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Un radio-dramma per insegnare agli autistici

radiodramma1Ogni esperimento è lecito se serve alla causa degli autistici. E dunque ben venga anche l’operazione che sta facendo il prof. Will Anderson che insegna alla Scuola di Televisione, Radio e Cinema della Central Michigan University.

In pratica la ricerca del prof Anderson indirizzata ai ragazzi autistici vuole sperimentare la possibilità di insegnare loro nozioni pratiche per la vita di tutti i giorni servendosi delle favole di Esopo in formato audio-dramma.

Se l’esperimento funzionerà, spiega Anderson, sarà uno strumento utile e sicuramente più economico visto che i costi di realizzazione di un audio dramma sono inferiori rispetto a quelli di un video.

Funziona così: gli insegnanti o educatori specializzati sottopongono ad Anderson alcuni problemi emersi durante il percorso delle attività e terapie che intralciano il lavoro o impediscono di raggiungere alcuni obiettivi. Lui insieme al suo staff costruisce un radio dramma “personalizzato” adattato a quella situazione ispirandosi a una favola di Esopo. Il professore, infatti, è convinto che quella che si chiama in psicologia “scrittura cognitiva” aiuti i bambini ad imparare a parlare e a comunicare.

In pratica è più facile imparare inserendo elementi apparentemente estranei ma più attraenti per chi deve apprendere. Questo perlomeno è quello che ho capito io dalle spiegazioni di Anderson che assimila il metodo a quello che per anni ha fatto la cosiddetta Educational tv.

E ora che ci penso mi viene in mente un piccolissimo Tommy, all’epoca anche un po’ iperattivo, particolarmente attratto dai cartoon di Pippo in particolare da uno in cui l’amico di Topolino tentava di imparare a giocare a golf. Una delle videocassette preferite viste tra un saltello e l’altro sui divani di casa. Eppure nel momento in cui Tommy si trovò realmente con una mazza da golf giocattolo in mano, colpì tranquillamente la pallina che avevamo messo vicino ai suoi piedini. Non c’entra niente con gli audio drama ma serve a comprendere che con gli   autistici che sembrano stare sempre altrove, l’apparenza inganna.


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