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#teppautistici fotografi in derive psicogeografiche all'Out Door Festival

Un saggio di situazionismo autistico. Un’ ardimentosa insegnante di storia dell’ arte riesce ad affascinare i suoi ragazzi al punto tale che l’ intera scolaresca di un liceo si accoda ai due compagni #teppautistici, sul filo delle loro derive psicogeografiche. I sensi sottili che segnano percorsi invisibili attraverso le nostre città comprendono anche un tracciato per autistici, percorrerlo per un neurotipico può essere un’ esperienza interessante.


ad8EYyt9Con la complicità di San Martino che mai, in questi primi giorni di Novembre, avrebbe fatto mancare il riaffacciarsi della sua miracolosa estate, Tommaso e Leonardo, due dei nostri #teppautistici fotografi, hanno deciso di passare alcune ore fuori dalla scuola, non certo per marinarla ma per fare una lezione di storia dell’arte proprio come piace a loro.

Via dunque i libri, dei quali nulla o quasi gli importa, per una avventurosa esplorazione del Quartiere Flaminio, così ricco di evidenze architettoniche e di tutte quelle opere della contemporaneità delle quali i nostri hanno già fatto esperienza diretta al MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo.


LE FOTO DELLA GALLERY SONO DI E DEI #TEPPAUTISTICI


Abbiamo già parlato di quanto gli autistici siano intrigati dall’arte, ebbene, dopo le esaltanti esperienze al MACRO, questi nuovi linguaggi se li sono andati a cercare non nei musei ma dentro gli spazi dismessi di una vasta area di archeologia industriale, aperta al pubblico in occasione dell’Outdoor Festival, il cui ingresso è situato al civico n. 7 di via Guido Reni.

Torniamo al racconto della nostra giornata, così intensa sensorialmente, tanto che i nostri #teppautistici fotografi hanno perfino coinvolto i loro compagni di classe che hanno voluto accompagnarli.

In perfetto ordine, sono usciti dal Liceo affidandosi a Tommaso, il #teppautistico capo, che hanno seguito disponendosi in un lungo e colorato serpentone e, al ritmo del suo passo adelante, si sono presentati davanti al cigolante portone di ferro di quella che era stata, nel 1916, la Reale Fabbrica di Armi, importante stabilimento per la produzione di munizioni e armi trasformata, successivamente, nello SMEEP, lo Stabilimento Militare di Materiale Elettronico di Precisione, un vasto presidio necessario alle operazioni belliche del momento, in gran parte conservato fino ai giorni nostri, che insiste entro un’area compresa tra via Flaminia, via dei Settanta e via del Vignola.

Ad accogliere i #teppautistici fotografi, armati di camera digitale ed i loro compagni di scuola, la curatrice dello spazio, Antonella Di Lullo, gentile ed accogliente ospite che ha guidato il gruppo nei Padiglioni di Francia, Norvegia, Spagna, Grecia, Olanda, Regno Unito, Brasile, Italia e Roma entro i quali si articolava la mostra, in un percorso di arte urbana, di street art, di installazioni e site specific, di veri e propri laboratori artistici work in progress.

Già da tempo i nostri #teppautistici fotografi, stavano facendo esperienze in classe e programmi di viaggi per l’imminente viaggio alla 59 Biennale Arte della città lagunare e stavano familiarizzando con gli artisti presenti nei Padiglioni internazionali più significativi dei Giardini, delle Corderie e dell’Arsenale.

Cosa migliore dunque se non sperimentare il modello della Biennale trasferito proprio a due passi dalla propria scuola?

“Here, now” è il tema di questa sesta edizione dell’Outdoor Festival, intrigante esortazione all’imersione, qui ed ora, negli spazi dell’altrove e la possibilità di esperire un’arte di relazione che ha preso forma attraverso incontri, happening, piattaforme di discussione ed altri eventi sociali. L’area è stata trasformata per l’occasione in un esteso laboratorio territoriale che ha fatto della sperimentazione e della contaminazione dei linguaggi delle arti una pratica comunicativa in costante dialogo con una rete di relazioni umane ed il tessuto sociale in cui si è manifestato, seppure l’area dismessa si fosse oramai connotata come linea di confine invalicabile nel contesto metropolitano.

“Here, now”, dunque, essere ed esserci ed i due #teppautistici fotografi con i loro compagni, ci sono davvero stati in quei Padiglioni fatti di ferro e vetro che avevano perso la propria originaria funzione industriale per accogliere l’arte e gli artisti, immergendosi in un tempo scandito dall’incessante susseguirsi di linguaggi ed in uno spazio dell’altrove che ha saputo catturarli in un horror vacui espresso dalla potenza generatrice delle linee e delle forme, dai vortici inquietanti, dalle metamorfosi cromatiche, dai vuoti subito mutati in pieni, o dagli spazi che avevano cambiato di segno e funzione.

Subito i #teppautistici fotografi e compagni, si sono fatti catturare dal dialogo serrato che gli artisti avevano intrapreso con l’architettura. Muri che si facevano carne, in una narrazione ora lirica, ora evocativa, ora dipanando il filo di una memoria personale, oppure esercitando l’arte del bricoleur con gli object trouvé, testimonianza antropologica ed identità passata di quegli spazi, vivificata proprio dal passaggio e dalla presenza dei ragazzi, sempre più affascinati da quella incredibile mostra di oggetti a loro sconosciuti perchè oramai fuori moda.

In perfetta sintonia con lo spirito dell’Outdoor Festival, Tommaso e Leonardo hanno saputo restituirci con il loro occhio fotografico le immagini di una esplorazione psicogeografica a partire dall’esperienza di un’area urbana in bilico tra l’archeologico-industriale e la sua rivitalizzazione attraverso nuovi apparati visuali.

Sembrerebbe proprio che i due #teppautistici fotografi abbiano abbracciato proprio quei procedimenti situazionisti e sperimentato quella auspicata deriva psicocogeografica di cui trattò Guy Debord,

Si sono spostati passando velocemente attraverso gli ambienti, in una decisa affermazione di un comportamento ludico-costruttivo di ben altra natura rispetto all’esperienza del semplice passeggiare, lasciandosi andare alle sollecitazioni ambientali, agli incontri surreali con gli oggetti casualmente trovati, coinvolgendosi negli intrighi degli spazi plastici, oppure in quelli cromaticamente e vorticosamente avvolgenti.

Decisamente un terreno passionale quello sul quale hanno mosso i loro passi Tommaso e Leonardo, visivamente ed emotivamente, che li ha indotti ad attraversare, con gratificazione e benessere la dimensione ludica che è propria dell’arte e a sperimentare sensorialmente quanto di più intrigante avesse offerto loro il Genius Loci con il quale subito sono entrati in singolare e preziosa amicizia.



ANNA MARIA PIEMONTE

(Insegnante Liceo Artistico Statale “Via di Ripetta”)

 

 

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