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Ci mancava lo "sgabuzzino" di sostegno…

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Ci risiamo: ecco che spunta l’ennesima aula di sostegno. No, nemmeno un’aula: stavolta è uno sgabuzzino, con un “tappeto lurido e mezze finestre”. La foto dice molto, anche se è sfocata, scattata in fretta da una mano agitata, evidentemente, dal poco tempo e dalla tanta rabbia. Il resto lo dice Cristina, autrice della foto e mamma di Alessio, otto anni, una paralisi cerebrale che lo fa stare su una sedia a ruote e gli procura diversi altri problemi. La sua denuncia la spara in rete, ieri, al ritorno da un “blitz” alla scuola del figlio: “Arrivo a scuola di mio figlio senza preavviso e trovo davanti ai miei occhi questo lager…..Aula di sostegno scuola elementare Pirgotele Casalpalocco. Aiutatemi, amici di FB…aiutatemi ad urlare il nome di Alessio affinché anche lui abbia una stanza decorosa, pulita ed accogliente e a far in modo che non perda la sua dignità di bambino”. Dalle 12.30 di ieri alle 12.30 di oggi, oltre 50 mila condivisioni solo su Facebook, oltre a un numero altissimo di commenti, unanimi nel condannare quella che a tutti pare un’ingiustizia, una violenza, un sopruso.

Non siamo pronti ad avere studenti disabili”.

Il ministero al lavoro, la preside assente e la solidarietà “dal basso”.Stiamo lavorando al caso – ci risponde stamattina l’ufficio del sottosegretario del ministero dell’Istruzione Faraone – Vi faremo sapere non appena avremo chiarito la situazione e trovata una soluzione”. Intanto è scattata invece la “solidarietà dal basso”, come ci ha riferito poco fa Cristina: “Mi stanno arrivando centinaia di messaggi e di telefonate: tanti genitori, ma anche municipio, insegnanti e scuole che dicono di voler accogliere Alessio. Le istituzioni, invece, non stanno facendo nulla – denuncia la mamma – La preside è assente da due mesi, l’ho vista solo una volta, il 14 settembre. Non faccio che chiedere appuntamenti, che vengono regolarmente rinviati”. Perché i problemi, precisa Cristina, non sono iniziati ieri: “E’ dall’inizio dell’anno che la scuola si mostra impreparata ad accogliere mio figlio. Tante volte, l’ultima stamattina, mi hanno detto ‘non siamo pronti ad avere ragazzi disabili‘, avrei voluto registrarli. Il primo giorno di scuola non c’era insegnante di sostegno né insegnante di classe. Per tutto il primo mese ho dovuto tenere mio figlio a casa, perché non c’era nessuno a seguirlo e assisterlo”.

alessioLo cambiano in palestra, ma lui ha una dignità”

Poi, quando finalmente Alessio ha iniziato ad andare a scuola, uno dei problemi principali è stato quello dell’igiene: “la scuola, nonostante tante promesse e i quattro incontri preparatori che avevamo avuto prima dell’inizio dell’anno, on aveva uno spazio per cambiarlo. Alessio veniva cambiato in palestra, su un lurido tappeto, davanti ad altri ragazzi che facevano ginnastica o giocavano a basket. Ho chiesto a gran voce che venisse rispettata la dignità di mio figlio, ma nessuno ha mai risposto al mio appello”. Cristina ci segnala anche un altro episodio, accaduto alcuni giorni fa: “Mio figlio ha avuto una crisi epilettica, come a volte gli accade: nessuno a scuola sapeva che fare, l’insegnante si sostegno è stata presa da una crisi di panico: mi hanno telefonato e mi sono scapicollata: ecco, questo è indice di quanto la scuola sia pronta ad assistere mio figlio”.

Lo “sgabuzzino” che fa traboccare il vaso…

sgabuzzinoL’ultima prova di questa “impreparazione” Cristina l’ha avuta ieri, “quando sono andata a scuola senza preavviso e ho scoperto questo sgabuzzino, che chiamano aula di sostegno”. Cristina chiarisce che “diversamente da quanto riportato da alcuni giornali, mio figlio non era solo, ma con l’insegnante di sostegno. E che probabilmente è vero, come oggi si difende la scuola, che non trascorre lì tutto il tempo: ma per me è indifferente, non posso pensare che mio figlio passi lì neanche qualche minuto. E’ uno spazio indecente, sporco, piccolo, chiuso. Io capisco la necessità di farlo uscire ogni tanto dall’aula – continua – ma deve avere uno spazio adatto in cui andare. Non uno sgabuzzino con un tappeto buttato per terra: lo stesso su cui viene cambiato ogni giorno”.

E Alessio sta a casa

“E’ un grande problema per me e mio marito, entrambi assistenti di volo e genitori anche di un altro bambino di 6 anni, che fortunatamente frequenta un’altra scuola. Ma io non posso portare Alessio a scuola in queste condizioni. Spero che qualcosa si muova, a livello istituzionale: otto mamme hanno testimoniato e denunciato la storia di Alessio all’Ufficio scolastico regionale: attendiamo fiduciosi e certamente rincuorati almeno dalla grande solidarietà che stiamo ricevendo”.

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