frequenta.
L’intera struttura deve poter pensare ad attività ricreative extra tipo gite, piccoli soggiorni a scopo conoscitivo e didattico, teatro, cinema, feste, tutte cose che ritroviamo nei vari cral aziendali e nelle università della terza età.
Un sogno che accarezzo da diverso tempo e che spero di vedere realizzato con l’aiuto di persone che, come me, giocano con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite (cit. Nicoletti)


GABRIELLA LA ROVERE

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