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Anche gli autistici hanno i nonni!

A volte sono proprio i nonni a farsi carico del nipote speciale, soprattutto quando la coppia dei genitori esplode e non riesce ad ammettere di avere “un problema”, al contrario altre volte sono proprio i nonni il peggiore ostacolo a iniziare una concreta presa di coscienza di un ragazzo in famiglia che non parlerà, che non è solo un po’ timido, che imbarazzerà gli amici di famiglia quando si sarà costretti a giustificare la sua stranezza. Nulla di tutto questo per Luca, il figlio di Marina Viola che in fatto di nonna è proprio fortunato, la sua è partita da Milano ed è venuta a trovarlo a Boston per il suo compleanno!


 

nonna


Come ormai da diciannove anni a questa parte, ieri è arrivata mia mamma da Milano per festeggiare con noi il compleanno di Luca. Questa volta è venuta con mia zia Milena, sua sorella e inseparabile compagna di vita.

Era da qualche giorno che ricordavo a Luca che la nonna avrebbe preso l’aereo e sarebbe arrivata, ma lui sembrava quasi non ascoltarmi. Mi azzittiva con un “ok” detto quasi sottovoce e un “go away and close the door” di seguito. Durante l’anno lui e mia mamma si sentono, ma non più molto spesso, via Skype, e le loro telefonate, che Luca vuole sempre fotografare, sono molto strane, dato che Luca non è molto capace di parlare. Le chiede subito di cantarle la canzone che piace a lui (‘Siam tre piccoli porcellin’), che lei gli cantava quando era piccolino, e non aspetta che finisca che le chiede ‘more!’.

Ieri mattina, quando Luca è sceso per fare colazione, gli ho detto che più tardi sarei andata a prendere la nonna e la zia in aeroporto, e che al suo rientro da scuola sarebbero state qui. Ma si sa, le persone autistiche non sempre esprimono i propri sentimenti come lo facciamo noi, per cui, a differenza di sua sorella Emma, che si è messa a ballare in cucina e urlare ‘Arriva la nonna!’, lui ha continuato a mangiare imperterrito i suoi fiocchi d’avena.

L’aereo è arrivato verso mezzogiorno, ma loro non sono uscite da quelle maledette porte automatiche che dopo un’ora perché mia zia è stata trattenuta, anche maleducatamente, da un poliziotto dell’emigrazione e interrogata manco fosse una terrorista dell’ISIS. Avevo temuto di non essere a casa in tempo per l’arrivo del pulmino di Luca, alle tre, ma invece siamo rientrate verso le due, loro stremate ma felici e io con i piedi a dieci centimetri da terra dalla felicità. Dopo le prime chiacchiere, fitte e emozionate, ci siamo messe in vedetta e da lontano abbiamo visto il pulmino avvinicarsi. “Vado io a prenderlo”, ha detto mia mamma, anticipando la gioia e l’infinito amore che Luca prova per lei.

Luca l’ha vista ed è come se avesse visto la Madonna: era quasi spaventato, tanto che non voleva scendere dal pulmino. La guardava e diceva “all done!’, che è il suo modo di dire che è troppo. Poi io e Mary, l’aiutante del guidatore, lo abbiamo convinto a scendere, togliendoli l’iPad di mano. Lei era in piedi di fianco alla portiera e lui è sceso con la lentezza che da sempre lo distingue e si è piazzato davanti a lei, più alto di dieci centimetri e ben più forte, con la sua giacca di pelle e il suo cappello da scommettitore di cavalli inglese. L’ha guardata per un attimo sfuggente nelle palle degli occhi e le ha dato un abbraccio che neanche Giulietta e Romeo. L’ha stretta forte e non voleva più mollarla, e nelle orecchie le ha sussurrato: “Siam tre”.

Mia mamma, senza perdere un secondo, ha cominciato a cantare: “Siam tre piccoli porcellin, siamo tre freatellin, mai nessun ci dividerà, rallalerolà”,

Mai nessun ci dividerà. Questa è la canzone che anni fa Luca scelse da far cantare a mia mamma (e non ci credo più al caso), che ha in sé quello che lui vorrebbe dirle: non c’è oceano che tenga, nessuno mai dividerà Luca dalla sua nonna, che da ieri alle tre non molla neanche per un attimo. Non ho mai assistito a un amore più forte di quello che esiste fra loro due: è come se Luca andasse in una specie di letargo e si svegliasse quando la vede. È come se non aspettasse che lei dall’anno scorso, cioé da quando lei è tornata a Milano. È come se lei avesse un segreto per entrare dento il cuore di Luca che non ci vuole svelare. È come se Luca fosse follemente e perdutamente innamorato.

Stamattina sono scesa per il caffè e Luca era seduto sulle ginocchia di mia mamma, braccia attorno al collo e testa sulle spalle. Sorriso incandescente e disarmate. lei cantava e lui in un brodo di giuggiole, sorrideva felice. Poi è arrivato il pulmino e Luca è scappato in cucina, perché oggi, per la prima volta dall’anno scorso a novembre, a scuola non ci voleva andare. Mia mamma, con la sua calma e la sua dolcezza, gli ha detto: “Luca, I’ll come out with you”, e lo ha accompagnato con la mano fino dentro il pulmino. Poi si sono baciati e lui è andato, contento ma anche un po’ triste.

Mia madre, rientrando in casa dice: “Il suo amore mi strappa l’anima”.

La capisco, strappa anche la mia.

MARINA VIOLA


Leggi Pensieri e Parole, il mio blog:
http://pensierieparola.blogspot.com
Marina Viola porta il quaranta di scarpe. Vive a Boston e ci fa il diario di quella che pensiamo essere l’ altra parte della luna. Che significa per noi autistici vivere negli Stati Uniti? Potete farle anche domande….

Le precedenti corrispondenze di Marina Viola da Boston

  • Questa è la sua storia: dal 1991, da quando cioé ha deciso di vivere con il suo fidanzato Dan. La loro prima casa era nel New Jersey, dove ha preso una minilaurea in grafica pubblicitaria. Ha tre figli: Luca, che ha quasi diciannove anni, ha una forma abbastanza drammatica di autismo e una forma strana di sindrome di Down; Sofia, che ha sedici anni ed è più bella di Liz Taylor, è un genio del computer e prende sempre cinque meno meno in matematica; Emma, che di anni ne ha solo otto, ma che riempie un silos con la sua personalità. Marina Viola odia le uova perché puzzano, ma per un maron glacé venderebbe senza alcun senso di colpa tutti e tre i figli. Ha una laurea in Sociologia presso Brooklyn College, l’università statale della città di New York. Da qualche anno tiene unblog in cui le piace raccontare alcuni momenti della sua vita. Ha scritto settimanalmente sul sito della Smemoranda (smemoranda.it) dell’America vista però in modo sarcastico e ironico.

A giugno del 2013 è uscito il suo primo libro, “Mio Padre è stato anche Beppe Viola”, edito da Feltrinelli. Nel suo secondo, “Storia del Mio Bambino Perfetto” (Rizzoli, 2014) racconta di Luca e dell’autismo.

 

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