Autismi & Autistici

Come spiegare anche ai figli "speciali" la strage di Parigi

La madre di un ragazzo autistico, probabilmente ad alto funzionamento, segnala la sua difficoltà a gestire l’ ansia del figlio, bombardato come tutti noi dal flusso di notizie angosciose che in questi giorni di attentati e stragi passano per i media. Su Autism Speaks è affrontato lo stesso problema e sono suggerite alcune strategie di contenimento.


 

“Mio figlio non capisce: ha solo paura”

“Basta video e immagini di stragi, di bombe,di uomini e bambini che imbracciano un fucile! Mio figlio ha pianto tutta la notte – racconta Imma, mamma di un ragazzo autistico – Se suona il telefono corre per dirmi ‘non rispondere, è una trappola!’. Siamo usciti per andare a scuola: l’ho lasciato a scuola con la promessa che nulla gli accadrà,.che a scuola non arriveranno gli uomini con la barba lunga. Si è svegliato alle 3 con il terrore negli occhi di un brutto sogno. Col pensiero che anche i bimbi sono neri e sparano. Tv e internet sono pieni di immagini che mostrano sangue e crudeltà. E Antonio non  riesce ad elaborarle, né a capacitarsi, nulla lo consola e nulla lo distoglie. Non c’è spiegazione comprensibile per lui, c’è solo paura e l’inquietudine. Io non ho parole esaustive per fargli comprendere tanta disumanità e lui continua a chiedersi perché. E a chiedere conferma che a noi tutto ciò non capiterà, che a scuola non arriverà nessuno, che la nostra casa non esploderà, che all’uscita di scuola io sarò lì come tutti i giorni”.


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A questa mamma e a tante altre saranno forse utili i consigli che Autism Speaks, organizzazione internazionale per l’autismo, fornisce ai genitori dei ragazzi con autismo: Asperger, vogliamo specificare e ribadire, perché solo questi si porranno il problema di cosa è accaduto a Parigi. “Gli individui con disturbi dello spettro autistico tendono ad essere curiosi, cercando di saperne di più su argomenti di loro interesse – spiega Autism Speak – E mentre cercano la loro sit-com preferita,  è probabile che siano esposti ad alcune informazioni”. Ecco il perche di questi “suggerimenti, che servono per aiutarvi a organizzare le informazioni sulla tragedia”.

Il primo consiglio è quindi di parlarne: e parlarne prima che lo facciamo gli altri. Innanzitutto, “è importante capire cosa sanno” i figli, interrogandoli, ascoltandoli o semplicemente osservandoli. Poi, “quando si introduce il problema, iniziare con le strategie che avrebbe funzionato per tutti i bambini: presentare i fatti, ma non concentrarsi troppo sui dettagli dolorosi; utilizzare un vocabolario chiaro e diretto; raccontare le emozioni che gli altri sono probabilmente vivendo”. Non tacere e non nascondere, insomma, ma semplificare e adattare l’informazione, discutendo anche di “come voi e il vostro bambino potreste rendere la situazione migliore: i bambini infatti si sentono meglio se possono fare qualcosa per gli altri”. Occorre però anche essere pratici e “mostrare strategie come chiudere la porta, oppure fare esercitazioni di sicurezza, spiegando a cosa servono”.

Il secondo consiglio riguarda il linguaggio: “comunica nello stile preferito”, ricorrendo anche a storie e disegni. Autismo speaks fornisce anche uno schema, che ciascuno potrà personalizzare, per organizzare le informazioni ma anche “legittimare” le emozioni: “E’ successo qualcosa di molto triste. Quando una persona muore, il corpo smette di funzionare. Molte famiglie sono tristi perché non potranno più vedere quelle persone. La gente piange perché è triste. E’ normale essere tristi e piangere quando qualcuno muore. Quando qualcuno muore, possiamo dire ‘Sono triste di sentire queste notizie’”. E’ importante anche individuare insieme strategie e attività per superare la tristezza e “sentirsi meglio”.

Il terzo consiglio riguarda l’attenzione a ciò che accade al ragazzo: può succedere che parli troppo di morti, oppure che “metta in scena” la tragedia attraverso il gioco. “Può essere questo il modo – spiega Autism Speaks – per elaborare immagini e pensieri che il ragazzo non comprende e per mettere nella realtà un po’ di ordine”.

Il quarto consiglio riguarda il ricorso alle reti di sostegno. “Scopri quali altre famiglie stanno facendo o dicendo. Resta connesso ai gruppi di sostegno e alle varie reti on-line, eventualmente selezionando le strategie più adatte al tuo caso”. Al tempo stesso, occorre aumentare le relazioni con lo psicologo e l’insegnante, per vedere se notano cambiamenti nel ragazzo e nelle sue routine”.

Infine, “osservare i cambiamenti”, ascoltare con attenzione e guardare che cosa il bambino fa. “Le interruzioni di routine possono rappresentare il suo modo di comunicavi la propria difficoltà. Non stupitevi se vecchi comportamenti problematici riaffiorano per un breve periodo di tempo: i cambiamenti possono essere un segno di preoccupazione. Durante questo periodo , il vostro bambino può avere bisogno di maggiore sostegno anche nelle attività di routine”.

Si tratta, evidentemente, di consigli molto semplici e di buon senso, che valgono per tutti i genitori che in questa circostanza, come in altre, si interrogano su come comunicare ai figli ciò che accade nel mondo. Non valgono, lo ribadiamo, per i tanti autistici che da tutto questo non vengono toccati, né tanto meno turbati.

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