Autismo nel mondo

Tifoso autistico tra gli spalti, “farsi riconoscere”. Arriva il kit

 

Seattle Seahawks fans celebrate after their team defeated the Denver Broncos in the NFL Super Bowl XLVIII football game in East Rutherford, New Jersey, February 2, 2014. REUTERS/Eduardo Munoz (UNITED STATES - Tags: SPORT FOOTBALL TPX IMAGES OF THE DAY) Picture Supplied by Action Images

Allo stadio per tifare la squadra del cuore, con il proprio autismo ben manifesto e riconoscibile, perché questo è l’unico modo – pare – per ottenere comprensione e magari anche un po’ di sostegno. L’idea è venuta a una organizzazione di Seattle, al “A-OK Autism”, che l’ha messa in pratica insieme a una squadra di football, Seattle Seahawks, coinvolgendo lo stadio CenturyLink Field, sempre di Seattle. In che consiste?

Agli spettatori con autismo sarà consegnato un kit

che li aiuterà a seguire più serenamente la partita: cuffie per attutire i rumori, tappi per le orecchie, giochi sensoriali, uno schema dettagliato del gioco. Ma soprattutto un cartellino identificativo con la scritta “I’m A-OK”, che permetterà agli altri spettatori di riconoscere i tifosi con autismo e di essere quindi più disponibili e pazienti, se necessario.

Perché questa è la convinzione del Centro per l’autismo di Tulsa, dentro cui è nata l’organizzazione “A-OK Autism”:

le persone con autismo devono innanzitutto identificarsi, farsi riconoscere.

“Poiché l’autismo è una disabilità invisibile – spiegano i promotori – è importante che queste persone abbiano una propria identificazione e siano riconoscibili. Per via della mancanza di un appropriato senso del pericolo, infatti, le persone con autismo sono più facilmente vittime di violenza o di offese non intenzionali. Oltretutto – aggiungono – l’identificazione aiuta li genitori  a sentirsi più tranquilli nei luoghi pubblici: più le altre persone sono consapevoli della disabilità, più saranno comprensive e di aiuto verso queste famiglie”.

Questo “kit del tifoso” è solo la prima delle “tante piccole cose che sappiamo di poter fare per i nostri fans con autismo”, dicono i responsabili della squadra partner dell’iniziativa. Ed è un esempio di quanto lo sport possa essere luogo di inclusione, quando incontra il volontariato per costruire idee e progetti. La Seattle Seahawks è stata contattata, nel luglio scorso, da Jennifer Sollars e Michelle Wilkerson, cofondatrici del Centro per autismo di Tulsa: la Seahawks è infatti nota per l’impegno con cui, insieme alla sua associazione, cerca di costruire una cultura e una consapevolezza dell’autismo. “I genitori lavorano instancabilmente per fornire istruzione adeguata, terapie e sostegno ai loro bambino con autismo, in modo che possano diventare indipendenti – spiega Michelle Wilkerson – ma ci siamo resi conto che ancora tanti, nella comunità, non comprendono le loro esigenze specifiche e vanificano così i loro sforzi. Ecco perché abbiamo pensato di aiutarli: e questo non è che uno dei tanti modi per farlo”.

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