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Una madre #teppautistica al congresso sul sostegno che sarà…

Gabriella La Rovere madre di Benedetta è andata a Rimini  a seguire il più grande congresso dell’anno sui temi della scuola dell’integrazione e della disabilità. Si è parlato ancora di carriere separate per gli insegnanti di sostegno e di necessaria specializzazione per chi deve occuparsi anche di soggettoni tipo i nostri. Naturalmente non si farà mai, in nome di un principio continuerà a persistere questa ipocrisia che la scuola sia articolata sulla reale inclusione dei nostri ragazzi. Il sostegno continuerà a essere  pro tempore, come era una volta la naja, si passava un anno in caserma per dare la ramazza e fare inutili guardie alle caserme che ramazzavamo. Tanto eravamo sicuri che nessuno di noi sarebbe mai andato in guerra. E i nostri teppautistici hanno già perso in partenza ogni possibile guerra. 


modernoscuolaSono stata al Palacongressi di Rimini per l’evento italiano più atteso e famoso in tema di educazione, integrazione e disabilità. Quest’anno al Congresso Erickson c’è stato un boom di iscrizioni con oltre 4700 tra insegnanti, educatori e professionisti.

Dell’enorme affluenza avevo avuto un’anticipazione da uno dei relatori ma l’immaginazione non arriva che a lambire il reale. Mi accorgo sempre più che stare accanto a una persona autistica mi ha portata a pensare per immagini per poter capire a fondo la realtà. La sala plenaria era una distesa sterminata di teste. Non avevo mai visto così tante persone tutte assieme. Dario Ianes ha parlato – come giusto aspettarselo – di inclusione andando demagogicamente a ribadire il concetto di usare e comprendere le differenze, di come la scuola inclusiva sia basata su tali differenze, di introdurre il concetto di equità al posto di uguaglianza. E qui lo schermo ha proiettato il disegno, condiviso più volte su facebook, dei due bambini, uno più alto e uno più basso, che guardano una partita di baseball. L’idea di equità presuppone che il bambino più basso abbia lo sgabello più alto per poter seguire, come l’altro, la partita.

Tutto molto bello e suggestivo e la marea umana ha applaudito con trasporto

Il punto più alto del lirismo si è raggiunto con il discutere il nuovo decreto delegato da legge 107, quello relativo alla separazione strutturale tra insegnante di classe e insegnante di sostegno. Sul concetto, più volte ripetuto, che bisogna osare il cambiamento, il prof. Ianes non poteva – davanti a 5000 persone e forse vivendo in un paese diverso da quello in cui io vivo – che seguire la strada più facile. Ha riportato i dati di un sondaggio fatto sui social in cui veniva chiesto agli insegnanti cosa pensavano di questa proposta di legge. È superfluo dire che erano per più del 70% contrari alla separazione delle carriere. E giù applausi. Poi l’immagine successiva era quella che riportava le risposte in percentuale dei genitori di ragazzi disabili e qui il risultato era in netto disaccordo. Io solo ho applaudito.

Non ricordando più l’autore della frase l’insegnante di sostegno è un eroe per scelta, il prof. Ianes ha lanciato l’ultima delle sue frasi ad effetto: “La scuola non ha bisogno di eroi!” Dal fragore degli applausi, prolungati per più dei 30 secondi canonici, mi aspettavo la standing ovation. Fortunatamente non c’è stata perché ho faticato a rimanere seduta in silenzio.

La realtà è molto diversa da quella raccontata e i casi di Francesco, Vittorio (ultimi in ordine di tempo e clamore) sono lo specchio di una scuola che è altro da quella celebrata dal prof. Ianes. Ci sono mamme costrette ad andare a scuola per dare la merenda al proprio figlio o per portarlo al bagno, ragazzi che ancora devono essere inseriti perché manca l’insegnante di sostegno.

Questa è la verità e su questo bisogna discutere!

È di ieri la notizia riportata sul portale Orizzonte Scuola di un corso di specializzazione nel sostegno in Romania della durata di 15 giorni. Un modo rapido e meno impegnativo di conseguire la specializzazione. Il passo successivo è presentare la richiesta di riconoscimento del titolo alla Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e l’Autonomia Scolastica del Miur e il gioco è fatto.

Questa è la scuola italiana e noi genitori di ragazzi disabili siamo stufi dell’approssimazione e dell’incompetenza.

Non esiste la scuola inclusiva, se non in poche realtà dove sono le persone a fare la differenza. Tutto il resto è sopravvivenza e impegno personale dei genitori per garantire l’educazione dei propri figli, dove per educazione si intende, non solo i contenuti dell’apprendimento e gli strumenti della conoscenza, ma anche lo sviluppo delle attitudini, cioè quanto richiesto ad un essere umano per sviluppare in pieno le proprie capacità per vivere dignitosamente e per migliorare la qualità della propria vita.

Chiediamoci se questo principio viene realizzato nella scuola italiana prima e nei centri riabilitativi socio-sanitari dopo. Tutto il resto sono, come al solito, chiacchiere.


gabriella

GABRIELLA LA ROVERE

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