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Una madre sugli autistici "parcheggiati" a scuola

Irene è la mamma del #teppautistico Tommaso e aggiunge il suo commento   al  caso di Francesco l’ autistico fuori tempo massimo per andare a scuola . Su Francesco si è accesa l’ attenzione del MIUR  perchè si sono mossi i media, ma quanti come lui restano parcheggiati in un cono d’ ombra?  Ad aspettare chissà quale soluzione di vita?


Quello di Francesco non è un caso isolato, nel senso che molto spesso il ragazzo autistico, che è riuscito a consolidare negli anni un rapporto con la classe, insegnanti e compagni, pensa che quella sia la sua vita. Nell’autistico c’è difficoltà ad avere una coordinazione spazio-temporale, non riesce ad afferrare il concetto del tempo che passa e degli avvenimenti che cambiano.

Per lui, una volta trovato il modus vivendi, la routine all’interno della quale trova le sue certezze, i volti, le azioni che lo rassicurano e che gli danno soddisfazioni e gratificazioni, è molto difficile abbandonarli e fare un salto nel buio per costruire faticosamente e dolorosamente una nuova realtà. Anche perché la costruzione di quella realtà ha avuto bisogno di tempo, fatica, dolore, tentativi.tommasone

Mio figlio, all’esame di terza media, cercò di sottrarsi motivandolo col non voler lasciare la sua insegnante di sostegno. Si convinse solo quando lei gli disse, ed era la verità, che dall’anno seguente sarebbe tornata ad insegnare la sua materia in un‘altra scuola e non sarebbe stata il sostegno di un altro ragazzo. L’autistico ha bisogno di sicurezza e di certezza, può sembrare un controsenso per qualcuno che vive in qualche modo distaccato dagli eventi o, come si usa dire banalizzando il problema, in un mondo tutto suo.

E’ proprio grazie alla sicurezza e all’ambiente accogliente nel quale si sente a suo agio che riesce a tirare fuori le sue capacità, le sue attitudini che ci sono, ma vanno rispettate nella loro essenza e nei tempi. Personalmente non sono favorevole a tenere “parcheggiati” i ragazzi nelle scuole per ritardare il loro ingresso nel poco accogliente mondo degli adulti dove per un autistico non ci sono possibilità se non private, e cioè pagando qualunque tipo di attività, o di tipo assistenziale estremamente limitate ( centri diurni che diventano troppo spesso i successivi parcheggi).

Nonostante ciò irenericonosco che ciascun ragazzo autistico è un caso a sé e deve essere rispettato e preso in considerazione per quello che è. Ogni persona autistica ha i suoi tempi e le sue modalità e questo fa della categoria una delle più svantaggiate tra i diversamente abili perché troppo spesso questa unicità non viene presa in considerazione.

Non si può applicare una legge in maniera ottusa quando c’è una diversità riconosciuta, non si può fare sbrigativamente i burocrati sulla pelle di persone con una sensibilità particolare. E, soprattutto, non si può fare il dirigente scolastico se si ragiona con una tale aridità di mente e di cuore.

 

Irene Gironi Carnevale

 

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